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Vogliamo la domenica aperta

Oltre ai porti, la maggioranza vuole chiudere anche i negozi. Ma c’è chi dice no

15 Marzo 2019 alle 06:00

Vogliamo la domenica aperta

Foto LaPresse

Tutte le associazioni del commercio sono pronte a inviare una proposta al governo per tenere chiusi i negozi sopra i 400 metri quadrati per 12 festività all’anno. Tutte tranne una. La Confimprese – confederazione che raggruppa 300 marchi commerciali per 35 mila punti vendita e 650 mila addetti e che rappresenta circa il 16 per cento del fatturato retail in Italia – si è dissociata dalle altre sigle nella convinzione, come spiega il presidente Mario Resca al Foglio, che fare un passo indietro rispetto alle regole attuali che permettono agli esercenti la libertà di scelta sulle chiusure domenicali “equivalga a generare un calo dei consumi e a mandare a casa migliaia di persone”.

 

In effetti, la liberalizzazione nel settore è stata introdotta nel 2011 dal governo Monti come misura antirecessiva e da allora, non senza un enorme sforzo organizzativo, le aziende hanno investito risorse per adeguare gli organici. Probabilmente sigle come Federdistribuzione, Confcommercio e Confesercenti ora pensano che sia meglio trovare un compromesso con il governo, che vorrebbe vedere chiusi i negozi almeno per 26 domeniche all’anno più le 12 festività religiose, lasciando un margine di manovra alle singole regioni (è in sintesi quanto previsto dalla proposta di legge della maggioranza in discussione in Parlamento). “Noi manteniamo, invece, una posizione coerente con l’interesse del paese e con l’obiettivo di salvaguardare l’occupazione – dice Resca che non teme l’isolamento in questa battaglia –. Il motivo per cui siamo contrari a ogni mediazione è che il governo si deve assumere la responsabilità dei licenziamenti che sicuramente avverranno se si decide di chiudere anche per una sola domenica”. Meglio dire le cose come stanno, dunque, e a Confimprese andrebbe un plauso per la chiarezza e la coerenza di una posizione che, assicura, manterrà anche nelle audizioni che il ministero dello Sviluppo economico ha deciso di far partire sul tema.

Redazione

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