Stallo strumentale sul blocca trivelle

Lega e M5s cercano l'accordo e rallentano il decreto Semplificazioni. Il ministro Costa: "Non firmerò nessuna autorizzazione"

In origine doveva essere un provvedimento blocca trivelle, strumentale al M5s per riconquistare parte dell’elettorato ambientalista deluso. Le cose però si sono fatte più complicate: la trattativa con la Lega sull’emendamento tiene in ostaggio l’intero decreto Semplificazioni, che non è ancora arrivato in Aula al Senato come previsto. Per questo è stata presentata una nuova formulazione, che esclude dalla moratoria le attività autorizzate e fissa a due anni massimo la sospensione dei procedimenti che riguardano nuovi permessi di ricerca e coltivazione. Le conseguenze sarebbero comunque complesse, con un costo di oltre 470 milioni di euro per indennizzi alle compagnie, come stima la relazione tecnica. Costi che il governo vuole coprire con l’aumento dei canoni di concessione. Ma anche questa riformulazione è bloccata dalla Lega.

   

La moneta di scambio tra Lega e M5s sarebbe la regolamentazione sull’idroelettrico. I leghisti sono impegnati da mesi a tutela delle regioni del nord, i governatori non vedono di buon occhio il taglio degli incentivi per i piccoli impianti e chiedono di poter rilasciare le autorizzazioni. Cosa uscirà dal confronto è da vedere, resta il fatto che la trattativa è condotta sulla testa dei lavoratori dell’Oil & gas che hanno chiesto più volte cautela. Quello che hanno in cambio invece è la totale incertezza. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha detto oggi che a prescindere dall’esito della vicenda, non firmerà nessuna nuova valutazione di impatto ambientale. Occasione perfetta per fare demagogia: in Abruzzo, terra di attività offshore spesso osteggiate dalle comunità, a un evento della candidata grillina per le prossime regionali, Sara Marcozzi. Stupisce che il vicepremier Matteo Salvini non si sia espresso in merito, verso un ministro dissidente (con i sindaci contrari al decreto Sicurezza invece fu solerte). Non solo per non bloccare un settore produttivo ma anche per evitare una deriva venezuelana, come denunciano le imprese del settore riunite nel gruppo "Per l’energia nazionale": l’emendamento, se passa così com'è, prevede l’esproprio di alcune concessioni in caso di sovrapposizione con le aree che si riterranno interdette per questo tipo di attività.