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Quando c’erano i quotidiani del pomeriggio

I cronisti battevano la città dalle cinque del mattino per vedere, raccogliere testimonianze, verificare, e scrivere per raccontare. L'epopea del Corriere d’Informazione

21 Gennaio 2019 alle 16:56

Quando c’erano i quotidiani del pomeriggio

Magnini, Pivatelli e Boniperti per la coppa internazionale vinta dei nostri avversari per 4-0 (Foto LaPresse)

Alle cinque e mezza del mattino di un giorno qualunque del millenovecentottanta, per le strade di Milano circolavano ancora tre sole categorie di umani: qualche barista che si accingeva a tirar su la saracinesca, i metalmeccanici che andavano al primo turno della Breda e della Falck, e i cronisti dei quotidiani del pomeriggio. Di questa mattiniera fauna, solo i primi sono sopravvissuti. Non ci sono più, nelle città, le grandi fabbriche con le loro ciminiere, che di notte scaricavano tanto...

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    21 Gennaio 2019 - 23:11

    Ecco cosa manca nell'Italia attuale: l'amore per i giornali e la carta stampata e i risultati si vedono con l'andazzo delle fake news. I giornali del pomeriggio dovevano continuare ad esserci , perché leggere il giornale dovrebbe essere la prassi. Le altre nazioni ci battono 10 a zero.

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