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Visitate il museo di Oleggio per rivalutare l'importanza delle trivelle

Basta un minuto nella stanza da letto di un secolo fa per capire l’importanza di avere energia abbondante e a basso costo

29 Gennaio 2019 alle 06:03

Visitate il museo di Oleggio per rivalutare l'importanza delle trivelle

Camera da letto, Museo civico etnografico archeologico Fanchini, Oleggio 2019

Non sia visitato soltanto dalle scolaresche, il museo civico etnografico archeologico di Oleggio. Questo grande museo, sorprendente in un comune di soli 14.000 abitanti, sia visitato dai ministri, dai sottosegretari, dai parlamentari, dai consiglieri regionali, dai decisori tutti. In particolare l’ampia sezione etnografica, quella che ho visitato io. In particolarissimo la camera da letto, riproduzione (con mobili e accessori originali) di un ambiente fine Ottocento-inizio Novecento. E’ una stanza tetra: il lettuccio di lamiera è striminzito, il materasso ha l’aria scomoda e sopra la coperta troneggia uno strumento quasi di tortura, il cosiddetto prete, al cui interno si nota uno scaldino metallico. I nostri avi (molti nostri nonni, quasi tutti i nostri bisnonni) vivevano in case gelide e prima di andare a letto dovevano preoccuparsi di riscaldare le lenzuola con questo trabiccolo colmo di braci: basta guardarlo per capire quanto l’operazione fosse laboriosa e pure pericolosa (“da cui ne derivano molti sagrifizi di vittime innocenti soffocate nel fumo ed abbruciate”, leggo in un testo d’epoca). Basta un minuto nella stanza di un secolo fa per capire l’importanza di avere energia abbondante e a basso costo: dopo una visita al museo di Oleggio capisci meglio le trivelle dello Ionio e cominci a pregare per loro.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    01 Febbraio 2019 - 09:09

    Nonni? Anni cinquanta, nella bassa, d'inverno prima di cena accompagnavo mamma di sopra a metter gli scaldini nel prete, e il fiato già fuori dalla cucina fumava. Dopocena coi vicini raccolti nel tepore umido della stalla che sapeva di fieno e di paglia ci si si consolava rievocando tragici drammatici e fortunosi vissuti di guerra, paure rischi fame: Cirenaica, Grecia, Russia, Germania.. e con quei film negli occhi poi m'infilavo nel letto sotto il piumone, per soffitto il trespolo ciondolante dei salami, cotechini, mariole, il paio di pancette e dei culatelli del maiale da poco ammazzato che dovevano asciugare prima di scendere in cantina. E alla sveglia, per guardar fuori, col dito premuto contro il vetro interno a sciogliere gli arabeschi che il gelo aveva disegnato col fiato notturno. Solo ottant'anni fa, un mondo di favola. Passato remoto.

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  • vittoriocolellaalbino

    29 Gennaio 2019 - 11:11

    Ricordo perfettamente, all'inizio degli anni settanta, le gelide notti invernali nel piccolissimo borgo in Molise dove vivevano i miei nonni paterni. L'antica casa al centro del paese era riscaldata solo dal grande camino. Il "prete" era la nostra salvezza. Dal tepore del camino si passava a quello delle lenzuola riscaldate dal "prete". Ma, in effetti, era operazione lunga, complicata e pericolosa... bei ricordi di infanzia...ma ben vengano le trivelle !

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  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    29 Gennaio 2019 - 11:11

    Io consiglierei anche la lettura da adulti di Verga che purtroppo alle superiori molti hanno evitato o fatto superficialmente. La conoscenza della bestialita' delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione italiana nel non lontano passato dovrebbe essere oggetto di verifica agli esami delle scuole dell'obbligo. Magari cosi' nei prossimi anni si avrebbero meno sostenitori dell'idea folle della decrescita felice.

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  • NAPOORSO

    29 Gennaio 2019 - 09:09

    La vera scienza si fa con la ricerca sul campo!

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