Perché la Turchia entra in guerra contro Baghdadi

Venerdì l'aviazione ha colpito alcune postazioni del Califfato in Siria e Erdogan ha messo a disposizione della coalizione internazionale la base di Incirlik. Centinaia di arresti tra jihadisti e curdi in una maxi operazione antiterrorismo.

24 Luglio 2015 alle 12:59

Perché la Turchia entra in guerra contro Baghdadi

Mezzi blindati turchi in movimento al confine con la Siria (foto LaPresse)

Dopo mesi di tentennamenti e ambiguità, di disaccordi con gli alleati della Nato e di manovre unilaterali, giovedì la Turchia sembra essere entrata definitivamente nella guerra contro lo Stato islamico. L'aviazione turca questa mattina ha attaccato delle postazioni del Califfato in Siria e ha ucciso almeno 35 miliziani, dicono fonti militari. Qualche ora prima, giovedì sera, l'esercito ha bombardato dal confine dei veicoli degli islamisti dopo che questi avevano ucciso un soldato turco in una sparatoria.

 

Il governo inoltre ha annunciato che concederà alla coalizione internazionale contro lo Stato islamico guidata dagli Stati Uniti la base aerea di Incirlik, il cui valore strategico è notevole, in quanto molto più vicina agli obiettivi di bombardamento e di sorveglianza di quelle in Iraq e Giordania usate attualmente dalla coalizione. Partendo dalla Turchia, gli aerei della coalizione potranno colpire molto più velocemente su indicazione dell'intelligence e i droni di sorveglianza avranno molta più autonomia di volo. L'accordo per l'uso della base (che in caso di emergenza può essere esteso ad altre basi in territorio turco) è stato siglato da una telefonata mercoledì tra il presidente americano Barack Obama e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Non sono ancora chiare le specifiche della trattativa, ma fonti del giornale turco Hurriyet dicono che l'accordo prevede una no-fly zone "parziale" lungo il confine turco-siriano. Una no-fly zone sotto la cui protezione addestrare truppe di ribelli contro il governo siriano è una delle richieste chiave fatte dal governo turco alla coalizione nel corso delle trattative dell'ultimo anno.

 

La Turchia è fin dall'inizio dell'operazione contro lo Stato islamico un membro della coalizione internazionale, sebbene il più riluttante, restio a concedere le basi e critico con la decisione americana di concentrare gli attacchi sullo Stato islamico e non colpire il governo siriano di Bashar el Assad. Il presidente ed ex premier turco Erdogan, inoltre, ha sempre considerato le milizie curde che combattono contro lo Stato islamico lungo il confine siriano e iracheno come un pericolo equivalente, se non maggiore, ai combattenti di al Baghdadi.

 

Il cambio di strategia della Turchia è determinato da molti fattori, non da ultimo il rischio crescente dell'estensione della violenza terroristica oltre il confine siriano. Tre giorni fa a Suruc, cittadina turca di confine, un membro dello Stato islamico si è fatto esplodere durante la manifestazione di un gruppo di giovani in favore della battaglia dei curdi a Kobane. L’attacco suicida ha ucciso 32 persone.

 

[**Video_box_2**]Questa mattina la polizia turca ha iniziato una grande operazione contro le cellule terroristiche dello Stato islamico, ha fatto dei raid in tutto il paese e arrestato più di 290 persone. Gli arresti hanno riguardato anche militanti indipendentisti curdi e membri del Fronte rivoluzionario per la liberazione del popolo (Dhkp-c), gruppo violento di estrema sinistra. I raid hanno provocato alcuno scontri con la polizia, durante i quali una donna è stata uccisa. Le operazioni di polizia contro lo Stato islamico in Turchia, con arresti e sequestri di beni, sono iniziate il 10 di luglio, ma il raid di oggi è di gran lunga il più importante.

 

Il governo di Ankara ha annunciato questa settimana la costruzione di un muro sorvegliato da droni e soldati lungo i punti più pericolosi della frontiera con la Siria, per limitare il passaggio (in entrambe le direzioni) di miliziani e potenziali terroristi.

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