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Il lavoro si è fermato a Di Maio. Ecco cosa dicono i dati Istat

La fotografia di novembre dice che c'è “una sostanziale stazionarietà dei livelli occupazionali”. Aumentano gli inattivi e arrancano i giovani 

9 Gennaio 2019 alle 14:25

Il lavoro si è fermato a Di Maio. Ecco cosa dicono i dati Istat

Foto Imagoeconomica

“Una sostanziale stazionarietà dei livelli occupazionali”. È questa, secondo l'Istat, la situazione del mercato del lavoro italiano a novembre 2018. Il gattopardesco governo gialloverde cambia tutto perché nulla cambi. Ormai la tendenza è la stessa da mesi. Piccole variazioni che rispecchiano l'andamento stagnante della crescita che sembra aver imboccato la strada della recessione.

 

Così a novembre, secondo l'Istituto di statistica, è tornato a diminuire il numero dei disoccupati: -25 mila. Ma è sceso anche quello degli occupati (-4.000) e, soprattutto, è tornato a crescere quello degli inattivi: 26 mila persone in più che, non riuscendo a trovare lavoro, hanno probabilmente deciso di smettere di cercarlo.

 

La fascia d'età più in difficoltà è quella giovanile. Su base annua (novembre 2018-novembre 2017) la fascia 15 - 24 anni è l'unica che registra un calo del tasso di occupazione. Non solo, è anche quella che fa registrare la crescita maggiore (+0,7 per cento) del tasso di inattività. Prendendo a riferimento la variazione tendenziale al netto della componente demografica gli occupati tra i 15 e i 34 crescono dello 0,1 per cento, quelli tra i 50 e i 64 dell'1 per cento. Cioè dieci volte di più. 

 

Se poi qualcuno attendeva effetti particolarmente marcati del decreto dignità i dati, almeno per ora, non mostrano variazioni significative. Confrontando il trimestre giugno-agosto 2018 con quello settembre-novembre 2018 si registra un calo degli occupati a tempo indeterminato (-23 mila) e una crescita di quelli a termine (+13 mila). Su base annua sono -68 mila a tempo indeterminato e + 162mila a termine. Nello specifico del mese di novembre si registra una crescita degli occupati a tempo indeterminato (+15 mila) e un calo di quelli a termine (-22 mila).

 

Ma la cosa che preoccupa di più, stante le variazioni minime dei dati, è forse il commento dell'Istat: “Nell’arco dei dodici mesi la crescita occupazionale rimane positiva anche se molto ridimensionata rispetto ai mesi passati, spinta soprattutto dai dipendenti a termine e concentrata tra gli ultracinquantenni”. Non proprio una prospettiva eccezionale per il futuro dell'Italia.

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