Teresa Bellanova (foto LaPresse)

“Non aumentiamo le tasse in nome dell'ambiente”. Bellanova a ruota libera

David Allegranti

Ogm da non demonizzare e Ceta da difendere. Parla il ministro dell’Agricoltura

Roma. Intanto una notizia: c’è almeno un ministro del governo giallo-rosé – in questo caso una ministra – che vuole ridurre le tasse anziché inventarsene di nuove (tra merendine e voli, ormai, è una gara): Teresa Bellanova, titolare delle Politiche agricole, alimentari e forestali. Dice Bellanova al Foglio: “Noi le tasse dobbiamo ridurle, non aumentarle. Abbiamo detto che bloccheremo l’Iva, bene: questo governo vince la sua sfida se è in grado di gestire la complessità e garantire l’abbassamento delle tasse”. Citofonare al ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che vuole aumentare le tasse sul gasolio agricolo. Ma procediamo con ordine. Partiamo dal nuovo partito, Italia Viva. “Per ogni iscritto, sarà piantato un albero, quindi speriamo di piantarne tantissimi; alla Leopolda pensiamo di presentare lo statuto e il lancio del tesseramento”. Italia Viva, dice Bellanova, “è una start-up della politica. Vogliamo mettere al centro uomini e donne, nel nostro partito ci sarà una gestione paritaria. Una risposta alla misoginia che c’è nell’indirizzo politico del paese. Lo voglio dire chiaro: c’è una assenza di donne nei ruoli apicali, partiti compresi. Abbiamo fatto una legge per garantire presenza femminile nei ruoli dirigenziali delle imprese ma poi quando ci sono le trattative per formare il governo a trattare ci vanno solo i maschi. Così la politica rischia di perdere credibilità. Da noi, intanto, i gruppi parlamentari saranno guidati da una donna e da un uomo”. C’è poi una questione “identitaria”, dice Bellanova, che riguarda il profilo del nuovo partito. “Deve essere una forza riformista”. Che vuol dire però riformista?, chiediamo a Bellanova. “Un partito riformista non può essere massimalista. E’ un partito che prende atto che il paese è bloccato e si muove per rimuovere in grande parte quel blocco. Un partito riformista sa che il mondo del lavoro è cambiato. Oggi sappiamo che il settanta per cento dei bambini che vanno a scuola faranno un lavoro che oggi non siamo in grado di immaginare”. 

 

 

Dunque, dice Bellanova, “non possiamo tenere la testa rivolta all’indietro, dobbiamo dotarci di strumenti che garantiscano i diritti sociali, per questo serve una legislazione e una elaborazione politica adeguate”. Per dire, “ci sono ancora ampie fasce della popolazione che non hanno una copertura per il sostegno al reddito nel momento in cui perdono il lavoro o hanno una pausa dal lavoro. Dobbiamo garantire maggiori tutele per il reddito, e in parte lo abbiamo fatto con il governo di Matteo Renzi. Nel Pd sul tema c’è stata una polemica molto dura nei confronti di Renzi e non sono stati riconosciuti questi risultati, c’è stata una torsione massimalista”. Invece, dice Bellanova, è inutile fissarsi su strumenti del passato, “massimalisti” appunto. Un esempio: “L’articolo 18 ai rider non dice niente”. Ci sono poi le partite Iva, che vogliono rimanere tali e quelle fittizie che vanno invece tutelate perché devono entrare nel mondo del lavoro dipendente, aggiunge la ministra. “In definitiva, un partito riformista non mette in contrapposizione, in questo secolo, i diritti civili e i diritti sociali”.

 

Veniamo al governo. Il M5s è contro il Ceta, così come Coldiretti. Il trattato commerciale con il Canada rischia di essere la nuova Tav? “Il Ceta è uno strumento, è stato adottato in Europa ed è in vigore. Io dico: abbassiamo i toni, perché le polemiche non portano ad affrontare le criticità, se criticità ci sono, ma solo di cristallizzare le posizioni. Come ho detto al mondo della rappresentanza imprenditoriale e delle organizzazioni sindacali che ho incontrato in queste settimane, il Ceta c’è, ci sono dei dati e noi possiamo cominciare a fare il punto sui risultati con i dati alla mano. Io sono abituata a lavorare in questo modo, sono una persona molto concreta. Ci sono delle criticità sulla base delle quali dobbiamo andare in Europa a chiedere delle modifiche? Benissimo. Questo è un lavoro che sono disposta a fare. Per il resto, se io dicessi cancelliamo o manteniamo l’accordo sarei una persona che parla senza cognizione di causa”. Quanto agli Ogm – altra questione sulla quale c’è agitazione in certi mondi, dai Verdi al M5s – Bellanova dice: “In Italia gli Ogm sono vietati e sono vietati in 18 paesi europei. Discutere di Ogm è discutere del passato remoto. Dobbiamo avere invece una grande attenzione alla ricerca e all’innovazione. Dobbiamo aiutare il settore agricolo a essere competitivo, nel rispetto dell’ambiente e a vantaggio di uno sviluppo socio-ecosostenibile. Se ci sono interventi che, attraverso la ricerca ma senza fare produzioni Frankenstein, permettono di rendere un seme meno deperibile, non dobbiamo precluderci questa via. Io non ho già un decreto pronto, dico ‘confrontiamoci’”. Il governo e quindi le forze della maggioranza, dice Bellanova, devono concentrarsi su ciò che può aiutare il settore agricolo in Italia. Che deve diventare, dice la ministra, centrale nell’agenda e attrattivo. “Noi vinciamo la nostra sfida se portiamo i giovani in agricoltura. E li portiamo se c’è quella attenzione, oggi superiore rispetto al passato, alle crisi climatiche o al vivere nel verde, ma anche se a questi ragazzi e ragazze non presentiamo un futuro fatto solo di lavoro faticoso e di sfruttamento; il settore è fatto sì di fatica e di tanto impegno, ma chi ci lavora deve essere messo in condizione di vivere con un reddito dignitoso. Io investirò molto sui giovani che vogliono entrare nel mondo dell’agricoltura. Quando parlo di paese bloccato mi riferisco, all’interno di questo settore, ai ragazzi e ragazze che non vedono questo come un settore attrattivo. Lo deve però diventare”. E come? “Dal punto di vista economico. Altri settori, come il manifatturiero o l’innovazione tecnologica, garantiscono uno stipendio dignitoso. Io devo poter andare da un giovane o una giovane che hanno studiato, acquisito competenze e formazione d’eccellenza e dire: ‘In agricoltura puoi realizzare il tuo futuro e lavorare con gratificazione’. Bisogna lavorare perché diventi un approdo attrattivo, non solo nel passaggio generazionale. Se vuoi un’agricoltura sempre più di qualità devi poter attrarre nuove generazioni e competenze”.

 

Il ministro Costa (M5s) vuole aumentare le tasse sul gasolio agricolo, Bellanova che ne pensa? “Noi non abbiamo concertato alcun decreto. Quindi intanto partiamo da questo. Non c’è un decreto. E, aggiungo, noi le tasse le dobbiamo ridurre, non aumentarle. C’è stato un aumento del costo della materia prima, quindi anche del costo dei carburanti per tutti i consumatori. Se parliamo di rilancio del settore agricolo, se parliamo di terre che devono essere coltivate, perché le terre abbandonate sono una dissipazione di opportunità per quanto riguarda il ritorno economico e un disastro per la sicurezza del paese – un campo incolto è un contributo ad aumentare la crisi del clima e un contributo ad aumentare le situazioni emergenziali –, ecco, per fare questo abbiamo bisogno di non aumentare i costi di chi sta in prima linea e combatte per cercare di far quadrare i conti”. Oltretutto, “il trattore elettrico non è stato inventato, quindi non è che portiamo le persone a scegliere un’alternativa diversa, diciamo solo che aumentano i costi. Meglio fare una dichiarazione in meno sui giornali e un approfondimento in più”.

 

Il Foglio si è occupato spesso di Xylella. Che approccio avrà il governo? “Ci stiamo impegnando per fare avere, dal primo gennaio 2020, una parte di quei 300 milioni destinati agli imprenditori, ai frantoiani e ai vivaisti. Non c’è solo il problema della Xylella, ma anche della cimice asiatica, che sta producendo un grande disastro nel Nord nelle produzioni fruttifere. Ce ne occuperemo”. Lei sembra avere un approccio scientifico alle questioni. C’è chi invece nel governo – come Lorenzo Fioramonti – prende Vandana Shiva come consulente... “Sono sempre stata convinta che per affrontare la Xylella non c’è bisogno di abbracciare gli alberi secchi, perché fa solo danni. E infatti il Salento è purtroppo una grande distesa di alberi secchi. Dobbiamo avere amore per il territorio, rigenerandolo e utilizzando il meglio che la ricerca ci mette a disposizione”. Non con i santoni, insomma.

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  • David Allegranti
  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.