Imprenditori, non satanassi

Redazione

L’assoluzione di Fabio Riva a Milano cambia la narrazione del dissesto Ilva

L’assoluzione perché “il fatto non sussiste” di Fabio Riva, uno dei componenti della famiglia ex proprietaria dell’Ilva di Taranto, dall’accusa di bancarotta fraudolenta del Gruppo costringerà i media a stravolgere la narrazione degli ultimi anni riguardo ai primi produttori d’acciaio italiani oggetto di una demonizzazione diffusa perché, tra l’altro, descritti ingiustamente come cattivi imprenditori che non facevano investimenti per l’ambiente.

 

In attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado del giudice di Milano Lidia Castellucci, si capisce che il dissesto dello stabilimento siderurgico di Taranto non è stato generato dalla gestione dei Riva, bensì si è prodotto con la gestione commissariale subentrata dopo il sequestro giudiziario monstre del luglio 2012, genesi della crisi industriale. I Riva non sono da considerare responsabili del dissesto dell’acciaieria in quanto lo stato di insolvenza viene dichiarato nel 2015 a un anno e mezzo dal commissariamento, risalente al 2013, quando il governo Letta consegnò il gruppo dei Riva alla gestione commissariale per decreto. All’epoca, con i Riva, l’Ilva era solvente, aveva un patrimonio netto di 4 miliardi e un rating buono (BBB+).

 

Una condotta antecedente il commissariamento di cui tenere conto, soprattutto perché è solo con la gestione commissariale che l’Ilva comincia a perdere 70-80 milioni al mese per il semplice motivo che viene quasi dimezzata la produzione tenendo fissi i costi – così fallire è matematico. Con i Riva l’azienda marciava, in quindici anni erano stati investiti oltre 3 miliardi su Taranto, e post sequestro erano stati programmati investimenti da 1,1 miliardi per introdurre – da subito, sette anni fa – le migliori tecnologie per abbassare l’impatto ambientale. Dopo l’esproprio dell’azienda ai Riva da parte dello stato si è generato il dissesto, il siderurgico è stato ceduto a un gruppo straniero, ArcelorMittal, e i miglioramenti tecnologici sono un work in progress che richiederà ancora quattro anni (almeno) per essere completato. Il Gruppo Riva con i suoi stabilimenti in nord Italia, Germania e Francia se la cava bene. Se l’Ilva invece è in crisi costante non è per colpa loro.

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