Nel menù Rustichelli il male è la concorrenza fiscale (degli altri)

Luciano Capone

Patent box, poll tax per i paperoni, flat tax per pensionati e lavoratori stranieri. Pure l’Italia fa competizione fiscale “sleale”?

Roma. Come già accaduto con il discorso del presidente della Consob Paolo Savona, anche il nuovo presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli ha usato la sua prima relazione annuale per criticare l’Unione europea. Nel caso di Savona l’oggetto delle speculazioni intellettuali era l’architettura dell’unione monetaria, in quello di Rustichelli il regime fiscale disarmonico. In comune nelle due critiche c’è il fatto che i difetti europei penalizzerebbero l’Italia e che sono entrambi temi al di fuori del raggio di azione delle due Authority.

 

Per il presidente dell’Autorità garante della Concorrenza uno dei problemi più grandi è la concorrenza, di tipo fiscale, definita una “malsana competizione frutto di egoismi nazionali”. Così paesi come Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito, grazie ad aliquote inferiori, attirano investimenti e raccolgono una quota di imposte sulle società superiore all’Italia. Rustichelli dice che “l’Italia è certamente uno dei paesi più penalizzati”, cita l’esempio di Fca che ha trasferito la sede fiscale e legale a Londra e in Olanda e ricorda che a beneficiare della concorrenza fiscale sono “le più astute multinazionali” mentre le imprese italiane con “comportamenti fiscali lodevolmente etici” sono svantaggiate. Inoltre, dice Rustichelli, la concorrenza fiscale sleale si estende sempre più nei confronti di lavoratori possessori di grandi capitali ed “emigrati previdenziali”. La riflessione italiana sui temi della concorrenza in ambito europeo è interessante, anche perché in seguito all’accordo sulle nomine europee di ieri è possibile che all’Italia tocchi indicare il prossimo Commissario europeo Antitrust (sarebbe il secondo dopo Mario Monti).

 

Oltre al fatto che Rustichelli si lamenti della concorrenza, di paradossale nella sua relazione c’è il fatto che tutti questi comportamenti fiscali “sleali” attribuiti ad altri paesi europei sono praticati anche dall’Italia. Facciamo qualche esempio. Sullo stesso registro lessicale e intellettuale usato dal presidente dell’Antitrust, il premier Giuseppe Conte nella sua lettera all’Europa per evitare la procedura d’infrazione aveva attribuito la difficoltà dell’Italia a ridurre il debito pubblico all’uso “spregiudicato del ruling, dei patent boxes, del treaty shopping” da parte di alcuni stati membri dell’Unione. Ebbene, anche in Italia c’è il “patent box” denunciato da Conte, un’agevolazione che consiste nell’esenzione del 50 per cento dei redditi derivanti dall’uso di beni immateriali originali (brevetti industriali, software, know-how) per favorire investimenti in ricerca e sviluppo. Il regime italiano è uno dei più generosi e per un periodo ha incluso anche l’agevolazione per i marchi, poi eliminata proprio perché considerata una pratica fiscale dannosa dall’Ocse e quindi a rischio censura.

 

Un caso di quella che Rustichelli definisce “concorrenza sleale fiscale” estesa ai “possessori di grandi capitali” è quella che è stata battezzata come “flat tax per i Paperoni”, introdotta due anni fa dal governo Gentiloni-Padoan e mantenuta dai gialloverdi. In realtà non è una flat tax, non c’è un’aliquota unica, si tratta più correttamente di una poll tax, ovvero di un’imposta fissa da 100 mila euro su tutti i redditi prodotti all’estero riservata agli stranieri che intendono spostare la propria residenza in Italia. L’obiettivo, esplicitamente dichiarato, è quello di attrarre in Italia, attraverso una tassazione di favore, individui ricchi di capitale umano e finanziario.

 

Le accuse di Rustichelli potrebbero rivolgersi anche al decreto Crescita appena approvato, che all’articolo 5 sul “rientro dei cervelli” prevedono forti agevolazioni fiscali sui redditi da lavoro e sui redditi d’impresa per chi dall’estero decide di trasferirsi in Italia, e l’agevolazione è ancora maggiore per chi si trasferisce nel Mezzogiorno. Anche quando Rustichelli si scaglia contro gli altri paesi che alimentano il “fenomeno degli emigrati previdenziali” che costringe l’Inps a pagare pensioni all’estero, probabilmente non ha notato l’ultima legge di Bilancio in cui, su input del leghista Alberto Bagnai, è stata introdotta una flat tax super agevolata del 7 per cento per i pensionati che dall’estero si trasferiscono nei paesi inferiori ai 20 mila abitanti del Meridione. La concorrenza fiscale la fanno tutti, è anche uno dei cardini della sovranità nazionale. Se l’Italia decide di attirare i pensionati per ripopolare l’Appennino, anziché le multinazionali che investono in innovazione è solo una scelta politica e di sviluppo.

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  • Luciano Capone
  • Cresciuto in Irpinia, a Savignano. Studi a Milano, Università Cattolica. Liberista per formazione, giornalista per deformazione. Al Foglio prima come lettore, poi collaboratore, infine redattore. Mi occupo principalmente di economia, ma anche di politica, inchieste, cultura, varie ed eventuali