Cinque princìpi per ripartire

Redazione

La lista della dama della Confindustria inglese merita una lettura

Carolyn Fairbairn, direttrice della Confederation of British Industry (Cbi), la Confindustria britannica, ha pubblicato sul Financial Times un elenco di “cinque princìpi” da seguire per una “riapertura graduale e di successo dell’economia del Regno Unito”. Il governo, con il ritorno di Boris Johnson a Downing Street dopo il ricovero in ospedale a causa del coronavirus (il premier è anche diventato papà, del quinto o del sesto figlio non si sa per certo, ma in ogni caso auguri!), sta ultimando la sua strategia per la ripartenza, navigando tra le divisioni che conosciamo bene: chi vuole aprire in fretta di qui e chi vuole andare cauto di là. La Fairbairn, che iniziò la sua carriera alla Banca mondiale e poi come giornalista dell’Economist, scrive che “l’impazienza non deve essere confusa con la sventatezza: si deve ripartire con molta attenzione”. Preparatevi alla complessità, scrive la dama della Cbi, prima di provare a trovare una sintesi tra le “lezioni imparate in casa e all’estero” e iniziare il suo elenco.

 

Primo: non predisponiamo “un falso scontro tra salute e benessere. Stanno insieme. Senza salute non c’è ripartenza”, e come le ha detto un imprenditore: “Buttami al tappeto una volta e mi rialzo, buttami due e potrei non farcela”. Secondo: costruiamo una fiducia reciproca. Governo, virologi, imprenditori, sindacati e società civile devono essere coinvolti, “abbiamo bisogno di chiarezza, trasparenza e resistenza”. Terzo: organizziamo la ripartenza sulla base della capacità di gestirla. Alcuni settori partiranno prima, così come alcune zone, come prevede il quarto principio: la flessibilità può avvenire soltanto se siamo d’accordo sul quadro d’insieme, un approccio “one-size fits all”, taglia unica per tutti, “non funzionerà”. Quinto: ricostruiamo meglio di prima. Non si deve soltanto ripartire, si deve cogliere l’occasione per investire in sostenibilità, curare le diseguaglianze, dare garanzie ai lavoratori. La Fairbairn è convinta che “la ripartenza è un progetto a lungo termine”, ci vuole “una visione che guardi avanti”. E’ l’ingrediente indispensabile, ed è in enorme scarsità.