Foto: Epa/Darek Delmanowicz Poland out

Di cosa parlare stasera a cena

Il capitale politico dilapidato da Salvini. Usa e Uk fermano l'import di petrolio dalla Russia

Giuseppe De Filippi

Idee e spunti per sapere cosa succede in Italia e nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

Il problema di Matteo Salvini ovvero perché andarsi sempre a cercare le peggiori compagnie, i peggiori slogan. Soprattutto quando non ce n’è bisogno. Forse in passato sono volate promesse, chissà, ma la Lega non ne aveva una così pressante necessità. L’Italia, cioè le vaste e plurali articolazioni del potere economico nel nostro paese, è in grado di finanziare, con buone relazioni e in tutta onestà, un partito che cresce vertiginosamente e che scala posizioni, riuscendo ad arrivare al governo dopo le elezioni del 2018. E allora perché raccogliersi robaccia da anti-ideologia nostalgica, perché ondeggiare verso temi che sono un marchio di negatività politica, perché accompagnarsi con cascami missini o peggio, gente che poi ti porta fuori strada, fuori misura, fuori gioco. Perfino le politiche sicuritarie e quelle sul contenimento dell’immigrazione si possono portare avanti senza bisogno di putinismi o di petti in fuori. Si può, sono linee politiche che esistono nella dialettica europea.


Davvero, qui lo si dice senza nessuna simpatia, ma dispiace che un capitale politico comunque conquistato con impeto e con successo e del quale gli elettori italiani avevano deciso di investire il capo leghista venga non solo buttato via ma anche disprezzato dal suo stesso intestatario. Poi fa quasi pena vedere Salvini trattato in modo umanamente imbarazzante da un bravo e tosto sindaco polacco, al quale voleva andare a portare solidarietà. Non è stato neppure ricevuto nel piccolo municipio. Giù, in strada, davanti a telecamere e microfoni, si è preso la sua giusta e meritata messa in castigo, con, a contrappasso, quella stessa maglietta Putin pop da Salvini sfoggiata quando flirtava con la cultura della forza e con la politica di prepotenza.

Ma come fai a presentarti a un polacco, in qualunque epoca, dopo aver indossato quella maglietta? Ma, soprattutto, perché l’hai indossata? Sì, il Metropol, ma chi se ne importa quando sei il leader di un partito lanciatissimo in Italia. Cos’è questo anelito verso il peggio? E poi dove li trovi questi accompagnatori? Ma che ci vuole a scegliere persone decenti? Come si può pensare di proporsi come forza di governo, anche nella breve tradizione del centrodestra italiano, se questi sono i compagni di strada.

 


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Le tre "cose" principali:

Fatto #1: le parole al posto loro e al posto giusto, il discorso di Sergio Mattarella sull’otto marzo e sull’aggressione russa all’Ucraina e le scelte cui sono chiamate l’Italia e l’Europa.

La situazione dei rifugiati.

Il ministro degli Esteri ucraino denuncia le azioni dell’esercito russo contro i civili.

Fatto #2: Joe Biden ferma l’import di petrolio dalla Russia e lo stesso fa Boris Johnson per Uk. È una batosta micidiale per l’economia russa, un colpo dal quale è difficile riprendersi. Intanto la Shell (presa giorni fa, come dire, col sorcio in bocca, dopo aver concluso un contratto molto vantaggioso per comprare petrolio russo) dice di aver programmato l’uscita dal mercato della Russia. In Ue due cose importanti. Le dice Frans Timmermans. Nega che ci siano piani per emettere eurobond con cui finanziare operazioni comuni sull’energia e la transizione dei singoli paesi (doccia fredda) e dice che, però, ci sono piani europei per ridurre concretamente la dipendenza dall’import energetico e che si darebbe già una bella spallata alla fattura energetica russa riducendo la temperatura nelle case.

Fatto #3: le possibilità di trattativa, con la Cina che comincia ad affacciarsi (mentre gira la voce di offerte cinesi per quote nelle aziende petrolifere russe) e il presidente Xi Jinping a prendere posizione ufficialmente per deplorare la guerra e però provare a limitare l’uso più forte delle sanzioni. Ma è stato lo stesso presidente ucraino Volodymir Zelensky a parlare di possibili reciproche concessioni, specialmente per lo status del Dombas e della Crimea, con cui tentare di fare qualche passo distensivo.

 

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