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Il domani sarà ricco. Prepariamoci al prossimo gigantesco boom

Una nuova e magnifica competizione globale a ritmi forsennati vendicherà queste ore drammatiche. Coraggio

19 Marzo 2020 alle 19:38

Il domani sarà ricco. Prepariamoci al prossimo gigantesco boom

(foto LaPresse)

E’ la vendetta dell’economia finanziaria, dei banchieri, dei sorosiani di tutte le risme, fra l’altro. Nel 2008 il presupposto ideologico della crisi fu questo: le cose andavano talmente bene sul terreno che lo speculatore infido nel suo delirio di onnipotenza s’inventò tutte quelle gabole fictional di denaro contro denaro, titoli contro titoli senza contropartita nella realtà, e ci mise tutti nei pasticci. Ora la finanza internazionale si è rivelata innocente, bambina tremolante in un primo stadio, vittima dell’economia reale chiusa...

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Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • Giovanni Attinà

    20 Marzo 2020 - 12:36

    Per adesso quello che conta è la salvaguardia della salute di tutti. Poi avremo tempo per agire per la ricostruzione economica. Altre alternative non esistono, perché altrimenti la depressione e l'ansia sono di casa. Ricordiamoci della storia d'Italia: dopo l'ultima guerra sembrava tutto perduto, poi c'è stata la grande ripresa. Per andare più indietro ci sono state varie fasi storiche dove si è visto che , dopo la caduta, c'è la fase successiva di alzarsi e combattere in modo più intenso.La speranza del resto deve essere la nostra bandiera e le considerazioni di Giuliano Ferrara sono da condividere.

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  • emiliosisi

    20 Marzo 2020 - 09:44

    Non c'è dubbio; ha ragione Ferrara: ci sarà un boom, come sempre. Il nodo sta che ogni paese lo affronterà con le strutture e la cultura propri. Così continueremo a salvare le aziende, a fare assistenzialismo, a garantire "il successo formativo" nelle scuole. La forbice con gli altri paesi si allargherà.

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    • Skybolt

      20 Marzo 2020 - 11:21

      Gentilissimo, "salvare le aziende", visto il livello sistemico della crisi, vuol dire salvare la società e lo Stato. Ha fatto due conti? Evidentemente no.

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  • In77rn

    20 Marzo 2020 - 09:37

    In realtà dobbiamo scegliere tra far correre liberamente la Grande Mietitrice a far pulizia (del virus) per qualche mese o tenercelo come malattia cronica e invalidante per anni e anni. Forse la prima scelta si rivelerà inevitabile, a meno di non trasformare il mondo in un grande carcere in cui tutti ci infetteremo comunque. Alla fine la somma dei caduti sarà uguale, anzi nel secondo caso avremo carestie, povertà e anarchia. E dire che fino ad oggi ogni giorno migliaia di vecchi e malati italiani sono morti da anni nella solitudine e indifferenza più totale. Ora sotto la bandiera comune, tutti moriremo per il virus in un formidabile boom?

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    • mristoratore

      20 Marzo 2020 - 12:20

      Non è detto. Nel giro di mesi potranno essere disponibili cure e soprattutto vaccini. In questo caso aver resistito si dimostrera vincente. Un po' come la linea di Churchill : alla fine arrivarono gli americani

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    • emiliosisi

      20 Marzo 2020 - 10:01

      Sono d'accordo al 100%

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  • Caronte

    20 Marzo 2020 - 09:25

    Ancora non sappiamo quando finirà e come ci lascerà questa nostra accompagnatrice epidemia; in secondo luogo, avremo una pluriennale caduta della domanda, soprattutto per quanto riguarda gli oggetti inutili che sono quelli che danno più margine all'industria; in terzo luogo, se come penso la presente situazione si dovesse trascinare a lungo e con effetti molto sensibili, cambieremo un po' tutti i nostri punti di vista che a ieri apparivano scontati. A mio parere si, ci sarà un boom ma non come lo immaginiamo noi, secondo i nostri parametri attuali

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