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Passera, Nicastro, Viola. Banchieri in proprio

Borsa italiana attende la prossima Spac bancaria dopo il successo dell’ex numero uno di Intesa. Le riflessioni di Comana (Luiss) e Caselli (Bocconi): bene una nuova generazione di aziende di credito, innovative e specializzate

27 Aprile 2018 alle 18:02

Passera, Nicastro, Viola. Banchieri in proprio

Fabrizio Viola (foto LaPresse)

Milano. Quasi quasi faccio una banca….Prima Corrado Passera e ora anche Roberto Nicastro e Fabrizio Viola. Tre tra i top manager del mondo creditizio provano a mettersi in proprio e a lanciare un nuovo progetto di tipo finanziario. Una moda che sta facendo discutere gli osservatori di Piazza Affari (queste iniziative dovrebbero tutte avvenire tramite il collocamento di Spac presso investitori istituzionali) e sta scuotendo gli ambienti della finanza, dove si vede nascere in modo inaspettato potenziali concorrenti, alla cui guida ci sono soggetti che godono di pedigree e relazioni, anche internazionali, di tutto rispetto. 

E se Fabrizio Viola – sulla cui testa è appena piombata la grana del rinvio a giudizio per la vicenda derivati di quand’era ai vertici del Monte dei Paschi di Siena – preferisce minimizzare spiegando al Sole 24 Ore di ambire a fare “solo l’advisor” (ma il suo progetto Nexi, condiviso con il manager inglese Derek Vago e con Emanuele Grasso di Pwc e il noto avvocato milanese Gregorio Gitti, resta sostanzialmente quello di una piccola-media banca d’affari), Corrado Passera, al contrario, rilancia sul Corriere della Sera, spiegando che cosa farà da grande con la Banca Interprovinciale appena acquisita come target della sua superliquida Spaxs. Quest’ultima, infatti, lo scorso febbraio ha raccolto in Borsa 600 milioni di euro, ma ne ha spesi solo 50 per il piccolo istituto modenese e c’è da aspettarsi che questo cresca con imponenti aumenti di capitale.

 

L’ex numero uno del gruppo Intesa sarà, dunque, di nuovo banchiere ma questa volta con le vesti di imprenditore e l’obiettivo di far crescere sul mercato una nuova azienda di credito votata alle famiglie come web bank e alle pmi con il sostegno finanziario. Anche Nicastro, ex direttore generale di Unicredit e già presidente delle quattro good bank di Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, sembra determinato nella sua iniziativa. E qualche settimana fa ha registrato alla Camera di Commercio la newco Rnk, il cui statuto parla chiaramente di attività di tipo bancario. Resta da capire se Rnk sarà soltanto un veicolo d’investimento e di attività di consulenza oppure se andrà a promuovere una Spac con focus su fintech e challenger bank sulla falsa riga di quanto fatto da Passera.

 

“Negli ultimi tempi alcune Spac hanno scelto di specializzarsi con target nel settore bancario in modo coerente con le competenze professionali del team di promotori”, dice al Foglio Barbara Lunghi di Borsa italiana. “La prima esperienza che ha visto come protagonista la Spaxs di Corrado Passera, ha raggiunto una raccolta record per a livello europeo. Auspichiamo che un tale risultato faccia da apripista ad altre operazioni dello stesso tipo”. Insomma, le attese non mancano e Piazza Affari si prepara a brindare alla prossime Spac bancarie, che potrebbero attrarre in Italia i sempre scettici capitali esteri (com’è accaduto per Passera).

Al di là delle caratteristiche peculiari dei vari progetti in campo, resta il dato che questa ondata di iniziative è senza precedenti in un mondo ingessato e affaticato come quello creditizio, alla ricerca di una nuova identità dopo gli anni degli scandali, dell’accumulo di sofferenze e della rivoluzione digitale. 

 

“Ci sarà da divertirsi e lo dico senza ironia”, dice Mario Comana, ordinario di Tecnica bancaria e di Economia degli intermediari finanziari alla Luiss. “In realtà non conosciamo ancora con esattezza i modelli di business di cui si parla, ma penso sia da accogliere con favore la nascita di una nuova generazione di operatori bancari e finanziari più snelli, moderni e dinamici e credo anche che sul mercato ci sia spazio per tutti, a patto che si scelga la strada della specializzazione. E’ positivo, comunque, che ci sia voglia di fare impresa nel settore dell’intermediazione finanziaria e meno male che a muoversi sia gente del mestiere”. Il vantaggio per questi nuovi operatori, secondo Comana, sarà quello di potersi muovere come delle start up e senza i vincoli di “ereditarietà” di precedenti situazioni che spesso si portano appresso pesanti fardelli. “Oggi, eccetto i due più grandi gruppi, e qualche realtà di livello medio, il settore del credito è popolato da aziende di piccole e piccolissime dimensioni che faranno fatica a sopravvivere senza processi di innovazione e specializzazione".

 

Per Stefano Caselli, pro-rettore della Bocconi per gli Affari internazionali e ordinario di Economia degli intermediari finanziari, “il settore bancario italiano sta per voltare pagina buttandosi alle spalle un periodo complicato”. Quella che si sta aprendo è, dunque, una nuova fase. “Credo ci sia spazio non solo per nuove iniziative di tipo creditizio ma anche per processi di aggregazione tra le realtà già esistenti – dice Caselli – l’Italia ha bisogno di un numero maggiore di grandi banche, oltre che di intermediari specializzati ed innovativi. In questo contesto si sta facendo largo uno strumento formidabile come quello delle Spac che rappresenta l’evoluzione del private equity. Le Spac potranno dare una vera spinta al riassetto e al rinnovamento del settore bancario con una stagione di acquisizioni che scaturirà dalla necessità che questi veicoli hanno di arrivare in tempi relativamente brevi alla cosiddetta business combination dopo che avranno raccolto i soldi presso gli investitori”.

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