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Le cannonate gialloverdi danno al settore estrattivo l’occasione di farsi capire

E' possibile immaginare un mondo rovesciato rispetto all’ultimo decennio, quando a prevalere è stata la retorica ambientalista per via della remissività dell’industria? 

17 Gennaio 2019 alle 11:35

Le cannonate gialloverdi danno al settore estrattivo l’occasione di farsi capire

Foto LaPresse

In conclusione del saggio “In difesa dei combustibili fossili” l’autore Alex Epstein ritiene che se imprenditori, lavoratori e pensatori lavorassero insieme, l’anticultura di impresa alla lunga avrebbe la peggio. Perciò immagina un futuro in cui i politici a favore dei combustibili fossili vincono dibattiti televisivi spettacolari contro altri politici che vi si oppongono, imprese energetiche lanciano campagne pubblicitarie di culto, gruppi di lavoratori eloquenti che difendono la causa, associazioni che insegnano ai membri come comunicare, amministratori delegati sicuri di sé e moralmente persuasivi, siti internet con un impatto emotivo più forte di Greenpeace, critiche spietate nei confronti di chi ritardi la costruzione di un oleodotto per più di cinque anni, etichettandolo non come difensore dell’ambiente ma oppositore del progresso.

   

Epstein immagina un mondo rovesciato rispetto a quello dell’ultimo decennio in cui a prevalere è stata la retorica ambientalista per via della remissività dell’industria. L’ideologia ha prevalso anche per colpa degli imprenditori che sono stati poco abili nel comunicare l’importanza dell’industria degli idrocarburi e a interpretare le relazioni con i territori interessati da siti estrattivi o da condotte. Tuttavia è possibile notare un cambiamento in corso in Italia dove sta avvenendo uno choc e la sopravvivenza del settore è messa a rischio da un provvedimento del governo gialloverde al decreto Semplificazioni che potrebbe comportare il blocco delle attività per i giacimenti fino ai prossimi tre anni col risultato di compromettere investimenti per 400 milioni di euro e causare un danno reputazionale grave agli occhi degli investitori esteri. La Lega ha rimandato di una settimana l’approvazione perché sta cercando di mediare con i rappresentanti dell’Oil&Gas così da ammorbidire il testo originario del M5s ed evitare danni seri, lasciando però una bandierina agli alleati di coalizione. L’iniziativa legislativa ha provocato una reazione inedita dai lavoratori e rapida da parte delle imprese.

   

Assomineraria, associazione di 150 società della filiera estrattiva (tra cui Eni) è di indole riservata e preferisce l’undestatement: senza attacchi frontali al governo comunica dati puntuali sull’industria e sui danni possibili a testate specializzate come il Sole 24 Ore o la Staffetta Quotidiana. Lo stesso fece nel 2016 in occasione del referendum promosso dai movimenti No Triv che però ancora oggi cannoneggiano. Altri hanno preferito il contrasto. I rappresentanti di nove società estrattive operanti in Italia (Audax Energy, Po Valley, Pengas, Delta Energy, Northsun, Aleanna, Irminio, Appennine e Pxog Marshall) hanno pubblicato sui quotidiani filo-governativi la Verità e il Fatto un manifesto chiedendo un “dialogo sereno” e avvertendo che un blocco delle attività (definito “esproprio”) può “colpire tutti i cittadini italiani” e “il nostro settore che dà lavoro a migliaia di persone”. Le società sono sono americane, inglesi, olandesi e quindi è possibile una eco mediatica nei paesi di origine per una decisione italiana guidata dalla ideologia. Non siamo ancora arrivati alla liberazione dell’industria dai suoi tabù, come vorrebbe Epstein, ma qualcosa si muove.

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

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