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Lula rischia il carcere e in Brasile c'è chi minaccia un "aprile rosso"

Il Supremo Tribunale Federale avvicina l'ipotesi dell'arresto per l'ex presidente. “Per farlo dovranno prima arrestare molta gente; di più, dovranno uccidere molta gente”, dice il Pt

5 Aprile 2018 alle 18:14

Lula rischia il carcere e in Brasile c'è chi minaccia un "aprile rosso"

L'aula del Supremo Tribunale Federale brasiliano (foto LaPresse)

Lula ha ancora tempo fino a martedì per evitare di finire in galera, ma ormai le sue speranze sono ridotte al lumicino. Con 6 voti contro 5, dopo 10 ore di sessione il Supremo Tribunale Federale (Stf) brasiliano ha respinto la richiesta di Habeas Corpus presentata dalla sua difesa. Simpatizzanti e oppositori dell’ex presidente avevano occupato le strade fuori dalla sede del tribunale e, quando sul 5 a 5 la presidente del Stf, Cármen Lúcia Antunes Rocha, ha dato il suo voto decisivo si sono alzate le grida di trionfo e di delusione. Adesso, colui che fu il “presidente operaio” – e che per la verità era di nuovo in testa ai sondaggi per le prossime presidenziali – potrà provare a fare un ulteriore ricorso al Tribunale federale della IV regione su alcuni aspetti giuridici legati alla motivazione della sentenza, cioè alla stessa corte che lo ha condannato in secondo grado a 12 anni e un mese. Spetterà da ultimo a questa assise ordinare poi al giudice Sérgio Moro l’emissione di un ordine di cattura.

 

Oltre alla presidente, contro l’Habeas Corpus si sono espressi i giudici Luiz Edson Fachin, Alexandre de Moraes, Luís Roberto Barroso, Rosa Maria Weber Candiota da Rosa e Luiz Fux. Gilmar Ferreira Mendes, José Antonio Dias Toffoli, Enrique Ricardo Lewandowski, Marco Aurélio Mendes de Farias Mello e José Celso de Mello Filho hanno invece votato a favore di una modifica di quella giurisprudenza che lo stesso Stf ha stabilito fin dal 2016, secondo cui la condanna di secondo grado comporta già il carcere. La loro tesi è che la Costituzione garantisce la presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva.

 

A mandare Lula in carcere sarebbe la storia della casa al mare che avrebbe ottenuto dalla impresa di costruzioni Oas in cambio di appalti della società petrolifera di stato Petrobras durante i suoi due mandati. Condannato a 9 anni e mezzo, Lula ha fatto appello, ma il secondo grado del 24 gennaio ha addirittura aumentato la pena a 12 anni e un mese. Lula ha però continuato a fare campagna elettorale, anche perché come già ricordato al momento sarebbe il candidato più votato con il 37 per cento delle preferenze. Al ballottaggio però quasi certamente perderebbe, e una riprova di questa divisione degli animi è nel fatto che la settimana scorsa due bus della “carovana” con cui Lula sta percorrendo il paese sono stati obiettivi di quattro colpi d'arma da fuoco a Quedas do Iguaçu, nello Stato di Paraná. Fuori dai denti, l'ex presidente e delfina di Lula, Dilma Rousseff, ha detto che il Brasile è avvelenato da un’ondata di “fake news” e di “fascismo”. La colpa, ha spiegato Rousseff, è anche di “O mecanismo”, la serie tv che i produttori dell’altra famosa serie tv “Narcos” hanno tratto dalle vicende dello scandalo Petrobras, e che ha iniziato ad andare in onda su Netflix. Altrettanto fuori dai denti, il governatore dello stato di San Paolo e candidato presidenziale per il Partito della Social Democrazia Brasiliana, Geraldo Alckmin, ha così commentato gli spari: “Raccolgono quello che hanno seminato”.

 

“Per arrestare Lula dovranno prima arrestare molta gente; di più, dovranno uccidere molta gente”, ha avvertito la presidente del Pt, senatrice Gleisi Hoffman. Sarà un “aprile rosso”, ha promesso da João Pedro Stédile, leader del Movimento dei Senza Terra che dopo essere stato emarginato dal Pt al potere è ora ridiventa la punta di lancia delle mobilitazioni petistas. La sua minaccia è un’ondata di proteste in strada, disobbedienza civile, blocchi delle strade e occupazioni di edifici pubblici. Ma anche dall’altra parte si promettono mobilitazioni. “L’esercito si mantiene fedele alle sue missioni istituzionali”, ha scritto sibillino su Twitter il comandante dell’esercito, generale Eduardo Villas Bôas. Da parte di un militare famoso per una loquacità di cui si dice che ha “rivoluzionato l’immagine delle Forze Armate nella società brasiliana”, tanta improvvisa laconicità è sembrata a molti minacciosa.

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