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La meravigliosa lezione del prof. Ponti

Andate oltre i costi e i benefici e ascoltate la divina follia di un Parlamento che sulla Tav sta dando il meglio di sé, ricordandoci la grande lezione di Einaudi: il futuro è a portata di mano a patto che lo si sappia manipolare all’infinito. Una vera goduria

14 Febbraio 2019 alle 06:00

La meravigliosa lezione del prof. Ponti

L'audizione del prof. Marco Guido Ponti sull'analisi costi benefici Tav (foto LaPresse)

Sto per aderire al No Tav. Anzi no, resto abbracciato alla linea di codesto Foglio, di Confindustria, della sinistra riformista, del nord produttivo e pilista, de los tecnicos e de las tecnicalidades, per l’Alta velocità e contro la decrescita infelice, per i posti di lavoro, per il buco nella montagna verso l’ineffabilmente bella e utile città di Lione eccetera. Però ho sentito la radio, che non mente, quella radicale in particolare, tutta la mattina di ieri. Squillava la voce magnifica del professor Ponti, un tipo di carillon umano amabilissimo che comprerei e metterei in casa vicino al caminetto, e con lui – chiamasi audizione parlamentare, dunque radio purissima – quella del presidente della commissione Trasporti della Camera Morelli e di tutti i suoi componenti 5 stelle, leghisti, piddini, Leu e Fratelli d’Italia e Forza Italia, tutti insieme appassionatamente, voci giovani e curiosamente esperte per lo più, buoni argomenti, qualche cattiveria, qualche grugno ingrugnito, ma un’atmosfera di assemblea scolastica nel senso migliore del termine, quando l’assemblea ti allena alla democrazia parlamentare e ti fa capire le cose. Anche con interruzioni, mi consenta, delizie tra gentiluomini e qualche colpo basso. 

 

La Ponti & C. conosce bene l'alternativa alla Tav (e non passa per l'Italia)

La società Trt, presieduta dal professore che ha curato il dossier costi-benefici voluto dal ministro Danilo Toninelli, studia da anni il traffico transalpino perché lavora per la federazione svizzera

 

Il professor Ponti, accusato di conflitto di interesse nella nomina della commissione costi-benefici ha fregato tutti dicendo al cominciamento della discuzzione che la sua relazione è ovviamente manipolabile, e che nessuno può pretendere la perfezione trattandosi di previsioni economiche, dunque di futuro, il futuro è manipolabile: sublime filosofo, altro che tecnico con curriculum da sballo, Banca mondiale eccetera. Non c’era altro da dire: conoscere per deliberare, purissimo einaudismo liberale, e il futuro è a portata di mano a patto che lo si sappia manipolabile all’infinito. Non scherzo, non sfotto, sono veramente incantato da questo confronto tra un tecnico in chief e parlamentari che mi hanno genuinamente sorpreso: dunque abbiamo ancora un Parlamento, e tutti quegli incompetenti e babbei di cui parlo da mane a sera dal 4 marzo scorso, in tutta quell’aria abborracciata di gaffe e scemenze, purtuttavia producono politica e cultura. Non scherzo, ripeto. Sentitevela in podcast, è un’Italia che c’è anche quella, è diversa da come io per primo me la rappresento: magari non sanno dov’è il Brennero, mandano due divisioni al confine francese per litigare con Manu, fanno scempiaggini catastrofiche, ma alla fine – e ora che hanno perso derrate di voti in Abruzzo finalmente lo si può dire – sono esseri umani (oops!), allievi che sanno stare a scuola, in assemblea, e fanno la loro figura. Ovvio che su Tav e buchi la penso come il vecchio saggio Fassino, o come l’architetto Virano e altri capi Tav, ma se mai ci fosse, e sarebbe meraviglioso e terribile, un referendum su tutte quelle cifre e previsioni, un vero circo nazionale, mi sentirei parte di quel circo con tutti i commedianti dell’arte, grillini compresi, ipocriti lettori, miei simili, miei fratelli. La mia ortodossia liberal-riformista in questo senso ha preso un colpo duro. Domani è un altro giorno, ma ieri era epifania, ho capito qualcosa di indistinto che non mi preclude di continuare a combatterli per quello che sono, prima che per quello che fanno, mettendomi però, almeno a Radio radicale, attentamente in ascolto della loro pressappochistica e divina follia. 

 

Volavano cifre manipolabili ma cifre, volavano standard europei, questioni di metodo su come si fa la costi-benefici (la chiamavano proprio così, come una signora di un racconto di Gadda o di Arbasino, la Costi Benefici), volavano flussi, domanda e offerta, accise, pedaggi, e il trasporto su gomma contro quello su ferro, una felice discuzzione ottocentesca ma con radici nella realtà, anche quella percepita: alla fine, altro colpo del formidabile carillon, del professor Ponti, quasi Giò Ponti, ecco l’altra faccia della diagnosi: la Roma-Milano rende, ma già la Milano-Torino e la Roma-Napoli non rendono un beneamato cazzo, sono strutture largamente sottoutilizzate, e la signora Costi Benefici ne risente, su quelle tratte che sembrerebbero l’ovvio del trasporto pubblico circolano pochi trenini. E gli oppositori a dire: ma noi siamo lo stato, non un privato, facciamo scelte strategiche, avviciniamo le città, e avevano ragione, ma paradossalmente, sul piano dei costi e dei benefici, il carillon delle mie delizie non aveva torto. 

 

Io sono Pro Vax, ma la grancassa scientista sburionesca mi fa sorridere, e finché i maghi di Swift e di Laputa, Accademia di Lagado, non mi dicono che il feto è un bambino fotografato (ce lo dice la Scienza) non gli do retta. Sono Pro Tav, ma vorrei che si capisse bene perché lo si può essere senza mesta acrimonia sviluppista, occhio per occhio imbroglio per imbroglio costi per benefici, ma invece per ragioni filosofiche all’altezza della filosofia di Ponti. Di questo in assemblea camerale non si è parlato, ma secondo me è l’argomento decisivo, onorevoli miei carissimi. Noi cristianissimi e laicissimi abbiamo inutilmente vinto un referendum sull’embrione e la manipolazione genetica, ma se fosse stato per costi e benefici lo avremmo perso, se fosse stato per l’Accademia di Lagado saremmo stati schiacciati: l’abbiamo vinto perché abbiamo posto una domanda metafisica elementare: chi o che cosa? Quel grumo di sangue inerte (versione Bonino) ovvero l’embrione con i suoi bravi cromosomi che sono come i nostri, il nostro passato e il suo futuro, quella roba lì è un “chi” o un “che cosa”? (segue nell’inserto I)

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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Commenti all'articolo

  • DBartalesi

    14 Febbraio 2019 - 10:10

    Le ideologie che hanno guidato le società civili tra Otto e Novecento erano dei segnavia. Le élites guidavano dopo aver ottenuto il consenso dei votanti, in particolare nelle ultime forme di democrazia parlamentare. E le classi dirigenti influenzavano l'opinione pubblica con i giornali, istruivano popolo e future classi dirigenti con le università, insomma organizzavano lo Stato, in taluni casi anche in forma di Patria. Basta, finito tutto per sempre. Le nuove classi dirigenti sono molto impegnate a far soldi, il popolo da basso a trovarne un po', disperatamente e pure con cattiveria. La politica? Ormai somigliante a una grande assemblea di caseggiato, di condominio, di camerata, con liti che si protraggono sugli schermi di tv e social media, e tornano indietro più virulente. Ma occorre andare avanti. Capire e trovare nuove tracce per nuovi sentieri, Il nulla di chi governa annuncia che il compimento del vuoto è raggiunto ed è tempus aedificandi. Con nuovi amministratori.

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  • canefantasma

    14 Febbraio 2019 - 08:08

    Il referendum sull'embrione che 'vinse' Ferrara sarebbe stato votato in massa dai 5 Stelle.

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  • eleonid

    14 Febbraio 2019 - 07:07

    Che dire,caro direttore. È l'astronomia che si fa astrologia o viceversa. È il momento di tutto e il contrario di tutto . Potremmo con Sergio Endrigo dire ma la barca va? Questo nuovo che avanza mi ricorda il periodo dell'energia nucleare si ed energia nucleare no. La sinistra che aspirava al governo cavalcava nucleare no. Mi ricordo in Enea,ex Cnen, c'erano democristiani pro nucleare e comunisti no nucleare. Hanno vinto quest'ultimi . Ci abbiamo rimesso o ci abbiamo guadagnato? Sarebbe interessante che i dotti del nuovo che avanza facciano la verifica dell'allora analisi costi e benefici fatte in piazza ed in qualche sparuto ufficio di Stato.

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