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La Ponti & C. conosce bene l'alternativa alla Tav (e non passa per l'Italia)

La società Trt, presieduta dal professore che ha curato il dossier costi-benefici voluto dal ministro Danilo Toninelli, studia da anni il traffico transalpino perché lavora per la federazione svizzera

13 Febbraio 2019 alle 08:59

La Ponti & C. conosce bene l'alternativa alla Tav (e non passa per l'Italia)

Il professore Marco Ponti (foto Imagoeconomica)

Roma. L’analisi dei costi e dei benefici per continuare a realizzare la ferrovia ad alta velocità tra Torino e Lione pubblicata dal ministero dei Trasporti e redatta da una commissione di guidata dall’economista Marco Ponti, sconsiglia all’Italia di proseguire l’opera. E quindi di non completare il corridoio ferroviario mediterraneo, ovvero una linea ferroviaria con standard unici che va dalla frontiera con l’Ucraina alla Spagna e che, se bloccata in Italia, non raggiungerebbe mai nemmeno la Francia (foto sotto). 

 

 

 

Se la valutazione voluta e fatta propria dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli – esponente del Movimento 5 stelle, partito storicamente contrario alla Tav Torino-Lione – dovesse tradursi in uno stop unilaterale da parte italiana il paese si troverebbe tagliato fuori dalla rete transnazionale di cui l’Unione europea sta cercando di dotarsi tramite finanziamenti cospicui. 

Un risultato probabile della conservazione dello status quo sarebbe quello di favorire i paesi dell’arco alpino che non vedrebbero ridurre i flussi del traffico merci e avrebbero necessità di potenziare le loro infrastrutture.

 

  

Il trasporto commerciale nell’arco alpino è un tema che Ponti e la sua squadra conosce bene. Ponti è stato professore di Economia e Pianificazione dei Trasporti al Politecnico di Milano e, mentre lavora a titolo gratuito per il governo, è presidente della società Trt Trasporti e Territorio che svolge attività di consulenza per enti locali e società private ed è specializzata nella  valutazione economica dei sistemi e delle politiche di trasporto, cioè le analisi costi-benefici. È dal 2016 che la Trt studia il sistema dei flussi del traffico merci transalpino da Ventimiglia a Wechsel, un passo interno all'Austria (foto sopra). Da allora a oggi la società ha infatti, tra i suoi clienti, un organismo congiunto dell’Ufficio federale del trasporto svizzero e della direzione generale mobilità e trasporti della Commissione europea, il Cross Alpine freight transport (Caft), per il quale collabora, come consulente, al progetto Alpine Traffic Observatory (Osservatorio transalpino) con la finalità di collezionare dati e informazioni da rendere disponibili al Comitato di trasporto terrestre Europa-Svizzera (i dettagli sono pubblicati sul sito aziendale della Trt nella sezione “servizi”). Francia, Svizzera e Austria hanno iniziato a collaborare all’Osservatorio dal 1994.

 

Per la società di Ponti hanno lavorato o lavorano alcuni membri del gruppo di lavoro del ministero dei Trasporti. Riccardo Parolin è fondatore della Trt con Ponti. L’ingegner Alfredo Drufuca è stato membro del cda e responsabile per l’ingegneria dei trasporti di Trt. Il professore del Politecnico di Milano Paolo Beria ha collaborato con Trt ed è attualmente ricercatore nella Bridge Research di cui Ponti è fondatore. Anche Francesco Ramella, professore dell’Università di Torino e ricercatore dell’Istituto Bruno Leoni nonché collaboratore del Foglio, è ricercatore presso la stessa società di analisi con sede a Milano.     

 

Alla redazione del rapporto annuale 2016 dell’Osservatorio euro-elvetico, pubblicato sul sito dell’Ufficio dei trasporti svizzero, hanno collaborato per Trt Enrico Pastori e Giancarlo Bertalero (attualmente non più in organico, stando al sito aziendale). Nel rapporto annuale si evidenzia l’impatto sui volumi di traffico delle “restrizioni sull'infrastruttura ferroviaria” che inducono a ipotizzare che “i volumi di trasporto per ferrovia in Svizzera saranno piuttosto al ribasso” in futuro. Non ci sono consigli di policy ma si sottintende un potenziamento infrastrutturale. 

 

Un punto, quest’ultimo, chiarito da un articolo pubblicato sul sito specializzato in traffici commerciali Ship2Shore in merito ai risultati del 2017 pubblicati dall'Osservatorio transalpino nel quale si sottolinea come “la prevalenza del trasporto stradale ed effetti dell’inefficienza di parte della rete ferroviaria esistente sono dati di fatto che i rapporti Caft  evidenziano sui quali dovrebbe riflettere chi continua a sostenere che gli investimenti nelle infrastrutture primarie di trasporto non sono necessari”. 

I rapporti Caft (foto sotto) sono quelli per cui la Trt di Ponti raccoglie dati e informazioni. La sua squadra al ministero dei Trasporti, però, non arriva alle stesse conclusioni quando si tratta di consigliare il governo italiano. 

  


[13 febbraio] Pubblichiamo di seguito alcune precisazioni che ci segnala la società Trt Trasporti e Territorio: 

  

  • TRT non ha alcun ruolo nelle valutazioni condotte dal gruppo di lavoro ministeriale, e nessuna informazione o considerazione su questo argomento è mai stata trasferita dai componenti della Commissione a TRT o viceversa, si tratta di illazioni costruite su una interpretazione arbitraria e priva di fondamento dei rapporti tra alcuni membri della Commissione e TRT.

  

  • TRT fa parte del consorzio che raccoglie i dati per l’osservatorio transalpino. Si tratta di una raccolta dati fondamentale per qualunque valutazione relativa alla politica dei trasporti transalpina oggetto dell’accordo bilaterale tra Svizzera e UE . Sono i dati che confluiscono in Alpinfo, fonte citata in tutte le occasioni pubbliche in cui si parla di traffici transalpini.

     

  • Le rilevazioni CAFT sono invece condotte autonomamente da Svizzera, Austria e Francia. TRT non ha alcun ruolo su questo.

    

  • Il libero professionista Giancarlo Bertalero collabora con TRT sulle attività dell’osservatorio. Non ha mai fatto parte dello staff di TRT.    
  • La frase estrapolata dal rapporto 2016 fa riferimento alle previsioni sul 2017, anno nel quale l’incidente di Rastatt ha limitato per quasi due mesi i transiti sul corridoio Reno Alpino, da qui l’affermazione sul ribasso (non nel futuro generico, ma nel 2017 e così è stato come mostrato nel rapporto successivo).

    

  • Alfredo Drufuca è stato membro del cda di TRT in quanto socio di “Polinomia”, socia di TRT a cavallo tra il 1992 e il 1993, non è mai stato responsabile per l’ingegneria dei trasporti di TRT. Francesco Ramella non ha mai collaborato con TRT.

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

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Commenti all'articolo

  • Luciano D'Agostino

    13 Febbraio 2019 - 20:08

    Mi sembra logico. Ponti d'oro al nemico che fugge, che poi sarebbe il buon senso. Forse l'aforisma è un po' stiracchiato, ma vorrei ricordare che da un bel po' di tempo gli autori dei lavori scientifici sono obbligati a dichiarare qualsiasi possibile conflitto di interesse tra le evidenze e le conclusioni prodotte e le loro attività di consulenza, gli investimenti ed i titoli posseduti e le affiliazioni lobbistiche. Il concetto è che il lettore deve essere garantito sulla buona fede degli autori. I firmatari della cosulenza lo hanno fatto? Il Ministro si era documentato sull'assenza di conflitto d'interesse al momento della loro nomina? Risposta: Ma mo, chiste che vo' !

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  • eleonid

    13 Febbraio 2019 - 10:10

    Essendo stato per più di 30 ricercatore presso l'Enea, mi permetto di ricordare che l'ente negli anni passati fu spesso coinvolto come consulente tecnico per esprimere i suoi pro e contro sui sistemi di trasporto alternativi. Ricordo che allora era la Fiat il primo e più acerrimo nemico dello sviluppo della ferrovia perché ovviamente vedeva ledere i suoi interessi quale produttore di auto e camion. Gli argomenti principali dei sostenitori della ferrovia erano principalmente basati sull'inquinamento prodotto dal trasporto di gomma, problema ambientale che non mi sembra oggi superato. Ora va bene che ognuno di noi esprima la propria opinione pro e contro la Tav , che fino a prova contraria è meno inquinante degli autocarri che verrebbe a sostituire, ma far prevalere in un'analisi costi benefici il mancato introito di pedaggi stradali ,basati su ipotesi di traffico da qui a 30 -40 anni ,tanto è l'orizzonte temporale per un'analisi costi benefici, mi sembra veramente demagogico.

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  • giantrombetta

    13 Febbraio 2019 - 10:10

    Complimenti grati, caro Brambilla. Forse sarebbe il caso che Il Foglio si facesse promotore dell’affidamento di uno studio su costi e benefici dell’introduzione del cosiddetto reddito di cittadinanza e della quota 100 per le pensioni. Mi permetto di suggerire che tale studio potrebbe utilmente essere affidato all’Istituto Bruno Leoni, che magari anche lei conosce.

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  • guido.valota

    13 Febbraio 2019 - 09:09

    Gli altri, sempre gli altri. Colpa degli altri, i soldi degli altri, M5$ è ossessionato dagli altri. Anche i conflitti di interesse sono sempre quelli degli altri.

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