La propaganda sul Mes e il caso Cannata

Luciano Capone

La campagna sovranista contro il Meccanismo europeo di stabilità è un florilegio di balle, ignoranza e manipolazione delle parole dei tecnici

Roma. La battaglia sovranista contro il Mes marcia spedita, facendo uso di tutto il repertorio della propaganda: dalle affermazioni palesemente false – “Il Mes è un istituto privato” ripete da giorni Matteo Salvini, senza che nessuno gli faccia notare che è una balla – al più subdolo uso di dichiarazioni altrui, in particolare di esponenti autorevoli, che, sapientemente manipolate e decontestualizzate, vengono trasformate in bocciature della riforma del Mes. E’ accaduto con alcune parole del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, con l’incauta dichiarazione – poi prontamente rimangiate – del presidente dell’Abi Antonio Patuelli e con un articolo di Maria Cannata, ex direttrice del dipartimento del debito pubblico del Tesoro. Quest’ultimo è un caso davvero interessante.

 

Maria Cannata, già dirigente generale del Mef dove per quasi un ventennio ha gestito l’enorme debito pubblico italiano attraverso gravi crisi politiche e finanziarie, il 6 luglio 2018, in una delle sue rare uscite pubbliche, scrisse un articolo su lavoce.info dal titolo “Nuove clausole per le crisi del debito: rischio circolo vizioso” in cui metteva in guardia dalla sostituzione delle “Cacs dual limb” con le “Cacs single limb” – le clausole di azione collettiva previste dalla riforma del Mes che renderebbero più ordinata una ristrutturazione del debito attraverso una singola votazione dei creditori (anziché due) – in quanto: “Segnalerebbe una probabilità più elevata di incorrere in una ristrutturazione, innalzando la percezione di rischio per i bond sovrani europei, soprattutto di quei paesi con più elevato rapporto debito-pil”. Come l’Italia.

 

Questo articolo della Cannata viene usato da tutti gli esponenti del mondo sovranista, dalla Lega a Fratelli d’Italia, per dimostrare la necessità di fermare la riforma del Mes. “Maria Cannata ha definito questo accordo un incentivo e un rischio per chi ha bond sovrani europei perché potrebbe portare a un innalzamento dello spread”, ha dichiarato Adolfo Urso, rivolgendosi al ministro dell’Economia in audizione al Senato. Gualtieri ha risposto che era in corso un “processo manipolatorio” che trasforma “affermazioni fuori contesto” in posizioni contro questa “specifica riforma del trattato”. E ha avuto buon gioco nel segnalare che l’articolo della Cannata non può essere una stroncatura della riforma del Mes perché “è precedente a questo trattato”. L’articolo è del luglio 2018 e i primi termini di accordo sulla riforma del Mes ci saranno a dicembre: “Prendere una frase del luglio 2018 e fuori contesto, e dire che questo trattato produce quegli effetti, è dire una cosa falsa e manipolatoria”.

 

Al di là dell’incoerenza temporale e della citazione manipolata del testo, ciò che è rilevante, e che non è emerso nell’audizione del ministro dell’Economia, è proprio il “contesto”. Quando e perché la Cannata, generalmente lontana dai riflettori, scrive quell’articolo allarmista rispetto alle proposte in discussione in Europa? Siamo agli inizi di luglio, nel pieno del marasma del governo gialloverde, con il mercato devastato dalle uscite dei due partner di governo: da un lato Di Maio che minaccia l’impeachment contro Mattarella, dall’altro Salvini che minaccia l’uscita dall’euro, entrambi che promettono di sfondare i parametri sul deficit. In poche settimane lo spread è schizzato verso l’alto, con una rapidità che ricordava la crisi del 2011, spinto dalle proposte sconsiderate sulla cancellazione del debito pubblico in mano alla Bce, sui piani B e sui minibot. Tutte mosse che preludono all’uscita dall’euro.

 

Non è un caso se nelle settimane precedenti – il 29 maggio e il 16 giugno – Maria Cannata scrive sempre su lavoce.info due articoli contro i minibot: “Sarebbero una moneta alternativa all’euro e altro debito per lo stato, esperimenti destinati a fallire”. Da un lato c’era chi al governo giocava col fuoco dell’uscita dall’euro, dall’altro da parte soprattutto tedesca erano sul tavolo proposte di riforma del Mes che prevedevano una ristrutturazione automatica del debito in caso di richiesta di aiuto e l’introduzione immediata, già a partire dal 2019, delle “Cacs single limb” che rendono la ristrutturazione più semplice e ordinata. In quel momento in cui i mercati ritenevano possibile un’uscita dell’Italia dall’euro, quelle modifiche sembravano fatte appositamente per prepararsi a una crisi del debito italiano alimentandone l’aspettativa. Era come se di fronte a un governo che minaccia di uscire dall’euro, l’Europa lo accompagnasse alla porta. E’ in questo contesto, di allarme rispetto alle iniziative del governo grilloleghista, che l’ex direttrice del debito scrive l’articolo contro i minibot e poi contro la riforma delle Cacs. Poi il negoziato sul Mes, successivo a quell’articolo, ha cambiato molte criticità: dall’eliminazione della ristrutturazione automatica del debito all’introduzione delle Cacs non più nel 2019 ma entro il 2022. Due modifiche che, insieme al cambio di governo, hanno trasformato il contesto. L’intervento della Cannata non era contro il Mes, ma contro i no euro al governo che – loro sì – rischiavano di far ristrutturare il debito pubblico. D’altronde, uscire dall’euro serve proprio a quello.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali