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Così la trattativa su Ilva va indietro, invece di andare avanti

Tutto fermo, di nuovo, intorno alle garanzie occupazionali. Di Maio aspetta una nuova offerta da ArceloMittal che accolga le richieste dei sindacati 

6 Agosto 2018 alle 18:23

Così la trattativa su Ilva va indietro, invece di andare avanti

Foto Imagoeconomica

Doveva essere secondo i sindacati l'incontro risolutivo, e invece la travagliata trattativa su Ilva si è bloccata, di nuovo, sul nodo occupazionale. La riunione al Mise con ArcelorMittal e il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, si è conclusa senza nessun passo avanti. "Spero di potere riconvocare il tavolo in questa settimana se arriverà un'offerta migliorativa sull'occupazione da parte di ArcelorMittal – ha detto Di Maio – altrimenti non ha senso rivederci". 

   

ArcelorMittal aveva già accolto alcuni dei desiderata del nuovo governo nell'aggiornamento del piano svelato lunedì scorso ai rappresentanti di sessantadue sigle, invitati al tavolo da Di Maio. Le aperture dell'azienda riguardavano però l'aspetto ambientale, con la stretta sui tempi di alcuni interventi e la possibilità di sperimentare il gas come combustibile, invece del carbone. Nessun accenno all'occupazione, su cui i sindacati si aspettavano oggi una presa di posizione da parte del ministro. "Il governo – ha detto Francesca Re David della Fiom-Cgil – deve dare risposte sull'occupazione e i diritti dei lavoratori dell'Ilva. Noi ci aspettiamo quello che avevamo detto dal primo momento: non si può pensare che a conclusione della trattativa ci sia anche un solo licenziamento". 

    

Ora districarsi dall'impasse appare ancora più difficile, con la trattativa che sembra essere tornata indietro di mesi, al momento in cui i sindacati hanno interrotto il tavolo con Carlo Calenda, confidando nelle capacità del nuovo governo che pare per ora non essere riuscito a fare di meglio. Era maggio quando Calenda, intervenendo a mediare le richieste delle parti sociali e quelle dell'azienda, aveva proposto un accordo che garantiva l'occupazione per tutti i 14 mila lavoratori: gli esuberi, circa 4 mila, sarebbero stati assorbiti in parte (1.500) in una newco gestita da Invitalia, l’agenzia per gli investimenti di proprietà dello stesso ministero, e in parte (2.300) nella vecchia Ilva a gestione commissariale, per poi essere spinti verso un esodo incentivato finanziato con 100 mila euro e 5 anni di cassa integrazione per ogni operaio. Garanzie ritenute insufficienti e soprattutto, dicevano i sindacati, avanzate da un "ministro illegittimo", prossimo al passaggio di consegne con il nuovo responsabile di via XX Settembre. Secondo Marco Bentivogli della Fim-Cisl, la trattativa è ripartita da garanzie inferiori a quelle indicate a maggio: "Mentre Di Maio verifica se annullare la gara, fa ripartire la trattativa su condizioni di partenza più arretrate rispetto al governo precedente. Se il ministro vuole fare meglio del suo predecessore, siamo tutti contenti ma lo dimostri nel merito perchè accanto agli annunci stiamo andando indietro". 

         

In attesa di un segnale da parte di ArcelorMittal, a cui Di Maio ha consegnato la palla, le parti restano ferme sulla contrattazione. Nel frattempo va avanti la verifica sulla procedura di aggiudicazione dell'acciaieria richiesta da Di Maio, su cui il ministro ha detto di voler chiedere un parere all'Avvocatura dello stato da cui si aspetta un esito intorno alla metà del mese. Con una cautela maggiore del solito, oggi Di Maio ha commentato: "Anche se si riscontrassero irregolarità non è detto che ci siano i presupposti per annullare la gara. Senza il consenso di AmInvestco qualsiasi azione amministrativa che annulla il contratto è ricorribile al Tar". Messa così, sembra che il futuro di Taranto non dipenda più dal governo, ma da Arcelor, che dopo una trattativa durata oltre un anno e una prima proroga per prendere possesso degli stabilimenti, aspetta ancora di poter mettere piede nell'acciaieria.

 

 

     

  

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  • gheron

    07 Agosto 2018 - 19:07

    Pezzi di..onorevoli brigano per tornare a ILVA parastatale, o statale. Che pacchia, signori mie! In più decenni di servizio in quello stabilimento (turnista su impianti a marcia continua), pur nella visuale ridottissima di chi tutto il tempo deve dedicarlo al controllo di macchine e impianti, ne ho viste e sentite di tutti i colori. Per più precise ed esaurienti informazioni, potrete intervistare Rocco Palombella, sindacalista UILM in gran carriera, che in quello stesso stabilimento è nato e cresciuto; magari saprà dirvi quante migliaia di miliardi di lire ogni anno venivano versate dai governi a copertura dei deficit in bilancio, mai analizzati e sotto minaccia di scioperi selvaggi. Stessa solfa per i rinnovi contrattuali. E mica soltanto in ITALSIDER; ma anche in FIAT, ALITALIA, banche del parastato ecc. Reddito di cittadinanza ante litteram o, se più vi piace, socialismo reale quarant'anni or sono. Gli effetti li vediamo tutti. Ma quei Papponi oggi in pensione se la godono da matti

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  • tullio.osti

    07 Agosto 2018 - 12:12

    Di Maio vorrebbe che Mittal denunciasse l'accordo e si ritirasse. In subordine che gli venisse data la possibilità di annullare la gara di aggiudicazione. Il tutto per dimostrare che lui ha rispettato il mandato degli elettori grillini. Se gli si chiede se considera l'impianto una risorsa per l'Italia, non risponde. E' chiaro che Mittal non si ritirerà mai per poter nell'eventualità di un fallimento della trattativa, fare causa per danni.

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  • Chichibio

    06 Agosto 2018 - 22:10

    Per quel che ricordo dai miei studi, nella tecnogia siderurgica, il carbonio libero (cioè in pratica il carbone) oltre a fornire il calore necessario all'altoforno bruciando ha anche l'insostituibile funzione di ridurre il minerale da ferro ferroso a ferro atomico. Si chiama reazione di riduzione. E questa duplice funzione non è detto che funzioni altrettanto bene con il metano.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    06 Agosto 2018 - 20:08

    La capacità e la protervia ignorante nell'ingannare se stessi è massima nelle masse. Hanno sempre creduto di poter cambiare il mondo: sono sempre state cinicamente usate da quelli che si ponevano come i veri "cambiatori". Sempre becche e bastonate e sempre pronte a farsi ribastonare. Il trucco è nel dividerle. Ha sempre funzionato perché ogni epoca ha avuto le sue variabili divisioni.

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