cerca

Il sogno svanito del governo del mondo

Da Hiroshima al Muro di Berlino, la globalizzazione sembrava l'unica soluzione per fermare le guerre ed espandere la democrazia

14 Novembre 2018 alle 06:00

Il sogno svanito del governo del mondo

Un gruppo di manifestanti festeggiano la caduta del Muro di Berlino nel 1989 (Foto LaPresse)

Nella generazione dei più vecchi di noi l’estinzione della specie umana per mano umana fece irruzione con Hiroshima. Gli umani mettevano a repentaglio la propria sopravvivenza e quella dell’intero pianeta per mano militare. Erano diventati come il Creatore all’altro capo della storia, la distruzione, la fine di colpo, il rientro nel nulla. Quell’angoscia fu forte, dominò l’orizzonte del nostro secondo Dopoguerra, fece invocare il bando dell’atomica e il suo tabù. Poi, piano piano, subentrò l’assuefazione, la rimozione. Guerre avvenivano, si moltiplicavano, infierivano, ma erano guerre d’altri. La proliferazione nucleare procedeva, ma in paesi immaginati sotto controllo – perfino il Pakistan, perfino la Corea del nord. Le atomiche si miniaturizzavano, si umanizzavano, per così dire: che fossero prima o poi riusate diventava più ovvio ma meno micidiale. Dopotutto, sarebbe stato l’unico caso in cui gli umani, potendo rifare una cosa, rinunciassero.

 

Mentre impallidiva quell’incubo, avanzava a passi da gigante il progresso, cioè la prospettiva dell’estinzione della specie umana per mano umana, però ora pacifica. Invece della distruzione in un’esplosione, la consumazione – l’opera dei consumatori, dei roditori, che tuttavia si faceva sempre più ravvicinata. La nostra estinzione, la sesta, sarà però la prima causata da una sola specie. È la premessa dell’ultimo libro di Antonio Moresco, “Il grido” (SEM edizioni). Da una consapevolezza come questa derivava, ormai molto tempo fa, l’idea della necessità di un governo mondiale. Prima ancora, quando la fine del mondo non appariva ancora come un superbo frutto umano, ma l’esito inesorabile della storia naturale, Giacomo Leopardi immaginava congiunta l’umana compagnia e tutti fra sé confederati gli umani.

 

Se non la confederazione solidale contro l’empia natura, il governo mondiale sarebbe apparso come l’esito di una riduzione delle violenze intestine alla specie umana e dell’espansione della democrazia. E i primi goffi tentativi, società delle nazioni, nazioni unite. Poi gli fu riconosciuta addirittura una data, la caduta del muro di Berlino, e un nuovo nome all’unificazione del pianeta, la globalizzazione: il governo del mondo in coincidenza con l’universo della democrazia liberale sulle rovine della vecchia storia e sulla nuova trama digitale. È trascorso appena un batter d’occhio e le guerre si sono esacerbate, lo stesso scenario della guerra diretta fra le potenze si è ravvivato, la consumazione ha bruciato le tappe, e l’eventualità, remotissima, di un governo del mondo che addomestichi le furie e le voracità sovrane è caso mai legata al dispotismo. Questa è la mia sintesi del percorso che abbiamo fatto. Leggete intanto il libro di Moresco, poi ne riparliamo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi