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Quando Netanyahu mise in guardia il mondo dall'Iran

Pubblichiamo stralci del discorso rilasciato dal premier israeliano davanti al Congresso di Washington lo scorso marzo. Dopo il suo "discorso perfetto", Bibi era stato sommerso dagli applausi. Qualche mese più tardi ha prevalso la linea di Obama.

 

15 Luglio 2015 alle 18:16

Quando Netanyahu mise in guardia il mondo dall'Iran

Un momento dell'intervento di Netanyahu al Congresso degli Stati Uniti dello scorso 3 marzo (foto LaPresse)

Lo scorso 3 marzo il premier israeliano Benjamin Netanyahu era intervenuto al Congresso degli Stati Uniti per mettere in guardia gli americani dalla politica della mano tesa intrapresa con Teheran. Il discorso "chirurgico" di Netanyahu esprimeva tutti i dubbi e i timori condivisi non solo da Israele ma anche dalle altre potenze del medio oriente, in primis quelle del Golfo: un accordo sul nucleare provocherà un'escalation di violenze nella regione e incoraggerà la corsa ad armamenti sofisticati e devastanti che finiranno nelle mani di paesi non democratici e che, per di più, hanno già minacciato ripetutamente, anche nel corso dei negoziati con il gruppo"5+1", il diritto stesso di esistere di Israele. Pubblichiamo di seguito alcuni stralci del discorso rilasciato quel giorno dal premier israeliano davanti al Congresso di Washington. Molti dei quali si riferiscono all'appoggio dato all'estremismo islamico proprio dall'Iran, dal paese che ora si pone come alleato dell'Occidente contro lo Stato islamico. Allora, al termine dell'intervento, i deputati americani riservarono a Netanyahu una standing ovation senza precedenti. Qualche mese più tardi ha prevalso la linea di Obama.

 

Oggi il popolo ebraico affronta un altro tentativo da parte di un potentato persiano di distruggerlo. La Guida Suprema dell’Iran, Ali Khamenei, vomita l’odio più antico, lo stesso odio antico antisemita, con le tecnologie più moderne. Twitta che Israele deve essere annientato. Twitta. Sapete, in Iran non c’è esattamente un internet libero. Ma lui twitta in inglese che Israele deve essere distrutto. A quelli che pensano che l’Iran minaccia lo stato ebraico ma non il popolo ebraico, dico di ascoltare Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah, il capo dei terroristi alleati dell’Iran. Ha detto: se tutti gli ebrei si riunissero in Israele, ci toglierebbero il disturbo di andarli a prendere in giro per il mondo.

 

Gli iraniani sono persone talentuose. Sono gli eredi di una grandissima civiltà. Ma nel 1979 sono stati dirottati da fanatici religiosi che hanno imposto una dittatura cupa e brutale. Quell’anno, i fanatici scrissero una Costituzione nuova per l’Iran. Imponeva alle Guardie della Rivoluzione non soltanto di proteggere i confini dell’Iran ma anche di completare la missione ideologica del jihad. Il fondatore del regime, l’ayatollah Khomeini, esortava i suoi seguaci a “esportare la rivoluzione ovunque nel mondo”. Io oggi sono qui a Washington, e la differenza è profonda. Il documento che è alla base dell’America promette vita, libertà e ricerca della felicità. Il documento fondativo dell’Iran promette morte, tirannia e la ricerca del jihad. E mentre alcuni stati collassano in medio oriente, l’Iran riempie i vuoti proprio per compiere questa missione. Gli sgherri dell’Iran a Gaza, i suoi lacchè in Libano, le sue Guardie della Rivoluzione sulle alture del Golan stanno stringendo Israele con i loro tentacoli del terrore. Sostenuto dall’Iran, Assad sta ammazzando i siriani. Sostenute dall’Iran, le milizie sciite si stanno scatenando in Iraq. Sostenuti dall’Iran, gli Houthi stanno prendendo il potere in Yemen, mettendo a rischio gli stretti alla bocca del mar Rosso. Assieme allo stretto di Hormuz, questo concede all’Iran un secondo collo di bottiglia nella fornitura di petrolio nel mondo. Proprio la settimana scorsa, vicino a Hormuz, l’Iran ha fatto esercitazioni militari facendo esplodere una finta portaerei americana. Questo solo la settimana scorsa, mentre erano in corso i colloqui sul nucleare con gli Stati Uniti. Ma sfortunatamente negli ultimi 36 anni gli attacchi dell’Iran contro gli americani non sono stati affatto uno scherzo. L’Iran ha preso decine di ostaggi a Teheran, ha ucciso centinaia di soldati americani, marine, a Beirut, e ha ucciso migliaia di americani, uomini e donne, in Iraq e Afghanistan. Al di là del medio oriente, l’Iran attacca l’America e i suoi alleati attraverso un network globale del terrore. Ha fatto esplodere il centro ebraico e l’ambasciata israeliana a Buenos Aires. Ha aiutato al Qaida a bombardare le ambasciate americane in Africa. Ha cercato di assassinare l’ambasciatore saudita, qui a Washington. Nel medio oriente, l’Iran ora ha il dominio su quattro capitali: Baghdad, Damasco, Beirut e Sana’a. E se l’aggressione dell’Iran resta senza conseguenze, ci saranno nuove conquiste. Mentre molti sperano che possa unirsi alla comunità internazionale, l’Iran è impegnato a trangugiare paesi. Dobbiamo stare uniti per fermare la marcia dell’Iran per conquistare, soggiogare e terrorizzare.

 


Due anni fa ci fu detto di dare al presidente Rohani e al ministro degli Esteri Zarif una chance di portare cambiamento e moderazione nel paese. Che cambiamento! Che moderazione! Il governo di Rohani impicca gay, perseguita cristiani, imprigiona giornalisti e esegue condanne a morte contro più prigionieri di prima. L’anno scorso, lo stesso Zarif che ammicca ai diplomatici occidentali ha fatto omaggio alla tomba di Imad Mughniyeh. Imad Mughniyeh è lo stratega del terrore che ha versato più sangue americano di tutti a eccezione di Osama bin Laden. Mi piacerebbe vedere qualcuno fargli una domanda su questo. Il regime iraniano è fondamentalista come non mai, le sue urla “Morte all’America” – la stessa America che chiama Grande Satana – tuonano come non mai. Ora, questo non dovrebbe essere sorprendente, perché l’ideologia del  regime rivoluzionario iraniano è radicata profondamente nell’islam militante, e questa è la ragione per cui questo regime sarà sempre nemico dell’America. Non fatevi ingannare. La battaglia tra Iran e Stato islamico non trasforma l’Iran in un amico dell’America. L’Iran e lo Stato islamico sono in competizione per il primato dell’islam militante. Uno si fa chiamare la Repubblica islamica. L’altro lo Stato islamico. Entrambi vogliono imporre un impero islamico militante prima sulla regione e poi sul mondo intero. Sono soltanto in disaccordo su chi sarà a governare quell’impero. In questo “Game of Thrones” mortale non c’è spazio per l’America o per Israele, non c’è pace per i cristiani, gli ebrei o i musulmani che non condividono lo stesso credo islamista medievale, non ci sono diritti per le donne, non c’è libertà per nessuno. Per questo, quando si tratta di Iran e Stato islamico, il nemico del tuo nemico è il tuo nemico. La differenza è che lo Stato islamico è armato con coltelli da macellaio, armi rubate e YouTube, mentre l’Iran potrebbe essere presto armato con missili balistici intercontinentali e bombe nucleari. Dobbiamo sempre ricordare – lo dico ancora una volta – che il pericolo più grande che minaccia il nostro mondo è l’unione tra militanti islamici e armi atomiche. Battere lo Stato islamico e lasciare che l’Iran abbia le armi nucleari è vincere la battaglia ma perdere la guerra. Non possiamo lasciare che accada.

 

Senza una cambio drastico sappiamo con certezza che ogni accordo con l’Iran includerà due grandi concessioni. La prima grande concessione lascerà all’Iran la sua vasta infrastruttura nucleare, grazie alla quale il tempo per arrivare alla bomba è molto ridotto. E’ il cosiddetto break-out time, il tempo che ci vuole per ammassare abbastanza uranio di grado militare o plutonio per una bomba nucleare. Secondo l’accordo, non un solo sito nucleare sarà demolito. Migliaia di centrifughe usate per arricchire l’uranio saranno lasciate a girare. Migliaia saranno temporaneamente disconnesse, ma non distrutte. Siccome il programma nucleare dell’Iran sarà lasciato in gran parte intatto, il tempo di break-out sarà molto breve – circa un anno secondo le stime americane, ancora più breve secondo quelle israeliane. E se il lavoro dell’Iran su centrifughe avanzate, centrifughe sempre più veloci, non sarà fermato, quel tempo di break-out potrebbe essere ancora più breve. E’ vero, certe restrizioni sarebbero imposte sul programma e ci sarebbe la supervisione degli ispettori internazionali. Ma ecco il problema: gli ispettori registrano violazioni, non le fermano. Ma la seconda grande concessione crea il pericolo ancora più grande per cui l’Iran potrebbe ottenere la Bomba mantenendo l’accordo. Perché virtualmente tutte le restrizioni sul programma nucleare dell’Iran scadranno automaticamente in circa un decennio. Ora, un decennio può sembrare molto tempo nella vita politica, ma è un battito di ciglia nella vita di una nazione.

 

Il mio amico di vecchia data, John Kerry, segretario di stato, ha confermato la scorsa settimana che l’Iran può possedere legalmente un’enorme quantità di centrifughe quando l’accordo scade. Ora, voglio che ci pensiate. Il maggiore sponsor del terrorismo globale può essere a settimane di distanza da avere abbastanza uranio arricchito per un arsenale intero di armi nucleari, e questo con la piena legittimazione internazionale. E inoltre il programma di missili intercontinentali dell’Iran non è parte dell’accordo, e finora l’Iran rifiuta anche di metterlo sul tavolo negoziale. Ora, l’Iran potrebbe avere i mezzi per lanciare questo arsenale nucleare agli angoli più remoti del mondo, compresa ogni parte degli Stati Uniti.

 

I vicini di Israele – i vicini dell’Iran sanno che l’Iran diventerà ancora più aggressivo e sponsorizzerà ancora di più il terrorismo quando la sua economia sarà liberata e gli sarà dato il via libera per la Bomba. E molti di questi vicini dicono che risponderanno cercando di ottenere l’arma nucleare per se stessi. Perciò questo accordo non migliora l’Iran, peggiora soltanto il medio oriente. Un accordo che dovrebbe prevenire la proliferazione nucleare potrebbe invece provocare una corsa alle armi nucleari nell’area più pericolosa del pianeta. Questo accordo non sarà un addio alle armi. Sarà un addio al controllo delle armi. (…) Una regione dove piccole scaramucce possono provocare grandi guerre sarebbe trasformata in una polveriera nucleare. Signore e signori, sono venuto qui oggi per dirvi che non dovete scommettere la sicurezza del mondo sulla base della speranza che l’Iran migliorerà. Non dobbiamo giocare d’azzardo con il nostro futuro e con il futuro dei nostri bambini. Possiamo rimanere saldi sul fatto che le restrizioni al programma nucleare dell’Iran non siano sollevate finché l’Iran continua la sua aggressione nella regione e nel mondo.

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