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La fine dei vecchi legami in occidente

Inizia “una nuova epoca, fatta di agitazioni e cambiamento”. Il politologo Matthew Goodwin spiega il “grande de-allineamento”

12 Novembre 2018 alle 10:33

La fine dei vecchi legami in occidente

L'artista americano Seth Clark crea intriganti collage in tecnica mista incentrati sul deterioramento dell'architettura

“L’attuale volatilità politica che sta attraversando gran parte dell’occidente segna l’inizio, non la fine, di una nuova epoca, fatta di agitazioni e cambiamento”. Esordisce così, su Foreign Policy, il politologo dell’Università del Kent Matthew Goodwin. “L’Europa, gli Stati Uniti e altre democrazie sono entrate in un periodo di de-allineamento. La frammentazione dei sistemi politici, l’ascesa dei partiti populisti, gli alti tassi di volatilità elettorale e una stretta sempre più forte sui partiti tradizionalmente dominanti sono diventati la normalità. Questo processo è cominciato decenni fa e continuerà ad avere effetti profondi sulla politica, effetti forse più destabilizzanti di quanto pensiamo. Per l’occidente è ormai lontana l’epoca dorata della politica di massa, durata dall’inizio del Ventesimo secolo fino agli anni Novanta. Anche se i populisti e le periodiche esplosioni di volatilità ci sono sempre stati, in generale, l’epoca dorata era caratterizzata da forti legami tra i cittadini e i partiti tradizionali, come l’Unione cristiano democratica in Germania o i socialisti in Francia, oggi entrambi in netto declino.

  

Nel periodo di pace, il sistema politico di massa ha generato una relativa stabilità. Il suo successo era legato perlopiù alle sue fondamenta di base. I partiti tradizionali derivavano la loro forza dalle fratture profonde delle società occidentali, generate dai nazionalismi rampanti e dalla rivoluzione industriale: fratture tra identità nazionali e periferiche, tra stato e chiesa, tra aristocrazia terriera e classe borghese e tra capitalisti e lavoratori. Queste fondamenta conferivano non solo una cornice ideale per molti sistemi politici, ma anche una fonte durevole e tipicamente affidabile di voti per i partiti tradizionali. I lavoratori tendevano a sinistra, la vecchia borghesia proprietaria tendeva a destra, le dispute territoriali alimentavano i partiti regionalisti e i cattolici votavano per i democristiani.

  

I principali fattori di stravolgimento, oggi, sono l’allontanamento della sinistra dai lavoratori (per concentrarsi sul ceto medio istruito e culturalmente liberale), il modo in cui i conflitti valoriali attraversano gli elettorati tradizionali e la loro esacerbazione dovuta alla nascita di nuove dispute, come per l’immigrazione, che si fa fatica a incastonare nella tradizionale divisione destra-sinistra. Alla radice di queste scosse politiche vi è il de-allineamento, ossia il modo in cui i legami tra cittadini e partiti tradizionali si stia erodendo o, in alcuni casi, si sia spezzato del tutto. Non è successo dalla sera alla mattina, si tratta di un’erosione persistente del supporto per i partiti un tempo dominanti. Nel 2009, prima che gli effetti della crisi finanziaria si facessero sentire, la percentuale di persone in Europa che non si sentiva vicina ad alcun partito era al 54 per cento. E’ questo de-allineamento che ha spianato la strada ai populisti, i nuovi pretendenti al potere”.

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