Editoria in subbuglio

Francesio (Mondadori) ci spiega perché non servono più le distopie, ma un’organizzazione
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1 APR 20
Ultimo aggiornamento: 09:32 AM
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“Sono un fumatore e vado dal tabaccaio. Ma se vado dal tabaccaio a farmi del male, non capisco perché non possa andare in libreria”, dice al Foglio Giovanni Francesio, responsabile della narrativa italiana Mondadori. A differenza di altri editori, che stanno rivedendo radicalmente i loro piani, Francesio attende soprattutto la riapertura delle librerie. “In questo momento sono fermo ad aspettare di sapere quando possiamo ricominciare a pubblicare le novità. Aspetto una data. Fino ad allora, Mondadori ha deciso di non fare uscire nuovi libri che altrimenti sarebbero finiti nel mercato online e non in libreria”. Ogni responsabile editoriale, dice Francesio, ha il suo metodo e lavora a modo suo, “alcuni colleghi più estrosi e brillanti di me vivono la programmazione in modo più elastico. Io invece, per il ruolo che ho, vivo la programmazione in modo militare. E non potrebbe essere altrimenti, lavorando per un editore che fa 60 romanzi all’anno”.
Quindi per ora Francesio ha anzitutto congelato il programma editoriale “e, quando si potrà, ripartirò da dove lo avevo lasciato. Se, alla fine, perderemo un mese di uscite lo recupereremo comunque in estate. Diversamente dagli anni passati, quando a luglio uscivano pochissimi libri e ad agosto zero, avremo una programmazione corposa. Soprattutto a luglio, un mese che potrebbe essere molto domestico e senza grandi viaggi e quindi con vendite in linea con il resto dell’anno”. Le ultime novità Mondadori sono uscite il 10 marzo, poi è arrivato il blocco e tutte le pubblicazioni sono state interrotte.
Francesio si sente ottimista, o quantomeno realista, e sta riorganizzando il lavoro: “Insieme agli autori stiamo decidendo cosa fare, qualche uscita la sposteremo nel 2021 alleggerendo il 2020 sia per noi sia per le librerie sia naturalmente per tutto il sistema di retail”. Se infatti tutti gli editori, a fine crisi o quasi, pubblicassero i loro libri tutti insieme come se niente fosse, il sistema crollerebbe. “Alcuni miei colleghi dicono cose molto giuste sull’imbuto che si potrebbe creare, quindi stiamo alleggerendo le uscite di aprile, sperando di potere ricominciare a pubblicare dai primi di maggio”. Francesio sta spiegando agli autori che neanche loro devono stravolgere i loro lavori. “A un autore, che si interrogava su quel che dovrebbe scrivere, ho detto di continuare a fare quello che sa fare ad altissimo livello e i lettori saranno comunque tantissimi. Anche perché non penso che la gente avrà molta voglia di leggere romanzi sul coronavirus. Stiamo vivendo una distopia che non è più una distopia. Se pensiamo a tutta la narrativa per ragazzi o adulti, da ‘Hunger Games’ a ‘Divergent’, da due mesi ciò che sembrava ai confini della fantascienza oggi non lo è più. Le immagini del mondo vuoto fanno veramente impressione e difficilmente una declinazione narrativa potrebbe essere più convincente ed efficace di quello che stiamo vedendo tutti i giorni”. Comunque, dice Francesio, “io nutro una sconfinata fiducia nei bei libri. L’editoria è uno dei pochi settori in cui, quando è veramente valida, è l’offerta che crea la domanda”.
In questo mese, a parte alcuni casi, come “Cecità” di José Saramago, che parla di una epidemia, “quello che è stato venduto fa parte della coda lunga del catalogo e della grande letteratura, quindi niente a che vedere con quello che sta succedendo. Il transfert empatico di un romanzo ha ancora più senso in un periodo di preoccupazione e di depressione: le persone leggono per regalarsi un sogno. Come mi disse uno dei miei maestri, Pietro Marietti, noi vendiamo sogni. Ecco, io vorrei continuare a farlo”. Quindi, “niente letteratura pedagogica, che è quanto di peggio ci sia, il che non vuol dire intrattenimento di basso livello”. C’è però un aspetto che preoccupa non poco Francesio ed è quello delle presentazioni. “Negli ultimi anni la presenza fisica degli autori, tra tour e festival, è stata molto importante per lo sviluppo e la crescita della narrativa italiana, che è stato il settore più vivo e fiorente del mercato editoriale. L’impossibilità di fare incontrare fisicamente gli autori e le autrici con il lettore mi preoccupa e spero che duri poco”.
All’inizio, Francesio sperava di poter fare ripartire tutto per dopo Pasqua, adesso verosimilmente punta al pacchetto completo – tour, presentazioni, festival – dall’estate. Anche perché il mercato ne sta risentendo. “In due settimane le vendite sono scese del 50 per cento e poteva anche andare peggio. Non si può immaginare un mercato editoriale senza punti fisici. L’Italia non è l’America, in cui Amazon ha una posizione dominante anche perché ci sono centinaia di chilometri senza neanche una libreria. Lì Amazon serviva, qui è un pezzo di mercato in più che va ad aggiungersi alle librerie fisiche. Così come Ibs, dove lavorano amici e per i quali faccio un gran tifo”.