La versione dei gufi

Ci sono analisti che non invitano alla calma, parlano di “punta dell’iceberg” e prevedono un’altra crisi

Alberto Brambilla

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7 Febbraio 2018 alle 06:00

La versione dei gufi

Un scena di Titanic, il film di James Cameron del 1997

Roma. Gli analisti dicono che le recenti preoccupazioni sull’aumento dei rendimenti obbligazionari e un’inflazione più forte, viste le retribuzioni medie in aumento in America e le rivendicazioni salariali in Germania, hanno rovinato la festa a Wall Street e spinto la volatilità ai massimi. In questi anni la politica monetaria superaccomodante ha narcotizzato i mercati e i grandi fondi speculativi hanno elaborato strategie di investimento a leva basate su una volatilità infima. Ora che la politica monetaria inverte la rotta, la finanza è fragile: i sistemi di trading robot, responsabili del 66 per cento degli scambi di Borsa, non sanno gestire il cambio di paradigma.

     

Secondo Alberto Gallo di Algebris viviamo una “crisi di ingegneria finanziaria” di cui vediamo “solo la punta dell’iceberg” perché in strategie di questo tipo sono impegnati almeno 2 mila miliardi di dollari, cifra simile ai mutui subprime e prodotti annessi nel 2008. La correzione sfida il neopresidente della Federal Reserve, Jerome Powell, che dovrà gestire la stretta o proseguire una politica accomodante. La crepa è forse più profonda. La “cassandra” Nouriel Roubini celebra la “fine della luna di miele di Trump con i mercati”.

 

Anche il più composto George Magnus, ex capo economista di Ubs, riconduce le turbolenze alla riforma fiscale a deficit di Trump, una minaccia per la stabilità. “Trilioni di dollari di deficit fanno sì che il debito americano aumenterà sul pil superando il 100 per cento nel prossimo anno. I mercati temono che un indebitamento significativo, quando l’economia sta andando bene, spingerà la Fed a rialzare i tassi d’interesse, spingendo a sua volta i rendimenti dei titoli. Questo spostamento ciclico colpirà il mercato azionario, i profitti delle imprese e molto probabilmente l’economia, forse nel 2019”.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    07 Febbraio 2018 - 17:05

    Non si scappa: nel passaggio dalla finanza basata sull'economia reale, alla finanza basata su se stessa, cioè dal reale al virtuale, i parametri usuali non reggono più. Infatti, l'economia reale è basata sulla produzione e lo scambia di entità fisiche, individuabili, numericamente verificabili, cioè sul finito, la finanza basata su se stessa, apre il campo all'infinito. Il casotto è che l'economia reale e la finanza basata su se stessa, di sono intrecciate in un nodo gordiano inestricabile. Ne conseguiranno morti e feriti.

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