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Così i sindacati limitano gli effetti collaterali del decreto dignità

Il caso dei lavoratori assunti in somministrazione dalle agenzie per il Lavoro, che hanno rinnovato il contratto collettivo nazionale con alcune importanti novità 

10 Gennaio 2019 alle 13:51

Così i sindacati limitano gli effetti collaterali del decreto dignità

Foto LaPresse

Nel mese di dicembre abbiamo sottoscritto unitariamente come FeLSA CISL insieme a Nidil CGIL e UILTemp, il rinnovo del contratto collettivo nazionale per i lavoratori assunti in somministrazione dalle agenzie per il Lavoro. Tra gli aspetti più rilevanti di questa ipotesi di rinnovo, desideriamo richiamarne alcuni, i più significativi, sia dal punto di vista della concretezza della tutela che esprimono, sia perché rappresentano un’idea culturale di lavoro.

    

Innanzitutto viene confermato il ruolo centrale delle politiche attive e della formazione, come strumenti primari per agevolare le transizioni occupazionali tra un posto di lavoro e un altro, provando a offrire degli strumenti aggiuntivi di supporto al reinserimento nel mondo del lavoro. Siamo partiti dalla consapevolezza che non tutte le persone sono in grado di ricollocarsi e muoversi autonomamente nel mercato del lavoro attuale, ma hanno bisogno di essere accompagnati, orientati e supportati. Abbiamo quindi costruito una politica attiva destinata a coloro che rimangono senza occupazione, dopo aver svolto una o più esperienze di lavoro di almeno 110 giornate nell’ultimo anno, finalizzata alla ricollocazione. Le caratteristiche fondamentali di questo nuovo strumento sono prevalentemente due: la libera scelta del lavoratore, sia di attivare o meno questo suo diritto, sia nell’individuare a quale agenzia per il lavoro affidarsi; secondo, la previsione di un percorso di formazione professionalizzante che la persona potrà frequentare. Insieme alla politica attiva, prevediamo un rafforzamento e ampliamento anche delle politiche passive di sostegno al reddito erogate dal Fondo di solidarietà del settore, arrivando a corrispondere fino a 1000 euro di indennizzo una tantum. Abbiamo quindi costruito nel settore della somministrazione un sistema che coniuga politiche passive e attive, in un mix virtuoso finalizzato a tutelare il lavoratore nel mercato del lavoro, pur avendo un contratto temporaneo. In attesa quindi che il legislatore individui la strada per dare sostegno alle persone disoccupate, nel settore della somministrazione attraverso la contrattazione collettiva, abbiamo dato risposta ai molti proclami confusi e disordinati delle ultime settimane.

   

Ribadiamo nell’ipotesi di rinnovo anche la centralità della bilateralità di settore, prevedendo un rafforzamento del ruolo del sistema di welfare a sostegno del lavoratore nei periodi di lavoro e di non lavoro, erogando 14 prestazioni che vanno dalla tutela sanitaria, al sostegno alla mobilità territoriale (che sia pendolarismo o che sia trasferimento presso altra regione).

   

Un altro strumento che abbiamo deciso di sostenere è il contratto a tempo indeterminato nella somministrazione, favorendo missioni lavorative più lunghe, così da evitare situazioni di abuso o di uso improprio, riconducendolo ad una più appropriata stabilità contrattuale. Questa riteniamo possa essere una soluzione virtuosa contro il rischio turn over generato dagli effetti del decreto dignità, che pone il limite di durata del contratto a tempo determinato (anche in somministrazione) a 12 mesi: in questo modo l’assunzione a tempo indeterminato può avere il duplice scopo di dare continuità occupazionale al lavoratore nel contingente e non precludere possibilità di stabilizzazione diretta da parte dell’azienda stessa in un prossimo futuro.

      

Inoltre è importante evidenziare come la contrattazione di secondo livello venga sostenuta normativamente e incentivata economicamente: vengono messe a disposizione risorse della bilateralità di settore, al fine di promuovere accordi di secondo livello finalizzati alla continuità occupazionale e a percorsi di stabilizzazione dei lavoratori. Ribadiamo quindi un concetto molto semplice, ovvero che le stabilizzazioni difficilmente avvengono per decreto, ma più probabilmente attraverso una attenta lettura delle dinamiche del variegato e articolato mercato del lavoro. Ci saranno quindi situazioni in cui sarà possibile favorire delle assunzioni a tempo indeterminato, mentre in altri casi, vista la situazione di incertezza e delicatezza, il miglior risultato possibile sarà quello di dare maggiori occasioni di lavoro prolungando i contratti in essere.

    

Nel corso degli anni non solo abbiamo consolidato e aumentato i nostri iscritti, ma abbiamo nominato centinaia di rappresentanti sindacali aziendali: lavoratori che pur con un rapporto di lavoro a termine, si mettono gratuitamente a disposizione dei propri colleghi di lavoro, svolgendo l’importantissimo compito di portare a sintesi le problematiche ed esigenze dei lavoratori, così da farle diventare priorità e azione dell'organizzazione sindacale. Con questo rinnovo diamo ancora più peso ai delegati sindacali della FeLSA, responsabilizzando tutto il settore verso forme di rappresentanza più compiute, ovvero legittimate attraverso l'elezione tra i lavoratori. Nelle prossime settimane saremo impegnati nelle assemblee nei luoghi di lavoro dove sono presenti le lavoratrici e i lavoratori somministrati, per spiegare il loro contratto e le tutele che come FeLSA CISL abbiamo contribuito a costruire con la contrattazione.

    

*Mattia Pirulli è il segretario generale FeLSA CISL

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