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Regno Unito in crisi, America in shutdown e Trump vuole uscire dalla Nato. Eccolo il populismo

Il presidente degli Stati Uniti in privato parla di lasciare l’Alleanza atlantica e spesso impone queste idee in politica

16 Gennaio 2019 alle 06:09

Regno Unito in crisi, America in shutdown e Trump vuole uscire dalla Nato

Donald Trump all'ultimo vertice della Nato a Bruxelles, luglio 2018. Foto LaPresse

New York. Il presidente americano Donald Trump ha detto più volte ai suoi collaboratori alla Casa Bianca nel corso del 2018 che vuole uscire dalla Nato, scrive il New York Times (i giornali americani in questo periodo sfornano ogni tre giorni quelli che un tempo sarebbero stati i pezzi dell’anno). Trump ne parlò anche prima e dopo il vertice Nato di luglio, quello in cui trattò malissimo gli altri paesi membri a cui toccò abbozzare perché l’America è pur sempre la chiave di volta che da settant’anni regge tutta l’Alleanza atlantica. Ora sappiamo che Trump dice in privato al suo staff che per lui “non ha senso restare dentro la Nato”.

   

Sono gli effetti dell’onda lunga populista cominciata nel 2016 e ora li vediamo diventare concreti. In questo momento le due democrazie più antiche del mondo, il Regno Unito e l’America, sono paralizzate dalle crisi politiche provocate da due idee squisitamente populiste, la Brexit e la grande muraglia anti immigrati. Il Regno Unito in stato confusionale discute come uscire dall’Unione europea senza però trovare una posizione soddisfacente (del resto come potrebbe trovarla, la scelta è tra sfumature diverse di disastro), l’America è al ventiquattresimo giorno di shutdown del governo – record senza precedenti storici – perché Trump non vuole abbandonare la promessa elettorale di costruire una barriera lungo i tremila chilometri di confine con il Messico. In realtà nel 2016 i suoi speechwriter inserivano l’elemento muro nei suoi discorsi soltanto per ricordargli di trattare sempre e senza essere noioso il tema immigrazione, che ha una presa forte sugli elettori. Doveva funzionare come una figura retorica per ricordare a tutti che il candidato Trump era il più forte contro gli immigrati. Pensa di costruire un grande muro! Due anni più tardi quella proposta nata soltanto per far parlare i media e ottenere un ritorno di pubblicità gratuita è diventata la linea ufficiale del governo americano e il presidente non vuole indietreggiare anche se non ha i voti al Congresso che gli sarebbero necessari per ottenere i fondi. I democratici non intendono cedere – perché dovrebbero regalare a Trump un’arma elettorale per il 2020, dopo avere appena vinto di prepotenza le elezioni di metà mandato? – i repubblicani sostengono che la mancanza di un muro è “un’emergenza nazionale” anche se il flusso degli immigrati da sud non è mai stato così scarso come in questi anni.

Il risultato è che l’America è in stallo, come succede quando una forza incontrastabile incontra un oggetto inamovibile. 

  

Quando si dice che la Russia è molto favorevole ai partiti populisti perché seminano il caos e sfasciano le istituzioni che hanno garantito per decenni la stabilità e il benessere ci si riferisce a questo tipo di situazione. La dottrina del presidente russo Vladimir Putin sostiene che non è necessario essere più forti dei propri avversari – del resto la Russia postsovietica non può permetterselo, ha un’economia troppo debole – se riesci a trascinare gli avversari giù al tuo livello. L’America e l’Unione europea in crisi politica permanente sono un sogno che si avvera per l’apparato putiniano che da vent’anni governa a Mosca. Per ora qui si scrive che “la Russia è molto favorevole al populismo” perché ancora ci sono molte cose da scoprire, ma non si sta parlando di una generica simpatia politica russa verso i partiti che vogliono scardinare Unione europea e Nato. La Russia aiuta attivamente questo piano di destabilizzazione e anche se ancora non sappiamo con quale grado di coinvolgimento e di successo ci sono già molte prove – a partire dal fatto che l’intelligence russa nel 2016 violò i computer della campagna democratica e di quella del candidato Trump, ma fece uscire soltanto il materiale sottratto ai democratici per danneggiarli. Difficile non ricordare che soltanto una settimana dopo il vertice Nato ci fu la conversazione di due ore faccia a faccia a Helsinki tra Trump e Putin e il presidente americano rifiutò di dire persino ai suoi collaboratori più stretti di cosa aveva parlato con il russo, secondo uno scoop del Washington Post. Chissà se l’argomento eliminazione dell’Alleanza atlantica fu toccato.
Il presidente americano vuole uscire dalla Nato e per ora ne parla soltanto in privato, perché poi in pubblico entra in funzione il cordone sanitario di ex generali e consiglieri che si occupa a tempo pieno di rassicurare il resto del mondo. Eppure sappiamo che non c’è copertura che tenga, alla fine sono le idee personali di Trump a prevalere. A dicembre con un paio di tweet ha gettato via tutti i piani a lungo termine dell’America in Siria, gli stessi piani che i suoi sottoposti avevano descritto agli alleati per mesi come se fossero ormai sicuri, e a un mese di distanza ancora non sappiamo con certezza se gli americani alla fine abbandonano i curdi nella Siria orientale e quando. In teoria il termine indicato da Trump scade fra due giorni, in pratica non un solo soldato americano è già tornato a casa perché lasciare il campo con troppa fretta è pericoloso. E’ un altro caso di populismo contro realtà. Tuttavia, il cordone sanitario che circondava Trump nei primi due anni di mandato ormai si è assottigliato, molti se ne sono andati via o sono stati cacciati, e chi è arrivato dopo è in difficoltà.

Daniele Raineri

Daniele Raineri

Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Ora scrivo da New York. Sono stato inviato al Cairo per seguire il Medio Oriente da vicino. Ho lavorato in Afghanistan, Iraq, Pakistan e Siria. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    16 Gennaio 2019 - 09:09

    Il populismo è nato in Europa, a sinistra, contro Bush dopo l'Iraq, contro Blair (da sinistra) e contro Berlusconi. È nato a sinistra in America con Obama. Il Populismo è nato come movimento di massa di sinistra (con tanta felicità di Russi, Iraniani e Turchi - tutti regimi di brava gente, no?) facendo perno su slogan imbecilli Anti-americani, Anti-colonialisti, Anti-capitalisti, Anti-Banche, Anti-ricchezza, Anti-Israele. L'unico PRO- che li univa tutti: Pro-Palestina. Stiamo solo vivendo un sano giro di boa in America. In Europa invece (dove gli ebrei tornano a fare le valige) va tutto a rotoli sfasciato da una crisi di leadership aberrante che dura da 20anni. La Brexit è sintomo di miopia europea più che di malessere della democrazia inglese. Infine: la NATO va riformata, la Turchia ne deve uscire, Israele deve entrare, e l'Europa divrebbe desiderarlo più dell'America. Invece...

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    • m.pascucci

      16 Gennaio 2019 - 16:04

      No, mi dispiace Tamara, ma il populismo non ha un'etichetta di destra o di sinistra. Il populismo è trasversale. E nel nostro piccolo caso, di esempi di leader populisti che nulla hanno a che vedere con la sinistra ne abbiamo a iosa. Uno qualunque? Lo stesso Berlusconi che Lei cita come vittima, e che invece ha fondato la sua ascesa politica su una comunicazione televisiva vuota di contenuti e piena di messaggi terra terra fatti apposta per la "gente" che poi lo ha votato.

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      • tamaramerisi@gmail.com

        tamaramerisi

        16 Gennaio 2019 - 18:06

        Berlusconi non è vittima, noi Italiani che lo hanno votato lo siamo stati: vittima anche sua, e delle sue orrende televisioni, che continuano ad alimentare ignoranza. Su questo le do pienamente ragione. Su populismo anche le do ragione: ho solo detto "cominciato" a sinistra. Non riesco a capire come si possa paragonare Trump e America al totale disfacimento democratico in corso in Italia, e presto in Francia, e poi... Questo non lo capisco. Il Muro: il muro in America è quello innalzato per partito preso (!) contro Trump. Sono solo io, non ho la pretesa di capire il mondo, ma pretendo che si cerchi di spiegarmelo con un maggiore senso di responsabilità di quanto intuitivamente vedo, anche nel Foglio, dove molto di Trump viene decontestualizzato.

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        • branzanti

          16 Gennaio 2019 - 21:09

          Neanch'io penso di poter capire il mondo o di spiegarlo tuttavia su Trump mi permetto, per la stima che Le porto, di affermare qualcosa. Il sistema americano non mi sembra tanto più solido dei traballanti paesi europei considerando che Trump sta bloccando l'attività di governo per un capriccio che comincia ad essere visto negativamente da una larga maggioranza. Su di lui si addensano ombre sempre più allarmanti per i rapporti con Mosca, che spiegherebbero anche scelte assolutamente incomprensibili (Siria, Nato, rapporti con gli alleati). Le pseudoguerre per dazi hanno provocato danni già evidenti. E la sua persona si mostra ogni giorno più inadatta al ruolo. Io capisco la sua contrarietà ai liberal ed alle loro posizioni, ma Trump ha rappresentato una deviazione lacerante dal percorso del paese, basandosi su un populismo falso e di pancia, rivolto ai peggiori istinti di chi lo ascoltava. E provocando un sussulto che potrà essere assorbito solo in tempi lunghi.

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    • branzanti

      16 Gennaio 2019 - 11:11

      Non è, mi permetta, l'Europa che vuole archiviare la Nato ed all'ultimo vertice, per questo, ha sopportato dileggi al limite dell'umiliazione. Chi vuole superarla, non riformarla è qualcun altro e la domanda che sorge è se sia guidato soltanto da assoluta mancanza di capacità strategica o se subisca le, come dire, "pressioni" dall'esterno. A Breznev redivivo brillerebbero gli occhi. Ed oggi in Italia il populismo ha soprattutto una connotazione di destra e gli esponenti di questo governo, su cui Lei ed io condividiamo il giudizio, non mancano di esprimere giudizi entusiastici su Trump. Infine sulla Brexit l'Europa ha certamente commesso errori, ma la classe politica britannica sembra aver perso il raziocinio. Mi auguro che non ci siano tories che pensano di perdere le elezioni e passare il cerino a Corbyn, perché l'idea di averlo premier è agghiacciante.

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      • tamaramerisi@gmail.com

        tamaramerisi

        16 Gennaio 2019 - 18:06

        Corbyn sará presto al Governo. È agghiacciante. Lo è il fatto che molti labour di spessore (intellettuale forse, ma non umano) ci vadano a nozze. Il populismo italiano (e francese) è destra e sinistra insieme. Il populismo americano è liberal. Il razzismo è sia di destra che di sinistra sia bianco che nero. Il Presidente UsA è un'istituzione per definizione costituzionalmente "popolare". Brexit? Responsabilità 50/50 UK e EU. Una catastrofica disfatta.

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        • branzanti

          16 Gennaio 2019 - 21:09

          Mentre scrivo la May ha ottenuto la fiducia e la premiership di Corbyn è rinviata, ma resta agghiacciante. Per il resto sono molto d'accordo su tutto (anche in Usa però il populismo è bipartisan).

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