Perché il tonfo di Wall Street non è un dramma

Ieri la Borsa di New York ha perso il 4,6 per cento. Questa flessione ha però più chiavi di lettura, nessuna di queste preoccupanti

6 Febbraio 2018 alle 09:24

Perché il tonfo di Wall Street non è un dramma

Foto LaPresse

Due cadute non fanno un crollo. Il 4,6 per cento perso ieri da Wall Street, ma nel pomeriggio il negativo era di oltre sei punti prima del recupero finale, e il 2,6 per cento perso venerdì non sono l'annuncio di un nuovo giovedì nero, la porta per una nuova grande depressione. Certamente c'è stata una perdita, e anche abbastanza grande, che ha provocato altre perdite, tutte le borse europee hanno chiuso con il meno davanti e Tokyo sta al momento lasciando per strada il 6 per cento, ma la contrazione dell'indice "Standard & Poor's 500 negli ultimi sei giorni di negoziazione è simile per dimensioni e velocità ai cali registrati a gennaio 2016 e ad agosto 2015, nessuno dei quali ha lasciato cicatrici durature, ed è inferiore al calo del 10 percento che rappresenterebbe lo scoppio di una bolla", scrive sul New York Times Neil Irwin.

 

La flessione di ieri di Wall Street ha però più chiavi di lettura. Per prima cosa va considerato l'effetto eco dovuto ai sistemi tecnologici che rispondono all'istante a un calo maggiore del previsto della Borsa vendendo titoli e quindi aumentando la tendenza al negativo della sessione. E' successo anche ieri. Infatti una volta ritarato l'algoritmo ecco Nasdaq e Dow Jones hanno recuperato due punti in chiusura. C'è poi la componente del calo percepito: alcuni listini della Borsa americana, quelli che hanno chiuso in negativo venerdì e ieri, non avevano chiuso per tutto il 2017 in negativo. La perdita momentanea è stata sorprendente e un po' di reazione eccessiva è naturale. Infine i dati sull'occupazione e sui salari americani in crescita hanno avuto il (de)merito di dare una scossa ai mercati, generando questa due giorni di difficoltà azionaria.

 

Proprio mentre le quotazioni dei titoli si abbassavano, aumentavano invece il rendimento dei titoli decennali. Una cosa strana se si prendono in considerazione i momenti precedenti a tutte le altre crisi finanziarie della storia. "Invece di riflettere il pessimismo per l'economia, questo calo azionario sembra essere radicato di una forma di ottimismo", spiega il New York Times. "Il fatto che i datori di lavoro dovranno pagare salari più alti, tagliando i profitti, e che un'inflazione più alta farà sì che la Fed aumenti i tassi più velocemente di quanto era lecito aspettarsi, ha agitato un po' i mercati, ma è il tipo di inciampo occasionale che ogni mercato dovrebbe sperare".

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