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L’austerità permanente di Rajoy porta frutti (anche elettorali)

In Spagna il premier conservatore ha studiato bene la lezione inglese di Cameron e ha spostato in avanti anche le elezioni per consentire all’esecutivo di completare il suo progetto di riforme per la stabilità economica.

28 Agosto 2015 alle 10:57

L’austerità permanente di Rajoy porta frutti (anche elettorali)

Mariano Rajoy (foto LaPresse)

Roma. Da quando in Regno Unito i tory di David Cameron hanno stravinto alle elezioni generali in barba ai critici dell’austerity e ai sondaggi negativi, in Spagna il premier conservatore Mariano Rajoy ha iniziato a studiare bene la lezione inglese. Dal punto di vista del Partito popolare spagnolo, la Londra pre elettorale di qualche mese fa ricorda molto la Madrid di oggi: risultati economici eccellenti del governo che faticano a tradursi in consenso elettorale, partiti emergenti che insidiano il quadro politico tradizionale, sondaggi che pronosticano incertezza. Nonostante i cattivi presagi, però, in Regno Unito la gran prova economica del governo e delle politiche di austerity abbinate a una politica monetaria espansiva hanno portato i tory alla vittoria. Rajoy ha preso nota, ora ha spostato in avanti anche le elezioni – inizialmente previste per novembre, saranno indette il 13 o il 20 dicembre – per consentire all’esecutivo di completare il suo progetto di riforme per la stabilità economica.

 

E come il cancelliere dello Scacchiere inglese, George Osborne, poco prima delle elezioni ha annunciato un pacchetto di misure in favore della classe media e dei risparmiatori approfittando degli ottimi fondamentali ottenuti grazie all’austerità permanente, così negli ultimi due giorni il ministro delle Finanze spagnolo, Cristóbal Montoro, ha presentato in Parlamento un bilancio annuale per il 2016 che già lascia immaginare l’uscita dalla crisi. Questo non significa la fine delle politiche di austerità: al contrario, Montoro si è detto convinto che la strategia elettorale “seria e rigorosa” di Mariano Rajoy avrà la meglio alle elezioni di fine anno sulle sirene del populismo. Il governo intende “dire alla società quello che le conviene”, ha detto il ministro in Parlamento, “e questo è ridurre la spesa pubblica”. In aggiunta a questo Montoro ha annunciato nel prossimo bilancio alcune manovre che – pur favorendo la discesa del debito pubblico per la prima volta dall’inizio della crisi – mostrano che per la Spagna è arrivato il momento di togliersi qualche soddisfazione senza tradire gli obiettivi. Anzitutto tagliando le tasse e restituendo soldi ai contribuenti: oltre al celebrato taglio della tassa sul reddito di luglio, Montoro prevede di far saltare nuovi balzelli nel 2016 (non ha detto quali). Il ministro poi ha annunciato investimenti per creare nuovi posti di lavoro, oltre che nella Difesa e nell’Istruzione. Ha perfino promesso, in una manovra che ricorda l’aumento del minimum wage del governo britannico, salari più alti – solo per i dipendenti pubblici, per ora.

 

[**Video_box_2**]Che le cose stiano andando bene nell’economia spagnola lo ha ribadito, se ce ne fosse ancora bisogno, anche un editoriale del Financial Times di ieri, che ha salutato le riforme di Rajoy come “una lezione per l’Eurozona”. In Parlamento il ministro Montoro ha avuto gioco facile a rivendicare una crescita del pil, prevista al 3,3 per cento quest’anno, che è “il doppio della Germania, tre volte quella della Francia e più di tre volte quella dell’Italia”. Il dibattito in aula, però, ha ricalcato fedelmente le dinamiche politiche di questi mesi in Spagna. Tutti i partiti di opposizione hanno rifiutato con durezza le proposte di politica fiscale del governo, mentre i rappresentanti di Podemos, partito troppo giovane per avere rappresentanza, attaccavano furiosamente dall’esterno. Segno che per la Spagna l’unica possibilità per proseguire sulla strada virtuosa intrapresa in questi anni è una vittoria dei popolari.

 

Il segretario del Partito socialista, Pedro Sánchez, ha definito Rajoy come “l’uomo della Troika in Spagna”, senza intuire che, alla luce dei risultati, questa sembra quasi una nota di merito, anche perché i sondaggi sembrano premiare sempre di più l’uomo dell’austerità. La notizia è soprattutto il crollo di Podemos che, dopo la crisi dell’alleato greco Tsipras e i disastri fatti nei comuni vinti alle elezioni locali di maggio, è dato addirittura all’11,9 per cento da un sondaggio del quotidiano Diario pubblicato questa settimana, dopo aver sfiorato il 25 per cento all’inizio dell’anno.

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