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Viaggio a Lione, la culla del macronismo che la destra sta provando a colonizzare

Nella città che Gérard Collomb ha trasformato in un maxi-polo di attrazione culturale e industriale è nata l'università sovranista di Marion Maréchal

8 Luglio 2018 alle 06:00

Viaggio a Lione, la culla del macronismo che la destra sta provando a colonizzare

Marion Maréchal (foto LaPresse)

Parigi. A Lione, si dice che il “macronismo” sia nato vent’anni prima dell’irruzione di Emmanuel Macron nella scena politica francese, che il liberalismo non sia mai stato considerato una parolaccia dalla gauche locale, che il “nuovo mondo” sia lì e non a Parigi, e la rivoluzione digitale sia arrivata molto tempo prima rispetto alle altre metropoli francesi.

 

 

Se la capitale della Gallia oggi è indubbiamente la capitale della macronia, dunque della modernità e del nuovo potere, è tutto merito di Gérard Collomb (foto sopra), ex sindaco-sceriffo di Lione, ora alla guida del ministero dell’Interno, il covo dei segreti e dei dossier più caldi della République. Primo sostenitore dell’ex ministro ribelle dell’Economia, Collomb è sempre stato una mosca bianca nel dibattito delle idee interno alla sinistra. In realtà, molto semplicemente, è stato un riformista, una rarità nel “paese che detesta le riforme” (copyrights Macron).

 

 

Dal 2001 al 2017 è stato un primo cittadino molto amato per aver saputo rendere Lione la città più sicura di Francia, oltre che un maxi-polo di attrazione culturale e industriale. Ma da un po’ di tempo ci sono diversi movimenti avversi lungo le strade della metropoli, e in particolare nel quartiere della Confluence, cuore della “nuova Lione” (foto sopra), ex enclave industriale profondamente rinnovata dall’attuale ministro dell’Interno, oggi epicentro di start-up e della new economy concentrata nella Halle Girard (foto sotto), la “Silicon Valley lionese”.

 

 

 

Tra gli edifici futuristi della Confluence, si è infatti inserita la nuova università di scienze politiche diretta da Marion Maréchal, (foto sotto) la giovane stella della destra sovranista francese. Si chiama Institut de sciences sociales, économiques et politiques (Issep), accoglierà i suoi primi studenti a partire da settembre, e la sua posizione appare come un vero e proprio affronto all’egemonia macronista.

 

 

 

“Perché Lione? Perché bisogna uscire dall’autoreferenzialità sociologica parigina. È un simbolo forte. E a Lione esiste un tessuto economico ricco e variegato, che rappresenta un’opportunità per i nostri studenti”, ha detto la nipote di Marine Le Pen davanti ai giornalisti, lo scorso 22 giugno. A fine maggio, nel quadro di un evento organizzato dal magazine L’Incorrect e intitolato “Stacchiamo la spina al ’68”, aveva dichiarato di voler porre fine al “conformismo” delle scuole private francesi, diventate delle “fornaci di macronisti”. Per questo la “Sciences Po del sovranismo”, dove insegnerà anche Raheem Kassam (foto sotto), ex direttore di Breitbart Uk e alto dirigente del partito pro Brexit Ukip, doveva, a sua detta, andare a combattere gramscianamente la battaglia delle idee negli stessi luoghi in cui il macronismo era nato e cresciuto.

 

   

“È importante portare avanti delle battaglie culturali perché la battaglia elettorale è soltanto una conseguenza”, sostiene Marion, sicura che Lione, laboratorio politico del macronismo, possa presto diventare il trampolino elettorale del marionismo. C’è un altro dettaglio molto saporito che non è certo sfuggito agli osservatori politici.

 

 

La scuola di Marion Maréchal è situata infatti a pochi passi dalla sede della regione Alvernia-Rodano-Alpi, che dal 2015 è presieduta da Laurent Wauquiez (foto sopra), capo dei Républicains, la destra neogollista. Esponente dell’ala identitaria del partito che fu di Nicolas Sarkozy, Wauquiez non ha mai fatto mistero della sua simpatia per la 28enne di casa le Pen, e la frase che quest’ultima pronunciò lo scorso anno dopo aver abbandonato il Front national risuona ancora nelle orecchie del presidente di Lr: “Avremo molte cose da fare assieme”.

 

Gli ultimi sondaggi di popolarità indicano la giovane liberal-conservatrice al terzo posto tra le personalità più apprezzate dagli elettori di destra, dietro l’ex ministro dell’Economia François Baroin. Marion, nella sua accademia di scienze politiche, si è detta “pronta ad accogliere” Wauquiez come professore, e sono in molti a sostenere che saranno le prime prove generali dell’“unione delle destre”, il sogno dei sovranisti francesi, a partire da Nicolas Dupont-Aignan di Débout la France. Per il settimanale Marianne, con la scuola metapolitica di Marion e il potere regionale di Wauquiez, Lione sta diventando “il terreno di gioco delle destre estreme”. Georges Képénekian, attuale sindaco in quota Collomb, avrà il delicato compito di preparare la controffensiva.

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Commenti all'articolo

  • carloalberto

    09 Luglio 2018 - 05:05

    Beh, quel Kassam è un inglese di origine musulmana ma ateo dichiarato, dunque c'entra poco col milieu cattolico-conservatore o reazionario francese. Detto questo, iniziative come quella di Marion Le Pen sono ineccepibili e necessarie, occorrerebbe qualcosa di analogo anche da noi. Si tenga però presente che a Lione ci sono anche le sinistre estreme animaliste e cosmopolite. Sarà una bella battaglia delle idee. Quello che da noi manca. Altro che Enrico Letta a Parigi.

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