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La nuova retorica di Theresa May vista dalla stampa estera

Nazionalismo a tratti populista contro l’immigrazione e una nuova visione interventista e sociale per il partito Conservatore. Le riflessioni dei giornali europei sulle parole del Primo Ministro britannico alla conferenza del partito conservatore.

7 Ottobre 2016 alle 17:37

La nuova retorica di Theresa May vista dalla stampa estera

Theresa May a Birmingham durante la conferenza del partito conservatore 2016

Le parole del Primo Ministro britannico, Theresa May, alla conferenza del partito conservatore hanno attirato l’attenzione degli osservatori internazionali. May ha fatto ricorso a una retorica nazionalista e a tratti populista contro l’immigrazione, accompagnandola a una nuova visione interventista e sociale per il partito Conservatore. Diversi giornali europei hanno fatto delle riflessioni a riguardo.

 

Il belga Le Soir ha notato come i valori della democrazia liberale siano in difficoltà in tutto il continente, anche nella loro patria d’origine. “La xenofobia proposta da Viktor Orbán e Nigel Farage sembra ora essere la politica ufficiale del Regno Unito, un paese che deve gran parte della propria prosperità ai lavoratori e alle imprese stranieri”. Il giornale si chiede se il problema derivi dall’incapacità dell’Unione europea di affrontare i problemi al suo interno: “sempre più assomiglia alle Nazioni unite, un eterno osservatore impotente dei genocidi, come quello in corso in Siria. La democrazia europea non è solo minacciata, si sta già sgretolando”.

 

Lo spagnolo ABC è preoccupato che l’atteggiamento aggressivo nei negoziati con la Commissione possa danneggiare sia May che i britannici. Ricorda infatti che esistono due approcci, “o si cerca di raggiungere un accordo a ampi tratti con l’Ue, sul modello di quello che hanno Norvegia e Svizzera, o si decide per una separazione violenta, che lasci il paese senza accesso al mercato unico”. Nonostante May sembra aver scelto il secondo approccio, il quotidiano spera “che il suo populismo nazionalista degli ultimi giorni sia a beneficio dei militanti del suo partito, e che nel negoziato con l’Ue prevalga il realismo”. Il contrario, conclude ABC, porterebbe a “uno splendido isolazionismo”, che non sarebbe economicamente sostenibile.

 

Lo spagnolo La Vanguardia invece ritiene che il primo ministro stesse solo mirando a cercare di raggranellare altri voti con una retorica, “indirizzata sopratutto alla destra del partito e agli elettori dello xenofobico Ukip, senza dimenticarsi della sinistra, cercando di usurpare il ruolo del Labour come difensore dello stato sociale”. In sostanza, starebbe cercando di espandere la propria base elettorale sia verso il centro che verso la destra euroscettica usando slogan nazionalisti come “Global Great Britain”.

 

Il francese Les Echos ritiene che May stia abbandonando le classiche radici liberali del conservatorismo per adottare “una tradizione che ha il vento in poppa in molti paesi, inclusa la Francia: quella del protezionismo e dell’intervento di stato”. Ascoltando le dichiarazioni fatte di recente, si potrebbe pensare che anziché i ministri britannici, a parlare sia stato “(l’ex ministro dell’Economia di sinistra) Arnaud Montebourg o (la leader del Front National) Marine Le Pen”.

 

Più dura la visione del britannico Daily Telegraph, secondo cui May ha deciso di offrire agli elettori quello che vogliono sentirsi dire, piuttosto che la realtà. “Ha dato ragione  alla gente che ha il semplice sospetto e timore, basati su sensazioni e non fatti, di essere più povera e senza lavoro” Facendo così, ha adottato le stesse politiche dei populisti, che oggi suonano familiari: “perché nei suoi commenti sull’immigrazione e sull’occupazione, May ha adottato le stesse politiche post-fattuali di Donald Trump”.

 

Più positivo invece il tedesco Frankfurter Rundschau, convinto che il Primo Ministro riuscirà a ricomporre le frazioni sociali del regno Unito, oltre che nel suo partito. “Gli attivisti conservatori simpatizzano con lei in una maniera che non era mi stata vista con il suo freddo predecessore”. Ricorda che il voto della Brexit era tanto rivolto contro Bruxelles quanto “contro l’élite liberale di Londra”, e che May dovrà ricongiungere il paese, offrendo una mediazione alle varie posizioni dei fronti contrapposti.

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