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Perché le Borse sono così volatili? Perché sentono che nessuno sa cosa fare

In Europa i listini vanno in altalena. Una sola cosa è sicura: bloccare tutto peggiora le cose. L'Ue corre ai ripari e autorizza aiuti di stato alle imprese in difficoltà

L'Europa rimbalza, anzi no. La mattinata era iniziata con le principali piazze europee in ripresa dopo la giornata negativa di ieri, quando erano state spinte verso il basso dai timori della rapida diffusione del coronavirus sia nel resto d'Europa sia negli Stati Uniti. Stamattina Piazza Affari era risalita con un più 4,3 per cento sotto l'impulso del comunicato dell'Eurogruppo di ieri - che si è impegnato a prendere qualsiasi iniziativa per supportare l'economia dell'Eurozona - e dopo il nuovo divieto della Consob di vendita allo scoperto di 20 titoli azionari. 

 

Tutto bene, fino a quando le Borse europee - Piazza Affari compresa - non hanno ripreso a scendere (Londra ha perso l'1,58 per cento, Milano lo 0,78 per cento, Francoforte l'1,3 per cento, Parigi lo 0,45 per cento). Poi di nuovo, in una mattinata di altalene, le piazze europee sono tornate in positivo. Piazza Affari è salita dell'1,6 per cento, Madrid del 2,9 per cento. In positivo anche Parigi (più 0,3 per cento), mentre Francoforte si è avvicinata all'equilibrio (meno 0,2 per cento).  

 

Dopo le scuse di Christine Lagarde per le parole infelici rivolte due giorni fa in conferenza stampa, la Bce ha promesso di essere pronta a fare di più per quanto riguarda il suo sforzo nell'acquisto di bond. Ma gli investitori sperano che alle parole seguano i fatti. La settimana scorsa, la Bce aveva promesso acquisti di bond con il sistema del Quantitative easing pari a 120 miliardi di euro per il 2020, con un ritmo di acquisti pari a 20 miliardi al mese, ben al di sotto del picco di 80 raggiunto nei momenti più difficili della crisi economica. 

 

A preoccupare di più, ovviamente, sono i mercati più fragili come quello italiano, dove lo spread ha raggiunto quote considerevoli e dove mancano ancora misure fiscali idonee a tenere sotto controllo i conti pubblici (un problema per la verità che riguarda anche altri paesi, come il Portogallo e la Spagna). 

 

Il malessere dei mercati si è spinto fino agli Stati Uniti, dove cinque giorni fa Wall Street ha raggiunto il punto più basso dal 1987. Il taglio del costo del denaro è stato accolto favorevolmente dai mercati, ma l'impressione è che non basti. Spiegano gli investitori che i mercati resteranno volatili almeno fino a quando Europa e Stati Uniti non dimostreranno di potere gestire la situazione. "La Federal Reserve non può risolvere questa crisi: non può mettersi a stampare abbastanza moneta per assicurare che la gente non si infetti di coronavirus", ha spiegato al New York Times il giornalista finanziario Matt Phillips. I mercati insomma sono interessati da altalene che dipendono dalla paura che nessuno riesca a governare la crisi: "Quello che a Wall Street vogliono vedere sono numeri. E se non ci sono numeri che funzionano, allora Wall Street non sa cosa fare", ha detto ancora Phillips. 

 

Ma cominciano a esserci seri dubbi anche sull'esistenza di politiche fiscali o monetarie davvero in grado di mitigare gli effetti dell'epidemia. Jim Reid, strategist di Deutsche Bank, ha detto al Financial Times che "al suo picco, l'impatto del Covid-19 sull'economia globale sarà peggiore di quello che c'era stato durante la crisi finanziaria". L'unica certezza è che imporre blocchi all'economia non farà che peggiorare le cose: per questo l'Ue ha oggi autorizzato aiuti di stato fino a 500 mila euro per le imprese in difficoltà. "Il linguaggio simile a quello dei tempi di guerra va bene per i politici. In tempi di guerra la produzione è massimizzata. Ma con le chiusure la produzione invece è minima", ha sintetizzato al FT Paul Donovan, capo economista di Ubs.

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