L’Eurotruffa dei 5S

Il Movimento rilancia la “cooperazione” con il liberale Macron. Ma quando i francesi si metteranno a fare sul serio di certo chiederanno rigore su alcuni punti-chiave della visione

17 Aprile 2018 alle 20:31

L’Eurotruffa dei 5S

Nigel Farage e Beppe Grillo all'Europarlamento quando il M5s formò, insieme all'Ukip, il gruppo parlamentare dell'Efd (foto LaPresse)

Il Movimento 5 stelle ha rilanciato la sua volontà di collaborare con il progetto del presidente francese Emmanuel Macron, come aveva raccontato il Foglio nelle scorse settimane. “Siamo pronti a collaborare con il presidente Macron – ha detto il Movimento – per fornire il nostro contributo a un’agenda veramente europea”, dopo che il capo dell’Eliseo aveva ribadito il proprio slancio di rifondazione dell’Unione europea nel suo discorso a Strasburgo. Come si sa, Macron vuole fare l’architetto di questa ristrutturazione liberale dell’Europa, dice che i populismi e i movimenti destabilizzatori si sconfiggono soltanto riscoprendo e difendendo i valori liberali.

 

Il M5s c’entra davvero poco con questa “agenda veramente europea”, anzi potremmo dire che è nato in reazione proprio al diktat liberale dell’Europa, con le foto di Grillo e dell’eurodistruttore Farage. Ma in questo momento il progetto di normalizzazione del movimento, tra cravatte e dichiarazioni ragionevoli e colloqui, prevede anche la volontà di mettersi in marcia con Macron per il suo riscatto progressista del continente europeo. Se la charme offensive funziona persino da noi, persino tra esponenti politici che il Movimento 5 stelle lo conoscono bene, lo hanno visto, lo hanno sperimentato in molti modi, figurarsi se non può funzionare anche in Europa che oggi più che mai desidera essere il regno delle possibilità.

 

Macron vuole rifondare l’Europa partendo dalle sue famiglie europee: il modello di En Marche!, post destra e post sinistra, è pronto per essere esportato a Bruxelles. La famiglia socialista è ridotta all’osso e allo stremo, senza idee e aggrappata a pochi paesi-faro, come il Portogallo; la famiglia conservatrice deve fare i conti con la propria identità: c’è un signore come l’ungherese Orbán che si siede alla stessa tavola, e ci sono alcuni che stanno pensando di alzarsi e andare via. Macron è lì pronto ad accogliere chi vuole scappare dal proprio gruppo, e ne vuole uno nuovo, con comunanza di intenti, ma anche con un po’ di massa critica in dote, ché il presidente francese non aspira a creare un terzo polo, vuole essere il polo di riferimento dell’Ue. In questa fase di presentazioni ed esplorazioni, i francesi si sono mossi in modo già un pochino goffo: sono nuovi pure loro del mondo brussellese, e cercare di capire con chi si ha davvero a che fare non è mestiere che si impara in poco tempo (se si impara). I pentastellati giocano sul fatto di potersi rivendere in modo furbo a livello europeo, posizionandosi vicini a quelli che ora sembrano offrire qualche cambiamento, e sul fatto che essendo poco conosciuti e con programmi informi (che cambiano in corsa, letteralmente) possono adattarsi alle esigenze del momento. Quando i francesi si metteranno a fare sul serio – le europee sono l’anno prossimo – di certo piazzeranno paletti e chiederanno rigore su alcuni punti-chiave della visione, ma intanto l’Eurotruffa dei 5 stelle può continuare ad andare in scena.

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