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Perché la sapienza della Ponti & Co. è molto sottovalutata

Alberto Brambilla

Mentre il professore lavora a titolo gratuito per il governo sulla Tav, presiede anche una società che raccoglie dati e informazioni sul traffico alpino. Aspettiamo una solida proposta strategica per l'Italia 

Roma. L’economista Marco Ponti e la sua squadra di esperti hanno una conoscenza dei trasporti europei di tale rango e qualità che pare svilita da un calcolo quantitativo dei costi e dei benefici della Tav affidato loro dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Come consulente per il governo italiano, Ponti & Co. hanno concluso che proseguire la ferrovia ad alta velocità Torino-Lione, la Tav, non conviene alle casse pubbliche, e più in generale alla collettività. Una conclusione che, secondo molti osservatori, manca di visione strategica. Una visione, in realtà, non richiesta nell’analisi costi-benefici. Ma che certo non manca a Ponti e ai suoi collaboratori.

   

Mentre Ponti lavora a titolo gratuito per il governo, è presidente della società Trt (Trasporti e Territorio) che svolge attività di consulenza per enti locali e società private ed è specializzata nella valutazione economica dei sistemi e delle politiche di trasporto, cioè le analisi costi-benefici. Dal 2016 la Trt studia il sistema dei flussi del traffico merci transalpino da Ventimiglia a Wechsel, un passo interno all’Austria. Da allora a oggi la società ha tra i suoi clienti un organismo congiunto dell’Ufficio federale del trasporto svizzero e della direzione generale mobilità e trasporti della Commissione europea, il Cross Alpine freight transport (Caft), per il quale collabora, come consulente, al progetto Alpine Traffic Observatory (Osservatorio transalpino) con la finalità di collezionare dati e informazioni da rendere disponibili al Comitato di trasporto terrestre Europa-Svizzera.

  

Un atout probabilmente sottovalutato da Toninelli. Se la valutazione del gruppo di esperti di fermare la costruzione della Tav dovesse tradursi in uno stop unilaterale da parte italiana il paese si troverebbe tagliato fuori dalla rete transnazionale di cui l’Unione europea sta cercando di dotarsi tramite finanziamenti cospicui. Un risultato probabile della conservazione dello status quo sarebbe quello di favorire i paesi dell’arco alpino che non vedrebbero ridurre i flussi del traffico merci e avrebbero necessità di potenziare le loro infrastrutture.

   

Per Ponti lavorano o hanno lavorato alcuni membri del gruppo ministeriale. Riccardo Parolin è fondatore della Trt con Ponti. L’ingegner Alfredo Drufuca è stato membro del cda e responsabile per l’ingegneria dei trasporti di Trt. Il professore del Politecnico di Milano Paolo Beria ha collaborato con Trt ed è attualmente ricercatore nella Bridge Research di cui Ponti è fondatore. Nella stessa Bridge research con sede a Milano c’è Francesco Ramella, professore dell’Università di Torino e ricercatore dell’Istituto Bruno Leoni nonché collaboratore del Foglio.

   

Ieri in audizione commissione Trasporti alla Camera Davide Gariglio del Pd ha chiesto a Ponti se ci fossero suoi collaboratori – quelli sopracitati – nella squadra ministeriale e se i nomi li avesse scelti lui. Ponti ha risposto che “alcuni dei professori che lei ha nominato hanno lavorato per la mia società 15 anni fa, per un mese, poi mai più. Drufuca e Beria sono oggi dei duri concorrenti della mia società. Alcuni nomi li ho suggeriti io al ministro Toninelli, non dovevo farlo? Poi ha scelto lui in base ai curricula, e alcuni non li ha nominati”.

   

Non c’è alcun profilo critico nella scelta di esperti affidabili per una squadra rodata, anzi. E’ un peccato che il sapere custodito nella società di Ponti, anche con l’elaborazione di analisi per l’Ufficio dei trasporti svizzero, non sia ancora stato usato nell’opera prestata dalla Ponti & Co. al ministero dei Trasporti italiano per inserire il paese nei flussi commerciali europei con una solida proposta strategica. C’è tempo per dare alla Ponti & Co. la possibilità di esprimersi al pieno delle sue potenzialità.

  • Alberto Brambilla
  • Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.