Weber pone una linea rossa contro il populismo: no a forze anti europee

Il presidente del Ppe all’Europarlamento ci dice cosa si aspetta dalle elezioni italiane e si prende una piccola vendetta con Renzi

6 Febbraio 2018 alle 06:17

Weber pone una linea rossa a Berlusconi: no a forze anti europee (leggi: la Lega)

Manfred Weber (foto LaPresse)

Bruxelles. Il sostegno a Silvio Berlusconi e alla coalizione di centrodestra da parte del Partito popolare europeo c’è, ma non è incondizionato perché dipende dalla capacità del leader di Forza Italia di non superare una “linea rossa” verso cui rischia di farsi trascinare dalla Lega di Matteo Salvini. In sostanza è questo l’avvertimento lanciato da Manfred Weber, il presidente del gruppo del Ppe all’Europarlamento, a un mese da quelle elezioni in Italia che gran parte degli analisti considerano come la prossima grande sfida dell’Ue. L’Europa sta finalmente uscendo dalle sue crisi, l’economia corre a ritmi superiori a quelli di America e Giappone, l’elezione di Emmanuel Macron ha allontanato le prospettiva di disintegrazione e restituito speranza a chi sogna una rifondazione europeista. Ma l’arrivo in Italia di un governo populista – un’alleanza anti-euro e antiUe tra Movimento 5 Stelle e Lega – rischierebbe di riportare l’Europa nella crisi. Preoccupa anche la presenza della Lega in un futuro governo di centrodestra – cioè di una forza antisistema, nazionalista, di estrema destra, xenofoba, anti immigrazione, alleata di Marine Le Pen all’Europarlamento. “Per me, il discrimine più importante è tra chi ha la volontà di lavorare insieme in Europa e chi vuole spaccare l’Europa”, spiega Weber al Foglio. “Questa è la questione chiave. Questa è la mia linea rossa, che per il momento è rispettata dal programma della coalizione di centrodestra”.

 

Weber non lo dice e non può dirlo: l’aspettativa e l’auspicio di Bruxelles è che la sera del 4 marzo nessuna coalizione abbia la maggioranza assoluta in Parlamento, costringendo così le forze europeiste a imboccare la strada di una grande coalizione anti populista. Ma se il successo di Berlusconi dovesse andare oltre le attese, permettendo al centrodestra di avere la maggioranza in entrambe le camere, il Ppe si aspetta che il Cav. rimetta in riga Lega e Fratelli d’Italia. “Questa coalizione è guidata da Forza Italia, che fa parte del Ppe, e ha concordato un programma comune per le elezioni nel quale, per esempio, c’è un importante chiarimento sul fatto che Salvini non chiede più un referendum sull’euro”, spiega Weber. “Ecco perché la coalizione ha il sostegno del Ppe”. Weber vuole che “Forza Italia sia forte” perché è convinto che “il centrodestra possa gestire la situazione molto meglio della sinistra”. Quando gli si parla di una GroKo tra Berlusconi e Matteo Renzi per salvare l’Italia dalla minaccia degli anti Ue, si lascia andare a una piccola vendetta. “Francamente, se ripenso ai tempi in cui governava Renzi, mi vengono in mente parole abbastanza spiacevoli e attacchi contro Bruxelles e l’Ue. Da primo ministro – ricorda Weber – Renzi aveva l’abitudine di dare sempre la colpa agli altri per i suoi errori in patria”. Ma il capogruppo del Ppe riconosce che una grande coalizione a Roma non sarebbe poi tanto male. “Vedo nel centrosinistra e nel centrodestra molti partner che vogliono lavorare con uno spirito europeista”, dice Weber, prima delle solite precauzioni di rito (“Come politici di Bruxelles, non tocca a noi intervenire in una campagna elettorale nazionale. Tocca ai cittadini italiani decidere del futuro del paese. Dopo di che saranno i politici nazionali democraticamente eletti a formare un governo”).

 

Secondo Weber, la Brexit è un buon esempio che illustra agli elettori italiani – e a quelli europei – perché farebbero bene a stare alla larga dalla sirena populista. “La Brexit dimostra quanto è stupido mettere in discussione l’Ue. Ormai è chiaro che è un gioco a perdere per i britannici. I cittadini europei vedono chiaramente che è molto meglio stare insieme e riformare l’Ue piuttosto che andarsene”. Per Weber “a Londra c’è il grande caos” con i cittadini e le imprese “ostaggio dei Tory”, mentre “l’Ue va avanti” per la sua strada. I populisti si sbagliano di grosso anche sul protezionismo. L’Ue oggi è “una potenza economica”, grazie alle sue esportazioni da cui dipendono milioni di posti di lavoro. “Cancellare accordi di libero scambio, sarebbe semplicemente un grande errore”. Invece di imitare Donald Trump come vorrebbe Salvini, occorre inviare un messaggio al presidente americano: “Non fare i tuoi giochetti protezionisti con l’Ue, perché siamo sufficientemente potenti da difenderci”. Due giorni dopo la tentata strage antimigranti di Macerata, Weber non esita a invitare “populisti ed estremisti” a darsi una calmata. I colpi di pistola sparati da Luca Traini lasciano “senza parole”. Ora “bisogna fare in modo che questo tipo di violenza non si riproduca più. E’ una questione di stato di diritto e tocca alla giustizia agire”. Al contempo, “è importante che la politica dia una chiara indicazione ai cittadini sul fatto che siamo in grado di controllare i flussi migratori e di proteggere le frontiere”. Di fronte alla promessa di Berlusconi di espellere 600 mila migranti, Weber predica una “giusta via di mezzo”. “Molti di quelli che stanno arrivando attraverso il Mediterraneo non sono rifugiati” e devono essere espulsi perché “non possiamo risolvere i problemi dell’Africa accogliendo tutti in Europa”. Ma “dobbiamo ricordarci che siamo un continente che si definisce come un continente cristiano e, se arrivano dei rifugiati dalla Siria, o da altre regioni in guerra nel mondo, dobbiamo aprire le nostre frontiere e aiutarli”.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    06 Febbraio 2018 - 12:12

    Ma l'UE è veramente riformabile dal di dentro? Ho i miei dubbi. Capisco Weber che la difende: come tedesco ne trae tutti i vantaggi, visto che comandano loro. Quindi riformarla vorrebbe dire mettersi contro la Germania. Si potrà mai fare? Datevi una risposta. Noiosa e banale poi la consueta demonizzazione della Lega. Se fosse antisistema non governerebbe né in Lombardia, né in Veneto e in Liguria. Se fosse xenofoba non tollererebbe neanche i rifugiati politici e umanitari (sfido a trovare una dichiarazione di Salvini in tal senso). L'accoglienza indiscriminata finisce per danneggiare proprio chi ne avrebbe diritto. Che sia nazionalista è meglio che secessionista. Che sia di "estrema" destra è opinione di Carretta. Noto che a tutti i livelli si ha una fifa blu di un referendum sull'euro. Ma se l'euro è così positivo, perché tutta questa preoccupazione? Credete che gli elettori non sappiano farsi i conti in tasca? O forse perché dove si è votato (Svezia) hanno detto "no grazie"?

    Report

    Rispondi

Servizi