L'ex presidente brasiliano Lula (foto LaPresse)

Cosa succede adesso in Brasile, dove avanza la nuova Tangentopoli

Angela Nocioni

L’ex presidente Lula ha perso in appello il processo per corruzione e rischia di essere dichiarato ineleggibile. Intanto l’estrema destra vuole diventare il partito dei giudici

L’ex presidente del Brasile e candidato alle elezioni del prossimo autunno, Luiz Inácio Lula da Silva, rischia l’ineleggibilità e l’arresto dopo aver perso l’appello ieri nel processo per corruzione in cui è implicato. Ma niente è immediato. Finché il Tribunale supremo federale o il Tribunale superiore elettorale, le ultime istanze per eventuali ricorsi, non lo dichiareranno ineleggibile, l’ex presidente può continuare la campagna elettorale.

 

Dopo che i tre giudici della corte d’appello di Porto Alegre lo hanno condannato a 12 anni e un mese di carcere - confermando la sentenza in prima istanza firmata da Sergio Moro, il suo nemico mediatico, e aumentandogli la pena di tre anni - Lula ha ancora carte da giocare per tentare di tornare alla presidenza della Repubblica. I sondaggi, tutti, anche quelli degli istituti tradizionalmente più avversi al Pt, il suo partito, lo danno per vincitore. Al secondo posto c’è un poliziotto candidato dall’estrema destra, Jair Bolsonaro, che ha già detto di volere Sergio Moro al Tribunale supremo in caso di vittoria alle elezioni.

 

A ostruire a Lula la strada verso il Planalto è una legge varata dal suo stesso governo nel 2010, la Lei ficha limpa, che impedisce per otto anni a politici condannati da un organo collegiale (e la Corte d’appello di Porto allegre lo è) di candidarsi a incarichi pubblici anche in assenza di una sentenza definitiva. Quindi anche se il Tribunale supremo federale non si è ancora espresso, come in questo caso.

 

La Lei ficha limpa permette, però, che il candidato condannato in maniera non definitiva da un organo collegiale possa chiedere di sospendere la decisione di ineleggibilità che lo riguarda e concorrere così alle elezioni. La difesa di Lula potrebbe ricorrere e, nel caso in cui la domanda sia temporaneamente accettata, il condannato potrebbe registrare la sua candidatura e portare avanti la campagna che inizierà ufficialmente il 16 agosto.

 

La sospensione eventualmente concessa ha però un carattere d’urgenza, è valida cioè solo il tempo necessario al Tribunale supremo per analizzare il caso e decidere se il candidato è eleggibile o no. E che succede se la sospensione viene revocata subito dopo che il candidato è stato eletto? Perde immediatamente il mandato. E se la decisione di condanna del Tribunale supremo arriva prima del primo turno? Il partito di appartenenza ha 20 giorni di tempo per sostituire il candidato. Esiste anche un’altra possibilità, che prevedrebbe per Lula la registrazione come candidato e, dopo un’eventuale vittoria, l’impossibilità di assumere l’incarico.

I suoi difensori possono avviare il ricorso e contemporaneamente presentare la richiesta di sospensione. Lui può registrare la sua candidatura e fare campagna finché il Tribunale superiore elettorale analizzerà il caso. Qualora il Tribunale superiore elettorale lo dichiarasse ineleggibile, la parola finale spetterebbe al Tribunale supremo federale.

 

E cosa succede se il Tribunale superiore elettorale non si esprime fino al giorno dell’elezione? In questo caso si dovrà aspettare il dicembre del 2018, cioè la fine naturale del mandato del presidente in carica Michel Temer (che rischia di finire molto prima per guai vari con la giustizia, ma questa un’altra storia). A quel punto, entro il 31 dicembre 2018, il Tribunale superiore elettorale dovrebbe esprimersi. Se Lula fosse dichiarato ineleggibile perderebbe l'eventuale mandato conquistato e il presidente della Camera assumerebbe ad interim le sue funzioni fino alla convocazione di nuove elezioni. Non è detto che Lula escluda questa strada.

 

Resta poi il problema del possibile arresto. Una controversa sentenza del Tribunale supremo federale, emessa nell’ottobre di due anni fa, lo prevede nel caso di condanna unanime in appello. Salvo il tempo necessario ai giudici per esprimersi su eventuali richieste di chiarimento avanzate. La condanna in appello che lo riguarda è del 24 gennaio, la difesa di Lula ha due giorni di tempo per depositare le sue richieste di spiegazioni, ottenute le quali potrebbe scattare l’arresto. Poiché però questa sentenza è stata molto criticata dai giuristi e alcuni giudici del Tribunale supremo hanno già detto più volte che sarebbe incivile permettere l'arresto prima che siano terminati i ricorsi a tutte le istanze, incluso il Supremo, e poiché un’indicazione della stessa Corte d’appello di Porto Alegre rafforza questa interpretazione, Lula può sperare di non finire in prigione. Almeno per ora.