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L’immigrazione non è più un allarme? Cosa si è perso Salvini al vertice europeo

Il “grande accordo” dell’Italia-che-si-fa-sentire non sta funzionando. Tra dublinanti, guardie costiere e centri per i rimpatri

12 Ottobre 2018 alle 19:52

L’immigrazione non è più un allarme? Cosa si è perso Salvini al vertice europeo

Una manifestazione a Parigi in supporto della nave Aquarius. Foto LaPresse

Milano. I ministri dell’Interno dell’Unione europea si sono riuniti oggi a Lussemburgo per discutere di immigrazione – riforma di Dublino, guardia costiera, rimpatri, implementazione degli accordi presi prima dell’estate. La materia è delicata anche se i politici di oggi amano strattonarla, di passi avanti ce ne sono sempre pochini, ma oggi sarebbero stati comunque difficili: molti ministri rilevanti non c’erano. Mancava il coriaceo Horst Seehofer, il tedesco che dice che l’immigrazione è la “madre di tutti i mali” dell’Ue: assente giustificato (domenica si vota nella sua Baviera, il suo partito, la Csu, pare destinato al risultato peggiore della storia). Non c’era nemmeno Gérard Collomb, ministro francese dimissionario: la sua sostituzione sta impantanando l’Eliseo in un rimpasto complicato, la sua assenza era inevitabile. Non c’era nemmeno il ministro italiano, Matteo Salvini, che ha mandato al proprio posto il sottosegretario Nicola Molteni: era già stato deciso così da tempo, fanno sapere dal ministero, agenda fitta, altri impegni. Succede, anche se l’immigrazione è da sempre priorità di Salvini, anche se l’immigrazione-invasione è un’emergenza, dice lui, anche se è forte la voglia di far sentire la propria voce in Europa. Per di più in questi ultimi giorni abbiamo sentito parecchio discutere di dublinanti – i migranti che vengono rimandati al primo paese d’ingresso nell’Ue, secondo le regole di Dublino – con crisi diplomatica sfiorata con la Germania. Un confronto sarebbe utile, forse addirittura necessario, visto che il governo italiano insiste da mesi sull’urgenza della cosiddetta “emergenza” immigrazione e questi incontri servono a preparare i compromessi a venire. Per di più, il “grande accordo” dell’estate, quello in cui l’Italia s’è-fatta-sentire, piegando gli altri paesi europei al proprio diktat, non sta andando affatto bene, e se è vero che in gioco c’è la sovranità italiana, come dice il governo, l’assenza di Salvini è ancor meno giustificata.

  

I dublinanti: il governo Conte ha detto che non avrebbe ripreso indietro nessun migrante dai paesi di secondo ingresso, al punto che questi paesi – Francia e Germania in particolare – hanno deciso di fare accordi con i paesi di primo ingresso, Grecia e Spagna, che invece i dublinanti hanno detto di volerli accettare (sono queste le regole, finché non si cambia Dublino: e il governo italiano non vuole cambiarlo). Ma come è stato appurato, i dublinanti arrivano, i charter dalla Germania partono e arrivano in Italia, non di nascosto ovviamente. Anche se in numero ridotto: secondo i dati Eurostat e del Viminale, dei 10.748 dublinanti dalla Germania nel 2018, ne sono stati ripresi 1.692, tra gennaio e giugno. Pochi appunto – le regole non esistono, esistono solo le eccezioni – ma non nessuno. Oggi il Financial Times ha raccontato poi che i piani per rimpatriare i migranti in nord Africa e per potenziare la guardia costiera ai confini esterni dell’Ue sono “in difficoltà”. Il passaggio da 1.300 a 10 mila guardie costiere previsto per il 2020 non ha raccolto consensi, ma è rilevante per l’Italia perché la guardia potrebbe avere poteri intrusivi nei paesi di primo ingresso con conseguente isolamento del resto dell’area Schengen. Le “piattaforme di sbarco”, come sono definiti i centri per il rimpatrio, non sono mai piaciute ai paesi africani che dovrebbero ospitarle, e molti diplomatici sono convinti che queste iniziative vadano concordate a livello bilaterale e con una certa riservatezza, altrimenti non funzionano. Si sta poi discutendo di un’altra formula per la redistribuzione dei migranti: “La solidarietà obbligatoria”, che però non significa che c’è un obbligo di accogliere i migranti relocalizzati. La solidarietà si può esprimere offrendo sostegno tecnico o denaro, non accogliendo persone. Di questo si discuterà al vertice della settimana prossima, ma poiché l’Ue è già in clima elettorale, è facile immaginare che d’ora in avanti sentiremo parlare molto di emergenze, di diritti sui propri confini, di interessi nazionali e sovrani, ma non di proposte concrete: la finestra d’opportunità sulle riforme migratorie forse è già chiusa.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    12 Ottobre 2018 - 23:11

    Salvini lo si è lasciato vincere per deficenza celebro lesa. Il paragone tra i 1600 migranti reintrodotti via aerea e i 9000 al giorno fatti entrare per interesse fanno il risultato elettorale di marzo. Salvini vive di rendita e se l’alternativa non si trova per la confusione che a sinistra e non solo vediamo, Salvini metterà i gradi veri e non quelli di prova su maglietta nera e stellette bianche alla marinara. Qui non si tratta di mancanza di strategia qui siamo di fronte ad una incapacità ad agire e ritrovare una identità inserita nel contesto in cui si vive. Il punto economico dei due lo si rivela lasciandoli lavorare per farli impiccare da soli. Il caso Alitalia per come esposto finora ne è un esempio da non sottovalutare. Sono talmente statalisti che D’Alema sembra un chierichetto da oratorio.

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  • Daria

    12 Ottobre 2018 - 22:10

    Gentile scrittore dell'articolo...credo che denigrare il ministro Salvini perché in 4 mesi non ha ancora fatto sparire magicamente l'immigrazione clandestina, alimentata per 5 anni dal governo precedente, non mi sembra corretto. Se poi i suoi commenti sono dovuti a fini politici, alzo le mani.

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