cerca

Che cosa significa per l’occidente aver perso Palmira

La conquista dell’Isis di uno dei siti archeologici più famosi del mondo è qualcosa più di una sconfitta simbolica. Intervento di Francesco Rutelli, ex ministro della Cultura.

21 Maggio 2015 alle 12:40

Che cosa significa per l’occidente aver perso Palmira

Le rovine archeologiche dell'antica Tadmur (Palmira)

La conquista di Palmira da parte dell'Isis, incluso il sito archeologico, sta scioccando l'opinione pubblica. La mitica città del deserto è infatti un'icona unica al mondo: dell'architettura e dell'urbanistica ellenistiche, di stratificazioni umane e culturali e di commerci plurimillenari, dell'idea stessa del viaggiare che accompagna l'immaginario moderno. Palmira era stata già colpita, in diverse parti, in precedenti scontri militari: è infatti uno snodo strategico importante in Siria. Cosa accade di nuovo, con l'annunciata presa di possesso da parte dell'Isis? La rovinosa traiettoria della dittatura degli Assad potrebbe cedere il passo al controllo da parte di fazioni profondamente divise, e al ruolo decisivo di Daesh, che ha dimostrato di voler usare strumentalmente sia la demolizione, sia il trafugamento  ed il commercio illecito del patrimonio culturale.

 

Ho incontrato ieri a Doha, Qatar, Anna Paolini, direttrice del Centro dell'Unesco responsabile per tutti i paesi della penisola arabica (incluso lo Yemen, di cui una parte di noi italiani conserva memoria nelle immagini girate da Pasolini in città storiche oggi soggette a bombardamenti e distruzioni gravissime). Ciò che domina la comunità scientifica in questo momento storico è il senso di impotenza. Per la prima volta, il processo contrastato – ma che appariva irreversibile – di accrescimento della volontà e capacità di conservare e far vivere il patrimonio storico-artistico internazionale viene rovesciato. I materiali simbolici – architettonici e scultorei – che possono essere distrutti, vengono distrutti (d'altronde, leggiamo, come ci si potrebbe opporre, se nel contempo vengono spazzate via decine di migliaia di vite umane?). Sotto traccia, un inestimabile patrimonio viene commerciato illegalmente: arricchisce bande criminali o terroristiche e finisce ad ornare ricche abitazioni di chi non teme che certi oggetti possano d'improvviso iniziare a sanguinare. Anche la meritoria opera del nostro amico Maamoun Abdulkarim di trasferire in luogo sicuro le principali sculture ed elementi architettonici irrimpiazzabili di Palmira contiene un doppio elemento: di sollievo; e di tristezza, per la separazione, ormai, di migliaia di opere dai loro contesti, decine di città, siti archeologici, monumenti religiosi e storici: potranno mai tornarvi? Certamente, cresce la responsabilità della comunità internazionale dei Musei: chi voglia comprendere l'immane bellezza di Dura Europos, Siria, oggi può recarsi a scoprirla. Ma nel Connecticut, nel Museo di Yale. Voglio rivendicare l'azione dell'Associazione Priorità Cultura: abbiamo premiato Abdulkarim, che tuttora rischia la sua vita assieme a studiosi e guardiani di Musei in Siria (fu Sandro Gozi, a nome del governo italiano, a consegnargli il Cultural Heritage Rescue Prize).

 

[**Video_box_2**]Contribuiamo a una Campagna internazionale difficile, ma tenace, per la protezione di tutto ciò che sia possibile proteggere. E, assieme alla Fondazione Terzo Pilastro presieduta da Emmanuele Emanuele e ad altri importanti soggetti della cultura e dell'impresa, stiamo lanciando un'iniziativa per avviare, sotto bandiera italiana, una tendenza opposta: quella della salvezza e della ricostruzione di icone del Patrimonio danneggiato in conflitti nel Mediterraneo e nel Medio Oriente. L'unico, possibile, indispensabile Incontro di Civiltà.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi