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Un'altra cartolina da "un anno bellissimo”. Anche la pressione fiscale torna a salire

È il dato più elevato dal primo trimestre 2015: 38 per cento, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso

26 Giugno 2019 alle 11:55

Un altra cartolina da "un anno bellissimo”. Anche la pressione fiscale torna a salire

L'Istat certifica l'aumento della pressione fiscale in Italia. Nei primi tre mesi del 2019 risulta al 38 per cento, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. E se si confrontano i trimestri degli anni precedenti, il dato risulta il più elevato dal primo trimestre 2015. L'istituto di statistica precisa infatti che la media annua della pressione fiscale è infatti maggiore ma nel primo trimestre, di solito, questa mostra un livello più basso rispetto al resto dell'anno. La pressione fiscale nei primi tre mesi del 2015 era infatti al 38,9. Nel 2016 il dato era sceso al 37,9 e ancora al 37,7 nel 2017 mantenendosi stabile nel 2018.

  

L'allarme della Corte dei Conti

“Mettere mano al riassetto delle tasse e dei tributi può considerarsi una priorità. Da portare avanti non in un clima emergenziale, ma attraverso ponderate ed equilibrate strategie di lungo respiro”, ha dichiarato il procuratore generale della Corte dei Conti Alberto Avoli, che suggerisce strumenti come il dosaggio fra imposizione diretta e indiretta, la potatura del groviglio di deduzioni, il recupero del cuneo fiscale. “Nel nostro paese al problema della sostenibilità e del rientro del debito si affianca quello della sostenibilità della pressione fiscale. Resta il problema delle coperture sul breve termine, in mancanza delle quali il corrispondente aumento del debito potrebbe avere ripercussioni gravi, tali da annullare o ridurre molto i benefici della rimodulazione delle aliquote. Nella gradualità degli interventi potrebbe forse trovarsi una giusta soluzione di equilibrio”, ha detto Avoli.

   

Le reazioni politiche

“Come previsto, ecco la certificazione che questo governo a trazione Cinquestelle sta facendo male al paese”. Per il Cav. l'aumento delle tasse mette in mostra le bufale gialloverdi: “È il contrario di quanto garantito dal programma di centrodestra, firmato anche dalla Lega, presentato come impegnativo agli elettori italiani per ottenerne il voto alle scorse elezioni nazionali”, dice il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. "Secondo l'Istat la pressione fiscale sale, i consumi diminuiscono e aumentano i risparmi. Traduzione: il governo gialloverde ha preso in giro gli italiani che, non fidandosi delle panzanate raccontate da Di Maio, mettono i pochi soldi che riescono a risparmiare sotto il mattone. Piu' chiaro di cosi'! Questo esecutivo e' una iattura per l'Italia", aggiunge Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Fi. “Salvini, come al solito, mente: parla di diminuzione delle tasse quando la pressione fiscale raggiunge i massimi degli ultimi anni. Frenano anche i consumi, l'Italia e' sotto zero”, scrive su Twitter il presidente dei senatori Pd Andrea Marcucci. 
  

Rapporto deficit pil e reddito delle famiglie

Nel primo trimestre di quest'anno il rapporto tra deficit e pil è stato pari al 4,1 per cento e l'incidenza dell'indebitamento è “scesa lievemente” rispetto allo stesso periodo del 2018. Il reddito disponibile lordo delle famiglie è aumentato dello 0,9 per cento rispetto al trimestre precedente sia in termini nominali, sia in termini reali. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici nel primo trimestre 2019 è stata pari all’8,4 per cento (più 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente) a seguito di una crescita della spesa per consumi finali nettamente più contenuta rispetto a quella registrata per il reddito disponibile lordo (più 0,2 per cento e più 0,9 per cento rispettivamente). Il tasso di investimento delle famiglie nel primo trimestre del 2019 è stato pari al 6,2 per cento, 0,2 punti percentuali più alto rispetto al trimestre precedente, quale risultato di un aumento degli investimenti fissi lordi del 3,2 per cento e del già segnalato aumento dello 0,9 per cento del reddito lordo disponibile.

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