In Francia la battaglia dei décolleté contro la polizia morale islamista

Mentre tornano le polemiche sul burkini un gruppo di donne lancia l'hashtag #jekiffemondécolleté per rivendicare il diritto di vestirsi a proprio piacimento senza subire commenti inadeguati o rimproveri d’altri tempi
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24 JUN 19
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La libertà che guida il popolo di Eugène Delacroix

Parigi. Da una parte le autoproclamate “Rosa Parks musulmane”, che fanno irruzione in una piscina di Grenoble indossando un burkini (il costume islamico che lascia scoperto soltanto l’ovale del viso) per vedere fino a che punto la società laica francese resisterà all’avanzata dell’islam politico; dall’altra un’ondata di femministe e un nuovo hashtag, #jekiffemondécolleté, per rivendicare il diritto di vestirsi a proprio piacimento, con un décolleté più o meno generoso, senza essere trattate da pute, subire commenti inadeguati o rimproveri d’altri tempi, ma soprattutto per denunciare la police vestimentaire, la polizia morale che domina nelle banlieue multietniche irrigate dall’islam e in certe zone di Parigi.
Sono due France che si guardano con diffidenza e incomprensione, sono i due volti di un paese spaccato sui valori cardine e sul significato di diritti delle donne a emergere con prepotenza in questi primi giorni d’estate. Le polemiche sul burkini ritmano le estati francesi da tre anni, da quando l’allora primo ministro, Manuel Valls, condusse una battaglia muscolare contro l’uso del burkini sulle spiagge francesi, contro gli islamisti che utilizzavano le donne come cavallo di Troia per “halalizzare la Francia”. Ma ora i tentativi per imporre il costume che Valls definì “la traduzione di un progetto politico di contro-società” si fanno più intensi, e al governo, per ora, non si è levata nessuna voce per condannarli.