Dazi amari per la Coldiretti

Sempre favorevole alle barriere (proprie), ora scopre il lato oscuro del protezionismo

La Coldiretti è preoccupata per i dazi, quelli che gli Stati Uniti di Donald Trump potrebbero imporre sulle merci europee al termine della lunghissima contesa al Wto per gli aiuti concessi dall’Unione europea al consorzio Airbus. “Tutto nasce da un’accusa di concorrenza sleale nel settore aerospaziale che gli Stati Uniti muovono ad Airbus – dice il presidente dell’organizzazione degli agricoltori –. Mentre la loro rappresaglia riguarda invece un settore, quello dell’agroalimentare, che con gli aerei non c’entra niente e nel quale noi siamo i primi esportatori tra i paesi europei”.

 

La preoccupazione è giusta, anche perché i contraccolpi potrebbero essere ingenti, ma è sorprendente che arrivi dalla Coldiretti, che negli anni si è sempre opposta a tutti gli accordi commerciali di libero scambio e ha portato avanti richieste continue di dazi e barriere su decine di prodotti “concorrenti”. Ad esempio, la Coldiretti si è schierata insieme ai partiti sovranisti contro il Ttip, l’accordo commerciale con gli Stati Uniti che avrebbe proprio dovuto abbattere i dazi. E ancora oggi si oppone alla ratifica del Ceta, un accordo che pone standard comuni, annulla barriere non tariffarie ed elimina il 99 per cento dei dazi, riconoscendo inoltre 41 certificazioni Dop/Igp che da sole valgono oltre il 90 per cento dell’export italiano. Allo stesso modo la Coldiretti si è schierata contro la riduzione dei dazi sull’olio tunisino o sulle arance marocchine, mentre ha elogiato l’Unione europea quando ha imposto dazi sull’importazione di riso dalla Cambogia e dalla Birmania.

 

Insomma, la linea della Coldiretti è: sì ai dazi sugli altri, no ai dazi su di noi. Che è una linea abbastanza incoerente, primo perché difficile da far accettare agli altri e secondo perché le guerre commerciali, come adesso pare scoprire la Coldiretti, si sa come iniziano e non si sa come né quando finiscono. E nel mentre colpiscono i settori in maniera trasversale. Se non si vogliono la cooperazione e l’abbattimento delle barriere, poi è inutile lamentarsi delle rappresaglie. La morale è una: se ognuno pensa ai dazi suoi, poi sono dazi amari per tutti.

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