Economia
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L'occupazione a gennaio resta (quasi) stabile: i dati Istat
L'Istat registra una riduzione di 34mila unità rispetto a dicembre 2023: si tratta dello 0,1 per cento, ma rispetto a un anno fa la crescita è dell'1,6 per cento. Il mercato del lavoro continua ad avere numeri record, mentre il pil vivacchia. Stabile anche l'inflazione

Foto Ansa
L'Istat ha pubblicato i dati sul mercato del lavoro relativi al mese di gennaio. Nel primo mese del 2024 gli occupati calano rispetto a dicembre 2023, ma aumentano su base tendenziale. L'Istat indica una riduzione di 34mila unità (-0,1%) su dicembre, mese in cui si è registrato un valore record, e una crescita di 362mila unità (+1,6%) su gennaio 2023. Rispetto a un anno fa il trend si conferma dunque in crescita.
In particolare, l'occupazione su base congiunturale cala tra gli uomini, gli under 34, i dipendenti a termine, gli autonomi; cresce invece tra le donne e chi ha almeno 50 anni. Il tasso di occupazione scende al 61,8% (-0,1 punti) su base mensile, quello di inattività sale al 33,3% (+0,2 punti) mentre il tasso di disoccupazione è stabile al 7,2%.
La battuta d'arresto congiunturale di gennaio non incide sui dati generalmente positivi che registra il mercato del lavoro italiano. Sul Foglio ieri abbiamo provato a ragionare sul perchè l’occupazione registra numeri da record mentre il pil continua a vivacchiare. I fattori da tenere in considerazione sono tre: le dinamiche non solo nazionali ma anche europee, la variabile demografica, le specificità dei settori che trainano la crescita.
Il mistero del lavoro senza crescita
Un'altra ipotesi, sostenuta sul Foglio dall’economista Riccardo Trezzi, è che la crescita del pil italiano potrebbe essere sottostimata.
Il puzzle occupati-output: il pil italiano potrebbe essere sottostimato
L'Istat ha poi fornito oggi le stime preliminari sull'inflazione, che a febbraio resta ferma allo 0,8%. La stabilizzazione del ritmo di crescita dei prezzi al consumo, spiega l'Istituto di statistica, si deve principalmente all’affievolirsi delle tensioni sui prezzi dei beni alimentari, non lavorati e lavorati, i cui effetti compensano l’indebolimento delle spinte deflazionistiche provenienti dal settore dei beni energetici. In particolare, si attenua la flessione su base tendenziale dei prezzi dei beni energetici, che a febbraio risale al -17,3% (dal -20,5% di gennaio). Si riduce il tasso di crescita in ragione d’anno dei prezzi del “carrello della spesa” (+3,7%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +2,4% (da +2,7% del mese precedente).

