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Asia Bibi e il cappio islamista

Assolta da ogni colpa, la donna è ostaggio dei fondamentalisti. Il governo pachistano costretto a scendere a patti con gli estremisti per fermare le manifestazioni in piazza e salvare se stesso

6 Novembre 2018 alle 06:14

Asia Bibi e il cappio islamista

Foto LaPresse

Roma. L’avvocato di Asia Bibi, Saiful Mulook, braccato dalla furia islamista che gli ha promesso una fine orrenda – e per questo scappato dal Pakistan con pochi effetti personali chiusi in un sacchetto – si dice certo che l’accordo siglato venerdì tra i fondamentalisti e il governo per rivedere la sentenza con la quale la Corte suprema ha concesso la libertà alla madre di famiglia cattolica condannata a morte due volte per blasfemia, sia tattico. Ai radicali serviva qualcosa da esibire alla stregua di un trofeo – in questo caso, il divieto di espatrio – e l’esecutivo voleva lo sgombero delle strade e la fine delle manifestazioni. L’esito della vicenda, però, stando sempre alle parole dell’avvocato difensore, non cambierà: “C’è un cinque per cento di possibilità che la petizione venga accolta, cioè nessuna”, ha detto al Corriere della Sera domenica. La pensa così anche Wilson Chowdhry, presidente della British Pakistani Christian Association, che dice al Foglio: “In Pakistan tutto è possibile, lo stato di diritto è debole. Il fatto stesso che la petizione sia stata ascoltata è un qualcosa che va oltre l’autorità del Parlamento allo scopo di contestare un verdetto della Corte suprema. Tuttavia, noi dell’associazione crediamo si tratti solo di uno stratagemma per far cessare le proteste e consentire l’arresto dei principali responsabili dei disordini”.

 

Nella notte tra domenica e lunedì, infatti, le forze dell’ordine – sempre più insofferenti per la propaganda di Tehreek Labbaik Pakistan (Tlp), il partito che predica forca e Corano – hanno compiuto diversi raid nelle città pachistane arrestando centinaia di uomini “sospettati di aver ferito poliziotti e d’aver danneggiato la proprietà pubblica e privata”, ha fatto sapere il portavoce della polizia del Punjab. In prigione sarebbero finite più di mille persone, ma i numeri ballano e una stima oggettiva è difficile averla. Una controffensiva che ha scaldato di nuovo gli islamisti, al punto che uno dei leader del Tlp ha denunciato che “il governo aveva accettato di rilasciare la nostra gente, ma invece ha lanciato una repressione. Usano l’accordo arrestando i nostri anziché i miscredenti, e questo sarà dannoso per la pace”, ha aggiunto per rendere più chiaro il messaggio. L’ordine che ha fatto scattare i blitz notturni sarebbe giunto direttamente dal ministero dell’Interno, i cui vertici sono preoccupati dall’instabilità che si paventa dietro ai cortei e agli slogan urlati affinché Asia Bibi sia eliminata. Allo stato, la donna – assolta da tutte le accuse, come stabilito dalla Corte suprema la scorsa settimana – è ostaggio del sistema: è libera ma non può lasciare il Pakistan. E’ in un luogo segreto, sorvegliata, fanno sapere i famigliari che intanto si appellano agli Stati Uniti, alla Gran Bretagna e al Canada perché si attivino e le concedano l’asilo politico. Gli estremisti non sono solo quelli che si vedono berciare nelle strade, alzando il più possibile cartelli con nodi scorsoi affiancati all’ormai nota vecchia foto di Asia Bibi. Sono anche i persecutori in guanti bianchi, avvocati e giuristi. Come Chaudhry Ghulam Mustafa, che assicura con una gelida e ostentata serenità che “ci batteremo e useremo ogni risorsa legale per garantire che sia impiccata”.

 

Wilson Chowdhry non è per nulla stupito dalla china che hanno preso gli eventi: “Il fatto che il paese sia paralizzato dai rivoltosi è normale, visto che per decenni è stato consentito agli estremisti di dirottare il Pakistan nella direzione da loro voluta. I precedenti governi sono naufragati a causa della mancanza di sostegno da parte dell’esercito. Imran Khan, l’attuale primo ministro, gode invece del supporto delle Forze armate. A mio parere, le ha ascoltate prima di decidere come risolvere questo problema. Gli arresti delle ultime ore e i procedimenti penali minacciati potrebbero indicare che il Pakistan è pronto a scalzare i mullah e a ripristinare la democrazia. Tuttavia, queste mosse non si basano su una presunta ideologia filo-occidentale di Khan, ma sulle pressioni esercitate sul Pakistan dalle nazioni occidentali, pronte a chiudere i rubinetti degli aiuti esteri e a privare Islamabad del regime speciale di incentivazione per lo sviluppo sostenibile e il buon governo di cui gode nei rapporti con l’Unione europea”, aggiunge Chowdhry. Resta il problema dei cristiani in carcere perché accusati di blasfemia. Quanti siano è incerto: “   Più di dieci, ma il numero preciso non si conosce”.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    06 Novembre 2018 - 08:08

    Forse si può fare un accostamento fra il populismo politico dei "vaffa" grillini, dei "no TAV", dei no Tap o dei no Muos e quello politico-religioso dell'Islam integralista "No Bibi". Basti pensare alla legge che abolisce la prescrizione dopo il primo grado di giudizio per cui se si viene condannati puoi anche non uscire più di galera per anni e anni. Come ha detto la Buongiorno una vera e propria bomba nucleare fatta scoppiare dall'Integrillismo nel cuore della giurisprudenza.

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