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La lettera di Mattarella a Conte e l'addio a Carlo Giuffrè. Di cosa parlare a cena

Idee e spunti per sapere cosa succede nel mondo selezionati per voi da Giuseppe De Filippi

1 Novembre 2018 alle 17:41

La lettera di Mattarella a Conte e l'addio a Carlo Giuffrè. Di cosa parlare a cena

Carlo Giuffrè (foto LaPresse)

Niente da aggiungere né da commentare, la lettera con cui Mattarella accompagna la manovra verso il Parlamento dice già tutto e in modo molto chiaro. Usatela per avere i concetti di base con cui giudicare, anche a cena, la politica economica e per rintuzzare gli avventuristi in cui doveste imbattervi.

 

  

Nella manovra continua a far notizia più ciò che non c'è, o meglio che c'è ma in forma talmente sbiadita da non esserci. Insomma siamo sempre lì, quota 100 e reddito di cittadinanza sono due mezze finte, come lo è, sul lato opposto, la tanto declamata intenzione di prelevare qualcosa dalle pensioni più alte. Bene che provvedimenti sbagliati vengano rinviati, annacquati, svuotati, ma meglio ancora sarebbe se si provasse a fare giustizia (almeno mediatica) delle promesse basate proprio su quei provvedimenti. 

 

E i grandi classici del cambiamento. 

 

Tra le varie cose che nella manovra hanno invece trovato spazio c'è la continuità con le peggiori pratiche del passato. Partendo dalla salvezza offerta alle municipalizzate, anche le più inutili. Come curiosità potete ricordare a cena che nel libro "La Casta", da cui poi tutti i movimenti populisti hanno preso spunto, i vari consigli di amministrazione delle pletoriche municipalizzate oltre alle rappresentanze politiche locali, come le comunità montane e le stesse provincie, erano indicate come il peggior male da estirpare, come causa di tutti gli sprechi. La manovra del popolo diventa invece il segno della riscossa poltronistica, con la restaurazione delle società locali, mentre nel confronto politico si fa strada il ritorno alle province elettive e ai loro consigli. Allora ci si chiede se qui si ha a che fare con barbari da romanizzare o con democristiani di ritorno che sono già ben più romanizzati di tutti.

 

  

Che poi le province, di cui è stata abolita l'elezione diretta dei consigli (provvedimento che venne preso in vista dell'abolizione completa, bocciata però con il resto della riforma costituzionale) continuano ad agitare gli animi. Tanto che il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, del Pd,  vistosi negare l'elezione alla provincia (che ora avviene accordando le volontà di tutti i comuni del territorio provinciale in un'elezione detta di secondo livello perché il corpo elettorale è composto da consiglieri comunali e sindaci) ha deciso di dimettersi. E lo fa in un momento specialmente delicato, con il passaggio del controllo dell'Ilva appena avviato e con un contrasto politico aperto tra lui e il governatore Michele Emiliano.

  

Appunto l'Ilva. Si parte con la nuova gestione di Arcelor Mittal ora completamente in sella e questi sono i progetti, tra qualche attrito con i sindacati.

  

C'è Salvini che festeggia, col suo abituale grande fratello personale, l'archiviazione delle indagini che lo riguardavano per aver bloccato la discesa a terra dei migranti a bordo della nave Diciotti. Lui è contento ma i dati sull'immigrazione e la realtà dei fatti ai confini, notava oggi sul Foglio Claudio Cerasa, non militano a favore della propaganda salviniana. E poi che gli resta?

 

  

Ora, è passato di notte, e vabbè. L'opposizione del Pd (non di Forza Italia) e anche di LeU ha fatto il suo dovere con ostruzionismo e buoni argomenti. Ma è passato il decreto che per aiutare Genova e che dà una mano agli abusivi di Ischia. Ma Luigi Di Maio dovrebbe ricordare che, ricevuti i favori, gli elettori poi tranquillamente ti girano le spalle.

  

I palazzi romani sono pieni di scheletri e a volte i ritrovamenti confondono invece di chiarire. Ma forse stavolta la soluzione è più semplice del previsto

 

C'è un primo mezzo accordo per Brexit, riguarda i servizi finanziari (uno dei nodi, vista l'importanza della City), ma di scocciature burocratiche ce n'è ancora tante.

 

 

Resta un maltempo spaventoso, ancora piogge di cui parlare a cena e ancora inadeguatezza delle città (Roma deve ringraziare la giornata festiva, altrimenti si sarebbero viste cose terribili) e anche dei piccoli centri. Teniamo d'occhio la situazione.

  

L'addio a uno bravo davvero.

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