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L’inedito ottimismo di Houellebecq

“Senza religione e figli, l’Europa avrà una vita breve e infelice. Ma ora c’è una speranza”, dice lo scrittore francese

Giulio Meotti

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23 Ottobre 2018 alle 11:17

L’inedito ottimismo di Houellebecq

Michel Houellebecq (foto LaPresse)

Roma. “Michel Houellebecq è uno scrittore dall’insolita preveggenza e, in un momento in cui la letteratura è sempre più emarginata nella vita pubblica, ci ricorda che i romanzieri possono fornire intuizioni sulla società come gli esperti e gli opinionisti non fanno” aveva spiegato due mesi fa sul New York Times il critico letterario Adam Kirsch. Il liberalismo sessuale, l’islam, il transumanesimo, il conformismo di massa, Houellebecq ha messo in pagina tanti dei temi diventati strategici nel dibattito culturale. Qualsiasi cosa oggi lo riguardi ormai fa notizia, compreso il matrimonio un mese fa con la cinese Lysis. Houellebecq non scrive mai per i giornali. “Parla” attraverso i suoi romanzi o le conferenze. E l’ultima che ha tenuto nel weekend a Bruxelles, in occasione del conferimento del Premio Oswald Spengler, è tutta dedicata all’occidente (ne dà conto qui in esclusiva il Foglio). Uno strano e paradossale discorso ottimista quello dell’autore di “Sottomissione” e delle “Particelle elementari”.

   

L’Occidente perduto

Alain Finkielkraut spiega con amarezza ma con realismo perché, a forza di fiacchezze intellettuali e cedimenti morali, la nostra civiltà sia ormai destinata all’estinzione. C’entra l’islam, ma non solo

 

“Anche il termine ‘declino’ nel mio caso è ancora troppo delicato” ha detto Houellebecq. “C’era un documentario della Bbc dedicato a me e che il regista voleva inizialmente intitolare ‘Suicidio dell’occidente’. Alla fine la Bbc ha ritenuto che fosse troppo violento, quindi il titolo è stato cambiato, e mi è dispiaciuto. Per riassumere, il mondo occidentale nel suo insieme si sta suicidando, questo è certo. Ma non sono solo le civiltà che possono andare giù, ma anche le persone. A poco a poco, il cervello diventa meno malleabile, meno disposto ad accettare nuove idee”. Buona parte della conferenza di Houellebecq è dedicata alla demografia. “Quello che è veramente importante è la lotta per la riproduzione. E quello che determina il significato di un individuo è il numero di figli. In altre parole, puoi correre più veloce di altri e puoi avere artigli e denti più affilati, ma se non hai una progenie, il tuo valore genetico sarà pari a zero”.

 

Si richiama ad Auguste Comte. “Non considerava in alcun modo la totalità dell’azione umana. Ne considerava uno e solo uno: la sfera religiosa. Al fine di valutare la salute di una società, si riferiva esclusivamente alla salute della religione che giustifica una società. Ora, una società senza religione – ciò che oggi è chiamata una società secolarizzata – conduce una vita infelice e breve. Se questo punto di vista di Comte, per quanto semplicistico possa sembrare, mi ha sedotto, non è per la finezza della sua argomentazione, ma perché ho avuto l’opportunità di scoprire nella mia vita privata che la religione è in grado di cambiare il comportamento di un essere umano, in effetti è l’unica cosa in grado di farlo. Se considero l’occidente dal punto di vista di questi due criteri che hanno segnato il mio sviluppo spirituale e che devono essere considerati come fondamentali – la demografia e la religione– è chiaro che arrivo alle conclusioni che sono identiche a quelle di Oswald Spengler: l’occidente è in una posizione molto avanzata di declino”.

 

Eppure, Houellebecq si dice ottimista. “L’ultimo fenomeno demografico veramente significativo dell’occidente è stato il baby boom. Eppure, il baby boom è iniziato in Francia nel 1942, quando la Francia era più probabile che affondasse nell’abisso. Ed è stato in quel momento, nel cuore della sconfitta, che la gente ha ricominciato a fare figli”. La fine del baby boom è altrettanto sorprendente. “Accade a metà degli anni Sessanta. Lo choc petrolifero risale al 1973. Anche il ’68 non era ancora avvenuto. Mai, forse, la Francia era stata così beatamente ottimista e fiduciosa nei progressi, come nel 1965. E tuttavia, nel 1965, le curve dei tassi di nascita iniziarono a declinare”.

 

Scusi, a che ora tramonta l’occidente?

Scene da Sunset Boulevard. L’incendio purificatore di Mieli, il tavolo per aria di Romiti. E poi De Benedetti, Baumann, Scalfari: tutti a strapparsi le vesti per la Brexit.

  

Qui Michel Houellebecq rovescia tutta la doxa contemporanea, che vuole spiegare la crisi demografica con la crisi economica. Sostiene invece l’idea che fra natalità e benessere vi sia una specie di antitesi o di incompatibilità, per cui l’una indietreggia quando l’altro avanza. Col progredire della civiltà e della cultura, con l’accrescersi dei consumi e della ricchezza, il numero delle nascite, in rapporto alla popolazione, è andato continuamente diminuendo.

  

“Il buon senso suggerisce l’idea che le persone facciano dei bambini quando sono ottimisti riguardo al futuro” ha detto Houellebecq nel suo intervento a Bruxelles. “Ma potresti giustamente obiettare che le persone fanno figli, come lanciare i dadi l’ultima volta e giocare un’ultima carta, quando in realtà sono convinti di aver perso la partita”. La storia delle religioni è altrettanto sorprendente. E qui lo scrittore francese cita l’islam, l’altra sua ossessione. “Consideriamo la situazione dell’islam tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo nei paesi tradizionalmente musulmani. Anche se la maggior parte della popolazione rimase fedele, le élite stavano rapidamente abbandonando l’islam. Il movimento di occidentalizzazione e secolarizzazione progredì rapidamente e l’islam sembrava un atavismo arcaico, destinato a scomparire rapidamente”.

   

Si domanda allora Houellebecq: “Quello che è successo con l’islam, non potrebbe succedere oggi con il cristianesimo?”, pur agonizzante in tutto l’occidente. “L’umiltà mi sembra inevitabile in queste domande: un vero cattolico direbbe qualcosa di molto irrazionale, tipo ‘Dio provvederà’. L’unica cosa che non puoi dire è che la storia del mondo sia ragionevole”. Da almeno due anni, Houellebecq sembra aver dismesso i panni dello scrittore edonista e libertino compiaciuto del cupio dissolvi occidentale. In un’intervista rilasciata al settimanale tedesco Spiegel, un anno fa, Houellebecq aveva invocato “un curioso ritorno del cattolicesimo”. “Nessuno avrebbe pensato che fosse possibile. I cattolici in Francia sono diventati consapevoli della propria forza. È come una corrente sotterranea che improvvisamente viene alla luce. Per me, è uno dei momenti più interessanti della storia recente. Tendo sempre a spiegare materialmente le cose: il fatto è che i cattolici devoti stanno mettendo più bambini al mondo. E trasmettono i loro valori ai bambini. Il loro numero aumenterà”. A domanda su un paragone tra comunismo e islam, Houellebecq rispose: “Il comunismo era una specie di falsa religione, un cattivo sostituto, non una vera fede, sebbene avesse la propria liturgia. Una religione è molto più difficile da distruggere di un sistema politico. La religione ha un ruolo chiave nella società e nella sua coesione, è un motore nella costruzione della comunità. L’islam resisterà”.

     

Anche nel suo discorso di accettazione in occasione della consegna del Premio Frank Schirrmacher nel 2016, Houellebecq aveva messo in guardia contro la possibile estinzione dell’Europa a causa della debolezza culturale e demografica. “Il jihadismo finirà, gli esseri umani si stancheranno del massacro e del sacrificio. Ma il progresso dell’islam è appena iniziato, perché la demografia è dalla sua parte e l’Europa, che smette di avere figli, è entrata in un processo di suicidio. E questo non è un lento suicidio. Una volta scesi a un tasso di natalità di 1,3 o 1,4, le cose poi vanno velocemente”. E l’Italia su quel piano inclinato ci è scesa quarant’anni fa. È questa idea del vicolo cieco delle società occidentali a tormentare Houellebecq. “Se c’è un’idea, una singola idea, che attraversa tutti i miei romanzi, e che arriva al punto di perseguitarli, è l’irreversibilità assoluta di tutti i processi di decadenza una volta iniziati”, dice Houellebecq a Bernard-Henri Lévy in una lettera pubblicata in Ennemis publics. “Non c’è via di ritorno, nessuna seconda possibilità”.

Giulio Meotti

Giulio Meotti

Lavora al Foglio dal 2003. Si è laureato in Filosofia. Ha scritto per il Wall Street Journal. È autore di quattro libri su Israele, alcuni tradotti in più lingue. È sposato. Ha due figli.

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Commenti all'articolo

  • leless1960

    30 Novembre 2018 - 16:04

    I figli si fanno quando farli conviene, come nelle società contadine, o quando non hai molti altri divertimenti che il "cercare di farli". Oggi le alternative sono troppe e troppe sono le aspettative che automaticamente si associano all'idea del figlio: dagli studi esclusivi che gli si devono assicurare, al tenore di vita preteso. Essere secolarizzati significa che i valori sociali si sono dissolti in un indistinto edonismo individualista, per cui se va bene, se hai un lavoro e una donna, fissa, una che una volta si chiamava moglie, ci pensi quasi a quarantanni. Prima sei troppo impegnato a divertirti o a costruirti una magnifica carriera (se no sei una merdaccia). E a quarantanni la voglia è poca e la fertilità assai scarsa. .

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  • carlo.trinchi

    23 Ottobre 2018 - 13:01

    Sono le donne che fanno i figli e non ne vogliono più. Semplice a dirsi ma in realtà non è semplice fare figli solo con l’amore. C’è il resto ed i conti non tornano. Invece del reddito di cittadinanza dare soldi alle famiglie con figli come pure l’età pensionabile abbassata. Attraverso i figli c’è ripresa, c’è vita, c’è commercio. Chissà se a cena ieri sera i triunviri ne hanno parlato ma, visti i personaggi non credo. Meglio giovani sul divano e giovani vecchi sulle spalle dello stato per almeno trent’anni.

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