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L'esordio di Conte al G7: “Riammettiamo la Russia"

Il premier italiano si schiera con la linea di Donald Trump. E sui migranti: “Siamo insoddisfatti per la riforma del regolamento di Dublino. L'Italia è stata lasciata sola, e questo è inaccettabile”

8 Giugno 2018 alle 17:00

L'esordio di Conte al G7: “Riammettiamo la Russia"

Donald Tusk (a sinistra) e Giuseppe Conte al G7 in Canada (foto LaPresse)

Esordi, assenze e dissonanze. È lungo queste tre linee narrative, previste e prevedibili, che si muove il G7 che, oggi e domani, ha radunato i “grandi della terra” in Canada. L'esordio, ovviamente, è quello del premier italiano Giuseppe Conte che è arrivato a Charlevoix e ha subito incontrato Donald Tusk e Jean Claude Juncker (seguiranno i faccia a faccia con Justin Trudeau, Emmanuel Macron, Shinzo Abe e Angela Merkel).

     

C'era molta attesa per il modo in cui Conte sarebbe stato accolto. E non stupisce che il suo esordio si sia subito intrecciato con le altre due linee narrative di questo G7: la presenza ingombrante e dissonante di Donald Trump e l'assenza di Vladimir Putin.

“Sono stato il peggior incubo della Russia - ha detto il presidente americano prima di partire verso il Canada -. Sono sicuro che Putin in questo momento si stia augurando che avesse vinto Hillary Clinton. Tuttavia credo che dovremmo permettere alla Russia di tornare in questo consesso”.

Una linea immediatamente sposata dal premier italiano: “Sono d'accordo con il presidente Trump: la Russia dovrebbe rientrare nel G8. È nell'interesse di tutti”.

 

 

Di Russia e migranti, Conte ha parlato con Tusk e Juncker. “Ho incontrato sia il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker che il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk – ha spiegato –. A entrambi ho posto quelle che sono le nostre priorità: sulla riforma del regolamento di Dublino sulla migrazione ho chiaramente espresso la totale insoddisfazione dell'Italia per le proposte che sono attualmente discusse. Riteniamo quelle proposte assolutamente insoddisfacenti. Come è stato espresso da altri partner dell'Unione europea, l'Italia è stata lasciata sola, e questo è inaccettabile. Vogliamo un'Europa più forte ma anche più solidale”.

  

“Sui dazi commerciali c'è molta conflittualità – ha aggiunto – e noi siamo qui per valutare le varie posizioni: sicuramente come è nelle nostre corde saremo portatori di una posizione moderata cercando di aprire le motivazioni e ci comporteremo di conseguenza”.

 

Ma nonostante le aperture di Trump (e di Conte), la Russia non sembra affatto entusiasta di tornare al tavolo con gli altri membri del G7. “Ci concentriamo su altri formati – ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov – L'importanza dell'istituzione G7 data dalla Russia si è ridotta negli anni perché in un contesto politico ed economico in evoluzione, è in rapida crescita invece l'importanza di formati come il G20”.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    08 Giugno 2018 - 20:08

    La sindrome dell’otto settembre non ci lascia ma ci danna. Conte novello cavallo di Troia ne è la riedizione. Trump snobba il G7 e volerà via prima della chiusura. Putin twitta con la Cina, una Cina affamata di petrolio un impero alla conquista del mondo. Aprire noi a Putin senza considerare la Crimea e senza consulto con i colleghi europei da la misura della diffidenza strisciante, della non affidabilità nostra mai superata. Se lo spread sale non meravigliamoci.

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