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Volete il protezionismo in occidente? E allora noi italiani guardiamo a oriente

"Nel momento in cui le dispute commerciali diventano fenomeni strutturali, è apprezzabile il lavoro del presidente Sergio Mattarella, che visita paesi i cui mercati sono ancora poco frequentati dall’Italia" dice Alberto Bombassei

20 Luglio 2018 alle 09:07

Volete il protezionismo in occidente? E allora noi italiani guardiamo a oriente

Foto LaPresse

Roma. “Quando soffia il vento del cambiamento, c’è chi costruisce muri e chi costruisce mulini a vento”. E’ con un proverbio cinese che l’ambasciatore italiano a Pechino, Ettore Sequi, ha introdotto due giorni fa la presentazione del nuovo Rapporto annuale Italia-Cina, sugli scenari e le prospettive per le imprese italiane nella seconda economia del mondo. E’ un cambiamento epocale quello a cui stiamo assistendo, con la Cina che si è ormai trasformata in una potenza globale ad elevato tasso tecnologico – dice Sequi. Le proiezioni sono positive, soprattutto per quel che riguarda l’export italiano verso la Cina: nel 2017 abbiamo fatto un +22 per cento, la migliore performance di un paese europeo, con un interscambio che arriva a 49,79 miliardi di dollari.

 

Alberto Bombassei, fondatore di Brembo, colosso della produzione di impianti frenanti, e neopresidente della Fondazione Italia-Cina, a cui si deve il report annuale sulle opportunità di business relative ai due paesi, conosce la Cina da parecchio tempo: “Stiamo per aprire il quinto stabilimento nel paese. Del resto, la classe medio-alta cinese sta crescendo. E se puoi permetterti un’automobile costosa, vuoi che ci siano montati dei freni di altissima qualità”, spiega al Foglio Bombassei, e aggiunge che gli impianti di Brembo in Cina “sono destinati al solo mercato interno”, dove i consumi sono in costante aumento. Pechino fa bene al nostro business, almeno per il momento. Ma crede possibile l’indiscrezione di Federico Fubini pubblicata qualche giorno fa sul Corriere – chiediamo – secondo la quale il ministro dell’Economia Giovanni Tria sarebbe pronto a vendere parte dei 400 miliardi di titoli di stato a Pechino? Bombassei sorride: “E’ una domanda a cui è difficile rispondere. Aspettiamo. Però mi faccia dire una cosa: nel momento in cui il protezionismo, le dispute commerciali, diventano fenomeni strutturali, è apprezzabile il lavoro del presidente Sergio Mattarella, che visita paesi i cui mercati sono ancora poco frequentati dall’Italia”, dice Bombassei.

 

E infatti, a pochi giorni dalla storica firma del trattato di partenariato economico tra l’Europa e il Giappone, che potrebbe essere una grande opportunità soprattutto per l’Italia e per il made in Italy tanto amato dai giapponesi, c’è un altro mercato in crescita che meriterebbe un po’ più di interesse e di studio. Come spesso avviene, la spinta arriva non tanto dal governo, quanto dalle associazioni di categoria. Redatto con l’aiuto della Associazione Italia-Asean guidata dall’ex presidente del Consiglio Enrico Letta, il centro studi Federlegnoarredo ha presentato nei giorni scorsi un primo report sulle possibilità di business nell’area dell’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico. Dieci paesi dove risiedono circa 650 milioni di abitanti. Le aziende italiane si sono interessate poco a una zona che fino a poco tempo fa era ancora in via di sviluppo e di stabilizzazione politica. Ma a giudicare dai numeri l’area comincia a essere promettente anche per il mercato dell’arredamento. L’Asean rappresenta solo l’1,8 per cento dell’export italiano, eppure le aziende italiane in 421 casi hanno deciso di trasferire risorse e servizi. “Siamo un po’ preoccupati dalla situazione geopolitica globale, e non possiamo far altro che guardare ad altri mercati”, dice al Foglio Emanuele Orsini, presidente di Federlegnoarredo. “Basti guardare agli Stati Uniti, alla Russia, all’Inghilterra”. Il settore mobili è cresciuto del 36 per cento in Cina: “E’ stato un mercato difficile, ma ora è cambiato tutto, soprattutto da quando abbiamo fatto il primo Salone del Mobile a Shanghai. Adesso il made in Italy vale moltissimo, soprattutto nel ceto medio-alto”. Questa trasformazione, Orsini vorrebbe vederla anche per l’Asean: “Il Vietnam è uno dei paesi più interessanti e dinamici”, oltre a essere il principale esportatore di mobili e illuminazione tra i paesi Asean nel 2017 , con 5.836 milioni di euro di export, “ma anche l’Indonesia (1.383 milioni di euro). Entrambi esportano soprattutto in America. Ma in prospettiva di lungo termine il legno-arredo italiano non può che crescere, lì”.

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