L'aspetto competitivo delle fasi due

Renzo Rosati

La ripresa economica e sociale rischia di non essere alla pari, come accadde per l’uscita dalle passate crisi finanziarie. Il nostro motore industriale non ha bisogno di autarchia

Partita in anticipo nelle chiusure l’Italia sta perdendo questo vantaggio. Perché il coronavirus nella sua universalità ha anche un aspetto competitivo che determinerà, più che le fasi 2, la ripresa economica e sociale, che rischia di non essere alla pari come accadde per l’uscita dalle passate crisi finanziarie degli anni scorsi. E’ il dato più interessante dei quotidiani “Set di numeri e grafici” sul Covid 19 elaborati da Gabriele Colasanto e Marco Rossella, già consulenti di Ambrosetti European House e oggi imprenditori nel digitale e nell’online. Il rapporto analizza dati dei servizi sanitari, di università, centri di ricerca e media internazionali.

  

Premettendo che i dati ufficiali sono tutti sottostimati (il che è un male per la conoscenza della diffusione del virus ma è un bene per la sua vera letalità, che è misurata sui tamponi effettuati), l’Italia si avvicina, molto lentamente, a scendere sotto il rapporto di 1 a 1 nel trend di contagiosità, sotto al quale il virus perde efficacia. Il 15 aprile il rapporto era dell’1,03, contro l’1,04 del 4 aprile. La Germania è all’1,04 da 1,05. La Spagna all’1,08 da 1,07. La Francia all’1,05 da 1,13. Il Regno Unito a 1,07 da 1,12. Gli Usa a 1,06 da 1,13. Le differenze tendono ad azzerarsi, compresi i paesi più criticati come Usa e Uk, e con esse inevitabilmente la superiorità del “modello Italia”.

 

Un altro dato importante il nostro maggior focolaio infettivo e quindi handicap per la ripartenza: la Lombardia. La locomotiva d’Italia ha la percentuale di letalità (rapporto tra decessi e contagiati) di 18,1, cioè la più alta del paese ma anche delle macroaree economiche mondiali equivalenti. Che è in tutte superiore alle medie a dimostrazione di quanto influiscano gli spostamenti di mezzi e persone. Ma non ovunque così micidiale: Hubei ha il 4,7 per cento, New York il 3,9, il Michigan il 4,5. In Europa Madrid ha il 13,3; Parigi il 12,6; la Catalogna il 10,3; la Greater London non raggiunge l’uno.

 

Tasso di contagiosità e indice di letalità nelle aree più globalizzate si appiattiscono in Europa il primo, divergono il secondo. Il che ai nastri di ripartenza dell’economia produrrà da una parte standard omogenei negli aiuti; non verrà detto ma è bene prepararsi a questa realtà. Dall’altra un handicap per il nostro motore industriale: che avrà bisogno di più integrazione europea, non di autarchia.

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