La Corte dei conti boccia la flat tax: "Gravi gli effetti sul debito"

Renzo Rosati

La spesa pubblica è fuori controllo e il debito al limite della sostenibilità. Serve una riforma fiscale, ma non in deficit

Una spesa pubblica in aumento nel 2018 che rischia di andare fuori controllo quest’anno, e un indebitamento statale “ai limiti massimi della sostenibilità” che colpirà le generazioni future, per molti decenni. E’ il responso della Corte dei conti nel “Rendiconto generale dello stato per l’esercizio finanziario 2018”. Che però guarda anche all’anno in corso, in particolare per il debito e la spesa pubblica, ed entra nel merito delle riforme di cui parla il governo gialloverde. La Corte considera una priorità la riforma fiscale ma prende vistosamente le distanze dallo shock promesso da Matteo Salvini, la flat tax, perché in deficit e poco chiara nei contenuti.

    

“L'indebitamento del Tesoro – ha detto il procuratore generale Alberto Avoli – ha un costo finanziario gigantesco, in senso di corresponsione di interessi, di perdita di credibilità del sistema paese, di ostacolo alle politiche di sviluppo. Non può essere incrementato a dismisura. Il debito italiano ha probabilmente raggiunto i limiti massimi di sostenibilità non tanto con riferimento ai parametri europei, di per sé fin troppo rigidi, salvo però il ricorso alla flessibilità negoziata dei singoli Stati, quanto per le ragioni indefettibili proprie dell'economia e della storia. Il debito attuale finirà con il colpire le generazioni future, forse addirittura tre o quattro. E’ evidente che per recuperare il debito occorre produrre la ricchezza necessaria e per produrre la ricchezza necessaria occorre impiegare risorse”.

      

L’altro grande motivo di allarme è l’andamento della spesa. Dice il presidente delle sezioni unite Ermanno Granelli: “Elementi ulteriori di preoccupazione e nuove tensioni sembrano emergere da una attenta lettura delle tendenze della spesa statale”. Scorporando dalla spesa statale operazioni straordinarie come salvataggi bancari e imposte differite, i risultati del 2018 sono “meno rassicuranti”, con un più 6 per cento di spesa pubblica sia corrente sia per investimenti, aumentati “in misura considerevole" (più 3 miliardi rispetto al 2017) per l'accelerazione dei contributi agli investimenti delle imprese. La frase, come ha spiegato ufficiosamente la Corte, va letta in relazione all’assestamento di bilancio che il governo sta mettendo a punto per il 2019 “per fare emergere un andamento delle entrate migliore delle attese”, cioè per convincere la Commissione europea a non andare avanti con la procedura d’infrazione per debito. In pratica per presentare un deficit 2019 del 2,1 per cento, uno scostamento che l’Italia giudica accettabile rispetto al 2,01 concordato a fine dello scorso anno.

      

Tuttavia la procedura è per debito, e il disavanzo ne costituisce solo una parte contabile. Il resto è dato dalla credibilità sui mercati e dal loro giudizio – il 12 luglio, il 9 agosto, il 6 settembre e il 25 ottobre sono le date delle prossime revisioni dei rating – dalla sostenibilità del debito stesso (che la Corte considera “ai limiti massimi”), dall’andamento della spesa pubblica (in aumento) e dalle promesse elettorali, a cominciare da quella fiscale. Proprio mentre l’Istat comunica che nei primi tre mesi 2019 la pressione strettamente tributaria, cioè imposte dirette e indirette esclusi i contributi, ha raggiunto il 38 per cento aumentando di 0,3 punti, la Corte riconosce che “mettere mano al riassetto delle tasse e dei tributi può considerarsi una priorità”. Un’operazione, si avverte però, "da portare avanti non in un clima emergenziale ma attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro". Si tratta di una bocciatura della flat tax senza chiamarla per nome. “Alcuni economisti” ha proseguito Avoli “propongono addirittura misure radicali, chiamate a fini mediatici come shock fiscale, in realtà, una massiccia azione di decremento delle aliquote dell'imposizione diretta in favore di imponibili medio-bassi. L’idea non è nuova e certamente è asseverata da molti economisti. Tuttavia resta il problema delle coperture sul breve termine, in mancanza delle quali il corrispondente aumento del debito potrebbe avere ripercussioni gravi, tali da annullare o ridurre molto i benefici della rimodulazione delle aliquote”. Per la Corte dei conti, “nella gradualità degli interventi potrebbe forse trovarsi una giusta soluzione di equilibrio”.

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