Giulio Tremonti (foto LaPresse)

Caro Tremonti, chi ha trattato e firmato il Mes è stato proprio lei

Luciano Capone

Quanto agli eurobond, le intenzioni e gli articoli sui giornali non hanno forza di legge. Botta e risposta con l'ex ministro dell’Economia sulle origini del Meccanismo europeo di stabilità

Qualche precisazione a ciò che scrive l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti è necessaria, perché pare che sulle origini del Meccanismo europeo di Stabilità (Mes o Esm) tutti abbiano problemi di memoria. È ovvio che, a quasi 10 anni di distanza, accada tra i cittadini. Ma è davvero strano che gli smemorati siano i protagonisti di quella storia.

 

  

Non so come sia possibile che il prof. Tremonti riesca a dire: "Non ho firmato e non avrei mai firmato questo orrore #Mes". Perché l'11 luglio 2011 l'allora ministro dell'Economia e Finanze Tremonti firmò proprio il trattato istitutivo dell'European Stability Mechanism (Esm o Mes)

 

 

L'istituzione del Mes era peraltro stata già decisa a marzo 2011, con l'Eurogruppo dell'11 marzo (a cui partecipò Tremonti) e con il Consiglio europeo del 25 marzo (a cui partecipò il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi), che modificò l'art. 136 del Trattato Ue proprio per consentire agli stati della zona euro di istituire il Mes. 

  

Successivamente, come detto l'11 luglio 2011, il prof. Tremonti firmò la prima versione del trattato istitutivo del Mes. Poi la crisi del 2011 è precipitata, e già il 21 luglio un altro Consiglio europeo (al governo c'erano sempre Berlusconi e Tremonti) ha introdotto alcuni miglioramenti al Mes. Dopo l'approvazione del six pack, un accordo sempre trattato dal ministro Tremonti, a dicembre 2011 - stavolta il governo era quello di Mario Monti sostenuto dal partito di Tremonti - i leader europei decisero di fare proprie alcune modifiche al testo concordate nel Consiglio europeo del 21 luglio 2011 e di anticipare l'introduzione del Mes di un anno, nel 2012. (Questi atti e queste date sono peraltro ricordati nell’attuale versione del Trattato istitutivo del Mes).

 

Si arriva così, il 2 febbraio 2012, alla firma del secondo trattato del Mes, quello attuale, che emenda in parti non sostanziali la prima versione firmata da Giulio Tremonti. Non si comprende, quindi, perché il ministro Tremonti dimentichi o ripudi il suo ruolo nella costruzione delle istituzioni europee.

 

Deve fare attenzione perché così rischia di non salire sull'Arca di Noè. Infatti, come Tremonti in un’intervista rilasciata sabato al Foglio su altri temi: "Negherei l'accesso [all'Arca di Noè] ai falsi profeti e cattivi maestri, facilmente identificabili perché Google non perdona".

  

La replica di Giulio Tremonti

Ringrazio davvero e molto il Dott. Luciano Capone per avere ricordato il mio "ruolo nella costruzione delle istituzioni europee". È anche per questo che ho difficoltà a condividere la ricostruzione. Partiamo dall’inizio, partiamo dalla lettera ufficiale che il 28 settembre 2008 ho inviato al Ministro Lagarde (semestre di Presidenza francese). Nella lettera, che è agli atti, due punti essenziali: l’assenza nei Trattati europei dell’ipotesi di una “crisi” come rottura di sistema, quale si stava manifestando; di riflesso le esigenze essenziali di gestirla con un Fondo destinato ad emettere eurobond.

 

Su questa base la discussione si sviluppò negli anni successivi all’interno di Eurogruppo ed Ecofin per arrivare infine al Parlamento europeo e qui in specie alla Risoluzione del 23 marzo 2011 relativa al meccanismo di stabilizzazione europea, risoluzione dove al “considerando J” si impegnava l’UE ad agire per creare “un mercato consolidato di eurobond”. Noto in particolare che questa Risoluzione rifletteva una profonda riflessione politica che tra l’altro aveva trovato evidenza nell’articolo “E-bonds would end the crisis”, Juncker-Tremonti, 5 dicembre 2010, Financial Times. Faccio in specie notare che Juncker era il Presidente dell’Eurogruppo ed anche per questo rifletteva in quell’articolo una posizione che si era via via allargata e consolidata all’interno dell’Eurogruppo stesso.  Posso assicurare che Jean Claude Juncker non era un Ministro dell’area mediterranea. In sintesi ed è del tutto evidente in tutto quanto sopra la logica era che la costituzione e l’approvazione del Fondo era preliminare e strumentale rispetto alla emissione di eurobond. Per questa ragione, a quell’altezza di tempo, fu espresso un voto preliminare sul Fondo, dato che questo passaggio era strumentale per l’emissione di eurobond. 

 

Il nesso Fondo-eurobond è saltato con l’arrivo del Governo Monti così che nel 2012 c’è stato il voto definitivo sul MES ma senza eurobond. Che dire poi su quanto è successo dopo il 2012? La stessa auto può essere usata per andare in ufficio o per fare una rapina. A partire dal 2012 il MES è stato utilizzato bene in Irlanda, Portogallo, etc. Ed invece malissimo in Grecia, teatro delle terribili gesta della sua Troika. Da allora, per un quinquennio, il MES si è ritirato nell’ombra come uno zombie. Nell’autunno dell’anno scorso è riapparso animato dalla idea europea di assegnargli nuove missioni, ma il passare del tempo non è stato sufficiente per dimenticare quello che ha fatto in Grecia e per ignorare quanto ancora potrebbe fare di male in altri Stati europei. 

  

Per questo mi pare che molto bene abbia fatto e faccia in Parlamento l’opposizione a votare comunque contro il MES. Tutto quanto sopra trova un preciso e pieno riscontro in Google. Mi dispiace per Capone, ma se continua così, avrà notevoli difficoltà ad imbarcarsi sull’Arca di Noè.

  

La controreplica

Ringrazio il prof. Giulio Tremonti per la replica. La risposta è articolata, ma non smentisce la mia ricostruzione e quindi neppure il suo assenso al trattato istitutivo del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), da lui firmato l'11 luglio del 2011.

 

Che il prof. Tremonti fosse e sia un fervente sostenitore degli Eurobond è noto. Ma per quanto convinte, le intenzioni non hanno forza di legge. E neppure lo distinguono dai suoi successori, che sono stati tutti sostenitori degli Eurobond, incluso ovviamente il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Quanto al resto, il prof. Tremonti – che pure è un giurista – sembra non considerare la gerarchia delle fonti. Una lettera alla Lagarde, come un articolo a favore degli Eurobond scritto con Juncker sul Financial Times – per quanto atti politici rilevanti – non hanno forza di legge. Allo stesso modo, un "considerando" contenuto in una "risoluzione" del Parlamento europeo – per quanto politicamente significativo – non è esattamente una fonte primaria. Per introdurre gli Eurobond, come abbiamo poi visto, servivano atti più stringenti in Eurogruppo e Consiglio europeo.

 

Solo un ingenuo, e il prof. Tremonti non lo è, avrebbe potuto pensare che lettere, articoli sui giornali e un "considerando" potessero essere la base politico-legale per gli Eurobond. E che il Mes (un trattato internazionale) fosse "preliminare e strumentale" agli Eurobond. Nessuno lo credeva all'epoca (tanto che il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schäuble bocciò immediatamente la proposta Juncker-Tremonti) e nessuno lo crede ora. E infatti nel trattato istitutivo del Mes, firmato da Tremonti, non c'era alcun riferimento agli Eurobond.

  

Il governo Monti, sostenuto dal Pdl e dallo stesso Tremonti, non ha fatto saltare alcun "nesso Mes-Eurobond", perché questo nesso non esisteva se non nelle intenzioni o nei desideri del prof. Tremonti, che non aveva ottenuto gli Eurobond pur impegnandosi in Europa su pareggio di bilancio, six pack e Mes. Quindi, in sintesi. Il prof. Tremonti era favorevole al Mes? Sì. Ha votato l'istituzione del Mes? Sì. Il prof. Tremonti era favorevole agli Eurobond? Sì. Ha ottenuto gli Eurobond? No.

  

Quando Noè costruì l'Arca, prima di imbarcarsi, fece attenzione che non ci fossero falle.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali