Trump deve decidere sui dazi all’importazione di automobili europee negli Stati Uniti (foto Imagoeconomica)

“I dazi di Trump possono affondare un'Europa disunita”, ci dice De Castro

Alberto Brambilla

Se dovessimo agire come singolo paese non potremmo contrastare una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, dice il vicepresidente della commissione Agricoltura dell'Europarlamento

Roma. Il presidente americano Donald Trump ha rinviato a novembre la decisione di imporre di dazi all’importazione di automobili europee negli Stati Uniti, ma la minaccia resta valida. Resta valida anche la minaccia di colpire il settore agroalimentare, con formaggi e vini, diretta sia alla Francia sia all’Italia. Secondo Paolo De Castro, vicepresidente della commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo, e già ministro delle Politiche agricole nei governi D’Alema e Prodi, nel contesto di una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, la politica italiana di isolamento del governo Lega-M5s contrasta il tentativo di produrre una difesa continentale. “L’Europa ha la dimensione per potere contrastare la minaccia americana di mettere i dazi su una lista di prodotti alimentari. Se dovessimo agire come singolo paese come potremmo contrastarla allo stesso modo? La nostra dimensione economica, da soli, per gli Stati Uniti è ridicola, mentre una ritorsione europea dovrebbe convincere anche Trump a stare guardingo. Così come la Cina per proteggersi ha messo nel mirino la soya americana, provocando un tracollo di Wall Street, così l’Europa, unita, potrebbe produrre una reazione di simile entità”.

  

 

Tuttavia il vicepremier Matteo Salvini, reiterando l’intenzione di deviare i vincoli di debito e deficit comunitari, si pone fuori dal club. “Le frasi di Salvini sono un’assurdità – dice De Castro – Non può dire di volere battere i pugni sul tavolo e allo stesso tempo mettersi nelle condizioni di vedersi potenzialmente negato il sostegno di tedeschi, francesi e spagnoli, oltre che lamentarsi di non avere rispetto da parte degli altri leader europei. L’Europa non è una terza parte, l’Europa siamo anche noi, e se prende una decisione sbagliata la domanda da porci è cosa ha fatto l’Italia – presente in Parlamento, Consiglio e Commissione – per evitarlo”.

  

De Castro, candidato alle elezioni europee del 26 maggio con il Pd, rivendica come un successo della diplomazia italiana in Europa l’approvazione, in aprile, della direttiva europea per mettere al bando pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare che, tra ritardi nei pagamenti ai fornitori, vendite sottocosto e aste al ribasso nel commercio di materie agricole, provoca danni stimati in 10 miliardi di euro l’anno. La direttiva dovrà essere recepita dai paesi membri. “E’ stato un successo anche italiano e abbiamo trovato il consenso degli altri paesi. Con il ministro delle Politiche agricole Gian Marco Centinaio (Lega) c’è stata collaborazione così come l’appoggio dei parlamentari europei leghisti. Purtroppo però la retorica politica nazionale può rovinare un lavoro diplomatico: così anche la parte leghista più attenta al contenuto e al merito rispetto agli slogan fa molta più fatica a portare a casa i risultati. Se devi difendere il vino italiano devi farlo con Francia e Spagna, altri grandi produttori, ma se si insulta Emmanuel Macron o si imbastiscono alleanze con i gilet gialli non possiamo aspettarci che i francesi tutelino anche il nostro vino. La discrasia sovranista è una contraddizione in termini. Allo stesso modo serve collaborazione per potere ottenere i fondi europei per l’agricoltura”.

 

I fondi europei per la politica agricola comune sono la voce che occupa il 37 per cento del Bilancio dell’Unione europea, circa 50 miliardi di euro all’anno. Nell’intero settennato la programmazione prevede 370 miliardi da distribuire, ma per via del processo di Brexit non concluso il Regno Unito ritirerà 12 miliardi e l’ammanco dovrà essere riempito dagli altri stati membri. “Al momento non c’è accordo e il rischio è che vengano tagliati gli aiuti al sostegno al reddito degli agricoltori e ai fondi di coesione – dice De Castro. “Non possiamo però continuare a ripetere che siamo contributori netti e pretendere di ottenere i fondi perché, in realtà, l’Europa ci restituisce 6-7 miliardi all’anno con i fondi per le politiche agricole, dovremmo quindi avere una strategia coerente. Se continuiamo su questa china ciecamente sovranista non potremo nemmeno aspettarci di avere un commissario con un portafoglio importante in Commissione al suo rinnovo quest’anno”.

  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.